Libri, “Noi, gli uomini di Falcone” del generale Pellegrini - QdS

Libri, “Noi, gli uomini di Falcone” del generale Pellegrini

Gabriele Russo

Libri, “Noi, gli uomini di Falcone” del generale Pellegrini

venerdì 26 Luglio 2019 - 00:00

Un volume che trascina il lettore attraverso una minuziosa ricostruzione dell’attività svolta dalla sezione Anticrimine dei Carabinieri di Palermo comandata da Pellegrini

PALERMO – Angiolo Pellegrini, generale dei Carabinieri in pensione, è uno degli ultimi protagonisti ancora in vita di una stagione tragica e irripetibile che caratterizzò la storia della Sicilia nonché dell’Italia intera degli anni Ottanta. Il libro “Noi, gli uomini di Falcone”, scritto a quattro mani con il validissimo supporto del giornalista Francesco Condoluci, esperto di mafia, trascina il lettore attraverso una minuziosa ricostruzione dell’attività svolta dalla sezione Anticrimine dei Carabinieri di Palermo comandata da Pellegrini, che dal 1981 al 1985 si rese protagonista di numerosi successi investigativi a supporto di una magistratura che faceva sul serio e in cui spiccava il giudice Giovanni Falcone.

Investigatori e magistrati con la “schiena dritta” che contro la mafia pianificarono una lotta serrata: una schiera di uomini che negli anni Ottanta, a Palermo principalmente ma in tutta la Sicilia e in varie parti del mondo, combatté una guerra che da istituzionale era finita per diventare quasi personale. Tutto questo, naturalmente, comportò un tributo altissimo in termini di sangue e sacrifici, riportati con minuziosa ricostruzione storica all’interno di un testo che ripercorre la vita professionale di Pellegrini da quando, nel lontano dicembre del 1980, ebbe notizia del suo trasferimento a Palermo.

Il capitano Pellegrini, ossia “Billy the Kid” come lo chiamavano i suoi uomini e i suoi nemici, aveva un conto aperto con “Cosa Nostra” (termine coniato da Tommaso Buscetta , il boss dei due mondi) fuori e dentro il Palazzo, che si è chiuso soltanto con il suo forzato allontanamento quando la nomina a comandante provinciale dei Carabinieri di Palermo sembrava ormai certa. “Potevamo arrestarli tutti – è l’amara e dolorosa riflessione del generale su quegli anni epici – mafiosi e pezzi infedeli dello Stato, ma qualcuno, ai piani alti, sul più bello si è tirato indietro”.

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