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Porto Empedocle, 26enne morto in spiaggia, l’amico aiutò al suicidio

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Porto Empedocle, 26enne morto in spiaggia, l’amico aiutò al suicidio

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sabato 30 Ottobre 2021 - 08:14

Il ragazzino, nello scorso mese di agosto, avrebbe consapevolmente assistito l’amico, il 26enne Mirko La Mendola, durante il suicidio su una spiaggia di Porto Empedocle la sera dello scorso 25 agosto

Svolta nelle indagini per la morte del nisseno Mirko Antonio La Mendola, il giovane di 26 anni, trovato morto sulla spiaggia di Punta Grande, tra Porto Empedocle e Realmonte, il 25 agosto. I militari della Compagnia di Caltanissetta hanno dato esecuzione alla misura cautelare del collocamento in comunità, emessa dal gip di Palermo, nei confronti di un minorenne, accusato di istigazione o aiuto al suicidio.

Per gli investigatori dell’Arma avrebbe aiutato un amico a suicidarsi, fornendogli persino consigli utili a impedire che le persone a lui care potessero comprendere ciò che si accingeva a fare.

Il giovane è stato denunciato anche per detenzione di ingente quantità di materiale pedopornografico e perla sua divulgazione per via telematica.

Le indagini, coordinate dal procuratore per i minori di Palermo, Claudia Caramanna e dai sostituti Paoletta Caltabellotta e Francesco Grassi, hanno fatto luce sul suicidio di Mirko La Mendola, avvenuto loscorso 25 agosto in una spiaggia di Porto Empedocle, nell’Agrigentino. 

Assoluta complicità e condivisione del piano di suicidio del 26enne

“Il suo apporto è consistito non solo nell’assoluta complicità e condivisione di tutto il piano di preparazione e di successiva esecuzione – spiegano gli investigatori dell’Arma -, ma anche nell’elargizione di consigli finalizzati a impedire che le persone a lui più vicine potessero comprendere ciò che il povero giovane si accingeva a realizzare”.

Mirko La Mendola, prima del suicidio, la speranza di entrare in Polizia, il concorso andato male

Durante la settimana compresa tra il 18 e il 25 agosto scorsi, La Mendola si recò a Roma per sostenere le prove per l’accesso alla Polizia di Stato, carriera alla quale aspirava più di ogni altra cosa. Si trattava dell’ultimo tentativo possibile per raggiunti limiti d’età.

Dopo aver superato le prime prove il 23 agosto, però, fu giudicato non idoneo, vendendo così svanire la possibilità di coronare il proprio sogno.

Accantonata anche l’idea di proporre un ricorso contro l’esclusione, il giovane profondamente deluso e frustrato, ancora prima di fare rientro a Caltanissetta da Roma, avrebbe maturato la volontà di farla finita (già velatamente avanzata in una serie di messaggi prima della partenza per il concorso), condividendola con l’amico minorenne.

Una fitta corrispondenza di messaggi tra il giovane suicida e l’amico

“I due si sono scambiati numerosi e dettagliati messaggi – spiegano gli investigatori -, nei quali veniva programmata la realizzazione del suicidio, che avrebbe visto partecipare attivamente anche il minorenne”. Fu deciso il giorno, il luogo e l’utilizzo dell’arma da fuoco legalmente detenuta dalla vittima.

“I due parlavano continuamente di un ‘comune intento suicidario’ – dicono ancora i carabinieri -, ma in realtà, dalle indagini compiute è risultato che solo il minorenne aveva reali intenzioni suicidarie”.

Gli ultimi messaggi drammatici scritto da Mirko La Mendola

Pochi minuti prima di compiere l’insano gesto, La Mendola lasciò una serie di drammatici messaggi vocali per salutare alcuni amici e le persone che gli erano state vicine, mentre il minorenne era lì con lui.

Le indagini, inoltre, hanno accertato la disponibilità, da parte del giovane, di un’ingente quantità di materiale pedopornografico sui suoi telefoni cellulari.

“Tali circostanze evidenziano ancor di più il profilo di personalità del giovane – concludono gli investigatori -: spregiudicato, privo di senso morale, con un sistema di relazioni deviato e con un distorto e deviato rapporto con la sessualità”.

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