Patrimonio culturale reso “invivibile” dalla burocrazia - QdS

Patrimonio culturale reso “invivibile” dalla burocrazia

Chiara Borzi

Patrimonio culturale reso “invivibile” dalla burocrazia

giovedì 14 Novembre 2019 - 08:00
Patrimonio culturale reso “invivibile” dalla burocrazia

Il presidente della Fondazione Unesco Sicilia, Giovanni Puglisi, in esclusiva al QdS sulla fruibilità dei beni culturali isolani. “Inutile accendere i fari su Palermo arabo-normanna con l’immondizia” e “I visitatori di Piazza Armerina meritano un premio”

CATANIA – In concomitanza, ma in assoluta casualità, al week-end in cui all’interno del sito Unesco di San Giovanni degli Eremiti è stata scoperta una necropoli musulmana, abbiamo intervistato il presidente della Fondazione Unesco Sicilia Giovanni Puglisi.

Il riconoscimento accordato anche ai beni culturali siciliani dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura sembra non portare reali benefici al luogo scelto in termini di visibilità e quindi di visitatori. Spesso la politica è impreparata a gestire il riconoscimento.

Pur ricca di eccellenze, la Sicilia pecca in fruizione, in capacità di attrarre turisti che ugualmente entrano a conoscenza e scelgono (non numerosi quanto ci si aspetterebbe) luoghi unici come la Villa del Casale di Piazza Armerina (En), la Valle dei Templi (Ag), il Teatro Greco di Taormina (Me).

“I siti Unesco siciliani non sono una superfetazione rispetto il resto del patrimonio culturale già presente – ha evidenziato Puglisi – anche se in senso di eccellenza sono tessuto connettivo e fanno parte del territorio in modo intrinseco. Unesco tiene molto al radicamento del bene all’interno della comunità, è icona e vetrina di come un territorio vive. Per valorizzare il patrimonio culturale della Sicilia serve creare una tessitura che lo renda fruibile e vivibile. Palermo arabo normanna è composta da otto monumenti, ma non ha senso accedere fari sui monumenti se intorno c’è immondizia. è solo un esempio ma serve un’altra politica, serve mettere in campo altre priorità, non chiacchiere ma investimenti in risorse umane, in infrastrutture, in ospitalità.

Uso fare un esempio che spero non sia stucchevole: ai visitatori di Villa del Casale bisognerebbe non fare pagare il biglietto ma dare un premio. La Villa è il sito maggiormente visitato, ma tutta la provincia di Enna deve a Piazza Armerina il non essere ultima per ricavi da questa fruizione. Un altro esempio è la Venere di Morgantina, che in Sicilia ottiene risultati irrisori in termini percentuali, quindi amaramente chiedo perché sia stata riportata ad Aidone dal Getty Museum di Malibu.

La scarsa fruizione dei siti Unesco non è un problema dei siti – ha analizzato Puglisi – perché penso siano tenuti bene. Palermo è di gran lunga migliorata con Unesco e do atto all’attuale amministrazione del sindaco Leoluca Orlando d’avere capito quale era la strada da percorrere quando i siti sono stati inseriti nel circuito. All’inizio i colloqui insieme ad Orlando hanno riguardato soprattutto l’applicazione di alcuni dettami Unesco, come la pedonalizzazione di alcune zone, che il sindaco ha recepito anche a scapito di rischi nel consenso elettorale. Non tutti gli errori, dunque, sono a capo della politica – ha riconosciuto Giovanni Puglisi -. Spesso i politici eletti non sono responsabili primari perché hanno poi a che fare con una burocrazia stantia, incapace di capire il mondo che cambia. Cambierà la qualità della fruizione dei siti Unesco Sicilia e dei beni culturali dei nostri territori se la politica cambierà questo sistema. Serve sinergia”.

Twitter: @ChiaraBorzi

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