Progettare crescita e lavoro. Governo, ora le riforme - QdS

Progettare crescita e lavoro. Governo, ora le riforme

Carlo Alberto Tregua

Progettare crescita e lavoro. Governo, ora le riforme

giovedì 12 Settembre 2019 - 00:00

Il governo ha ricevuto la fiducia sia dalla Camera che dal Senato, senza sorprese. Ora si avvia a nominare circa quarantaquattro fra viceministri e sottosegretari. Cosicché esso nella sua interezza raggiunge un organico snello di sessantasette componenti, quasi un record europeo.

Naturalmente c’è la ressa dei due partiti che compongono la coalizione, cioè M5S e Pd, per accaparrarsi i posti di maggiore peso politico, e c’é anche una questione di competenze, necessarie per affrontare il gravoso programma che il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha esposto ai due rami del Parlamento in un tempo record di un’ora e 25 minuti.

Il primo macigno da affrontare è la Legge di bilancio 2020, per la quale occorrono una quarantina di miliardi. Non vorremmo che il governo ricorresse alla solita soluzione fantasma e cioè che molti di questi miliardi provengano dall’evasione fiscale.

Certo, il problema esiste. Il rapporto della Commissione certifica che in tutta Europa vi è un’evasione di Iva di 137 miliardi dei quali solo in Italia ne sono stati accertati 33, 6, già considerati persi.

Nel nostro Paese l’evasione Iva è calata di quattro miliardi perché dal primo gennaio è entrata in vigore la riforma con l’introduzione della e-fattura. Col prossimo primo gennaio entrerà in vigore la seconda parte della riforma riguardante l’e-scontrino fiscale.

Ma la vera parte della riforma dovrebbe riguardare l’introduzione del meccanismo della detrazione delle spese delle famiglie, per mettere in atto il conflitto di interessi che consiste nel far chiedere ai singoli cittadini, che ottengono prestazioni, la relativa fattura perché in seguito la spesa va a diminuire il proprio reddito.

Ma da questo orecchio i governi non ci sentono perché hanno timore che stringere il collare ai cittadini gli porti antipatie e quindi non più il voto.
Da diversi studi risulta che rendendo deducibile la metà delle spese per la casa si potrebbero liberare 24 miliardi di euro. è anche vero che dal primo gennaio la Guardia di Finanza e l’Agenzia delle entrate-Riscossione sono abilitate ad entrare nei conti bancari e dossier titoli dei cittadini, per verificare il rapporto tra sostanze finanziarie possedute e redditi dichiarati.
La Superanagrafe dei conti servirà a stanare gli evasori totali e parziali. Occorrerebbe una campagna della Presidenza del Consiglio che additasse alla pubblica opinione come ladri tutti gli evasori fiscali e previdenziali.
La comunicazione ha un ruolo importante nell’attuale stato di cose, per cui essa deve essere adoperata per far capire meglio ai cittadini come il rapporto fra imposte pagate e servizi ricevuti sia ineludibile.
Va da sé che i servizi pubblici devono migliorare la loro attuale cattiva qualità ed in questa direzione il governo deve procedere alla riforma della Burocrazia.

Ambrosetti club ha stimato che una vera riforma della pubblica amministrazione, che diventasse efficiente e produttiva, potrebbe generare una crescita di ben 146 miliardi in più.
In tutto la mala burocrazia costa alle imprese ben 57,2 miliardi. Tutto questo è inaccettabile. Mentre è dimostrato che in quei Paesi dove la burocrazia funziona l’economia è sempre più in crescita e i cittadini sono serviti meglio.

La ricetta per raggiungere questi risultati è nota a tutti, ma gli ultimi governi l’hanno sempre elusa. Di che si tratta? Di introdurre tre valori, o se volete, tre regole: merito, produttività e responsabilità.
Perché non si introducono questi valori? Perché il ceto politico, mediamente ignorante, teme i burocrati che detengono effettivamente il potere. Questi non faranno mai la riforma della burocrazia inserendo i tre valori prima indicati, perché non hanno alcuna convenienza a ribaltare l’attuale stato generale in base al quale nessuno risponde per quello che fa, bene o male, o per quello che non fa.
Il governo deve affrontare subito la riforma del Codice degli appalti per sbloccare migliaia di cantieri, per i quali sono fermi importi rilevanti: si parla di oltre 36 miliardi.
Non è possibile che anche in questo caso la cattiva legge e la cattiva burocrazia tengano ferme queste enormi risorse, col che aumenta la disoccupazione.
Rinnoviamo gli auguri al nuovo governo che sia veloce ed efficiente.

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