Qualità della vita, scippi del Nord al Sud e disastro Sicilia - QdS

Qualità della vita, scippi del Nord al Sud e disastro Sicilia

redazione web

Qualità della vita, scippi del Nord al Sud e disastro Sicilia

lunedì 13 Dicembre 2021 - 09:44

Nella classifica del Sole 24 ore tutte nel ricco settentrione le città in cui si vive meglio. Nell'Isola la migliore è Agrigento, ottantaquattresima. Trapani terzultima. Catania precipita a quota 102

L’ennesima conferma che l’Italia è un Paese in cui i cittadini non godono degli stessi diritti viene dalla trentaduesima edizione dell’indagine sulla Qualità della vita nelle province italiane, pubblicata oggi dal Sole 24 Ore.

Tutti parlano della Trieste no vax, già salita negli ultimi due anni al quinto posto della graduatoria annuale, di Milano, che dopo la scivolata fuori dalla top ten nel 2020 per effetto del Covid è giunta seconda, e di Trento, rimasta terza.

Ma l’indagine – che traccia un quadro del Paese analizzando novanta indicatori statistici su base provinciale divisi in sei ambiti: ricchezza e consumi, affari e lavoro, demografia società e salute, ambiente e servizi, cultura e tempo libero – conferma come la Costituzione italiana, che vorrebbe diritti uguali e uguali servizi per tutti i cittadini, è stata violata.

E’ ovvio infatti che è quello della ricchezza il dato dal quale discendono il benessere e dunque la qualità della vita. Ed è ovvio che la ricchezza viene dalla produttività. Ed è ovvio che i territori vanno sostenuti con finanziamenti per incrementare la produttività. Invece, da quando in Italia è stata approvata la legge sul Federalismo fiscale firmata da Roberto Calderoli e voluto dal Governo Berlusconi e soprattutto è entrato in vigore il meccanismo della “spesa storica” studiato dalla Lega, le differenze tra ricco Nord e povero Sud si sono ancora accresciute.

Troppo.

Secondo l’Agenzia dei Conti pubblici territoriali istituita da Carlo Azelio Ciampi, infatti, lo scippo annuale del Settentrione nei confronti del Meridione può essere valutato in circa cinquanta miliardi di euro.

In dieci anni, insomma, quanto tutto il Pnrr.

Se vogliamo fermarci a quello che diranno tutti i giornali, i risultati dell’indagine evidenziano che tra le prime dieci province, sette sono del Nord-Est: Bolzano (5ª), Pordenone (7ª), Verona (8ª) e Udine (9ª) che confermano la loro vivibilità e Treviso (10ª) è l’unica new entry. Confermate nella top ten anche Aosta (4ª) e Bologna (6ª). Il capoluogo emiliano, in testa nell’edizione 2020, scende di qualche posizione ma conquista il primo posto in ‘Demografia, società e salute’ soprattutto grazie agli elevati livelli di istruzione della popolazione.

Per trovare una città del Sud, Bari, occorre scendere alla settantunesima posizione.

Un disastro la Sicilia: certo, c’è l’exploit di Agrigento che sale quattordici posizioni, ma è ottantaquattresima.
Ragusa ne guadagna dodici ed è ottantasettesima, Enna undici ed è novantaduesima. Caltanissetta ne guadagna tre ed è centotreesima.

Ma il peggio arriva dopo: Palermo perde sei posizioni ed è novantacinquesima, Trapani ne perde quattro ed è centocinquesima.

E la situazione peggiore è quella di Catania, che è sì al centoduesimo posto, ma ha perso ben dodici posizioni.

La domanda da farsi è se il Sud e la Sicilia possono ancora permettersi di perdere cinquanta miliardi di euro all’anno regalandoli al ricco nord.

E intanto due regioni leghiste, Veneto e Lombardia, e una “rossa”, l’Emilia, stanno cercando di fare in modo, con l’Autonomia regionale, di tenere per sé altri soldi.

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