Pace fiscale 2, Landini: “Uno schiaffo alle persone oneste” - QdS

Pace fiscale 2, Landini: “Uno schiaffo alle persone oneste”

Raffaella Pessina

Pace fiscale 2, Landini: “Uno schiaffo alle persone oneste”

mercoledì 10 Luglio 2019 - 16:47
Pace fiscale 2, Landini: “Uno schiaffo alle persone oneste”

Il segretario generale Cgil a Palermo per l’assemblea generale del sindacato. L’affondo al governo Lega-M5s: “Lavoro, manca politica adeguata”

PALERMO – Alfio Mannino è il nuovo segretario generale della Cgil Sicilia. Lo ha eletto l’Assemblea generale del sindacato, con 119 voti a favore, 16 contrari, 3 astenuti. Mannino subentra a Michele Pagliaro, che lascia l’incarico dopo 6 anni e 2 mesi perché nominato Presidente dell’Inca nazionale (il patronato della Cgil) .

All’Assemblea ha preso parte il segretario nazionale Maurizio Landini, che, sentita l’organizzazione siciliana, ha proposto a nome del centro confederale Mannino per l’incarico di vertice in Sicilia. Il nuovo segretario della Cgil regionale ha 46 anni, una laurea in giurisprudenza, è sposato con una figlia. Nato in Germania, da bambino si è trasferito con la famiglia a Randazzo (Ct). Milita nella Cgil da molti anni con incarichi di vertice, tra gli altri, nella Flai di Catania, nella segreteria della Camera del lavoro etnea e in ultimo nella Flai regionale, di cui attualmente è segretario generale. La visita di Landini in Sicilia è stata l’occasione per fare il punto sulle scelte operate dal governo Lega-M5s. “Sulla nuova legge di stabilità stiamo aspettando la convocazione del presidente del Consiglio – ha detto Landini – che si è impegnato con Cgil, Cisl e Uil ad avviare un confronto già nei prossimi giorni e nelle prossime settimane sulle proposte da noi avanzate. Sarebbe utile che il governo capisse che per cambiare questo Paese ha bisogno di farlo assieme a chi lavora, e non ‘contro’ chi lavora”.

In particolare, Landini si è detto contrario alla seconda pace fiscale che il governo nazionale vuole mettere in atto. “Inaccettabile. è uno schiaffo alle persone oneste. In un paese che ha 120 miliardi di evasione fiscale (di cui circa 10 stimati nella sola Sicilia, ndr) continuare con i condoni credo che sia una cosa pericolosa e inutile”. Landini detta la ricetta per risolvere l’annoso problema della evasione fiscale italiana. “Bisogna andare verso una riforma fiscale vera – ha aggiunto – perché il punto è far pagare meno tasse a quelli che le hanno sempre pagate e questo vuol dire partire dai lavoratori dipendenti, dai pensionati, aumentare le detrazioni, rivedere il sistema fiscale e andare verso un’effettiva lotta all’evasione fiscale”.

“Oggi politicamente, se si vuole, ci sono tutte le condizioni per fare una vera lotta all’evasione fiscale che vuol dire recuperare un sacco di soldi da poter investire garantendo i servizi e vuol dire anche ripristinare un elemento di equità. Piuttosto che i condoni – prosegue Landini – c’è il problema che riguarda la ricchezza patrimoniale. Lo dice la stessa Banca d’Italia, non solo i sindacati. Quando Banca d’Italia dice che il valore della ricchezza patrimoniale è quattro volte e mezzo il valore del debito pubblico e che il 50% di questa ricchezza è concentrato nel 10% degli italiani, penso che applicare il principio della nostra Costituzione che prevede una progressività di imposte sulla capacità contributiva e non solo sul reddito, sarebbe un elemento che ci porterebbe in Europa e che farebbe recuperare risorse per creare lavoro e per fare gli investimenti”. Landini parla di politica inadeguata a creare lavoro e auspica il rimettere al centro i bisogni e gli interessi delle persone.

“C’è bisogno di cambiare le politiche economiche e sociali di questo Paese perché stiamo peggiorando e non migliorando la situazione – ha aggiunto – Hanno appena dovuto fare una correzione dei conti perché in Europa i conti non tornano: la disoccupazione, soprattutto giovanile, continua a essere molto alta, la crescita non c’è, gli investimenti non stanno ripartendo e le disuguaglianze stanno aumentando”. Landini ha anche parlato di trasporti e della necessità di fare una rinnovata politica industriale. Si è detto contrario all’autonomia differenziata perché lo ritiene un ulteriore elemento di divisione del Paese e ha escluso nuovi tagli sui lavoratori .

“Non siamo disponibili a discutere né di esuberi né di riduzioni di diritti o di salari – dice – I lavoratori in questi anni hanno già pagato”.

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