Persone a rischio povertà, la Sicilia è la Regione dove ce ne sono di più - QdS

Persone a rischio povertà, la Sicilia è la Regione dove ce ne sono di più

Gabriele DAmico

Persone a rischio povertà, la Sicilia è la Regione dove ce ne sono di più

venerdì 06 Dicembre 2019 - 00:00
Persone a rischio povertà, la Sicilia è la Regione dove ce ne sono di più

Secondo i dati diffusi dall’Istat il 40,7% dei cittadini dell’Isola hanno un reddito netto annuo equivalente inferiore a 10.106 euro (842 euro al mese). Il primato per la disuguaglianza sociale va al Mezzogiorno, dove i ricchi guadagnano 5,7 volte di più rispetto ai poveri

ROMA – La Sicilia, si riconferma, anche nel 2018, l’area con la percentuale più alta (40,7%) di individui a rischio di povertà, ovvero tutte quelle persone che hanno un reddito netto equivalente annuo inferiore a 10.106 euro. Un dato che è di gran lunga superiore a quello italiano (20,3%), il quale è rimasto stabile, rispetto all’anno precedente.

Questo è quanto emerge dal rapporto Istat sul reddito delle famiglie e sulle disuguaglianze. Le percentuali più basse di individui a rischio povertà, sono state registrate in Friuli-Venezia Giulia (13,6%) e in Emilia Romagna (14,2%), le quali hanno avuto una diminuizione rispetto all’anno precedente, rispettivamente del 3,6% e del 3%.

Guardando, invece, al periodo che ha preceduto la crisi economica, in particolare facendo riferimento all’anno 2007, in Sicilia, il 38,4% della popolazione risultava essere a rischio povertà. Anche in questo caso è la percentuale più alta tra le Regioni italiane.

Per quanto riguarda gli individui che si trovano in condizioni di deprivazione materiale, corrispondono all’8,5% della popolazione italiana. Di certo un miglioramento rispetto all’anno precedente, quando questi individui corrispondevano al 10,1% dei cittadini. Anche in questo caso, tuttavia, la Sicilia, è in controtendenza. Infatti, nell’Isola le persone che si trovano in condizioni di grave deprivazione materiale, nel 2018, sono il 20,9% (+0,6 punti percentuali rispetto al 2017).

Il rischio di povertà, l’esclusione sociale e le situazioni di grave deprivazione materiale, sono certamente correlate alla bassa intensità lavorativa della popolazione. Secondo l’Istat, nella nostra Regione, si registra la percentuale più alta di cittadini con bassa intensità lavorativa (25,8%). Un dato che è in aumento, rispetto all’anno precedente, del 2,1%, e di gran lunga superiore della percentuale italiana che è 11,3.

Dal rapporto dell’Istituto di statistica, risulta evidente che la disuguaglianza sociale, in Italia, è enorme. Infatti, la fascia di popolazione più ricca, ha un reddito superiore di 5,2 volte rispetto a quello della fascia di popolazione più povera. Rispetto all’anno precedente la disuguaglianza sociale non è diminuita, ma è rimasta stabile. Per i residenti nel Sud Italia, questa disuguaglianza è molto più accentuata, in quanto il 20% più ricco della popolazione riceve un ammontare di reddito pari a 5,7 volte quello della fascia più povera. Il dato più basso si registra nel Nord-Est (4,0), il quale è seguito dal Nord-ovest (4,5) e dal Centro (4,8).

Questa differenza territoriale rende evidente come, all’aumentare del reddito medio familiare, tende a ridursi anche la disuguaglianza sociale. Infatti, nel Mezzoggiorno, dove si registra il livello di disuguaglianza più elevato, il reddito medio familiare è pari a 29.398 euro, mentre nel Nord-Est, dove la disuguaglianza sociale è la più bassa d’Italia, il reddito è di 41.019 euro.

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