Radio su smartphone, slitta tutto al 2021 - QdS

Radio su smartphone, slitta tutto al 2021

Marco Carlino

Radio su smartphone, slitta tutto al 2021

martedì 25 Giugno 2019 - 00:00
Radio su smartphone, slitta tutto al 2021

Ancora una volta rimandata quella che doveva essere la grande novità del 2019. La legge di bilancio 2018 aveva previsto l’obbligo di rendere i dispositivi idonei a supportarle

ROMA – Colpo di scena nella questione legata alle radio digitali sugli smartphone. Quella che doveva essere infatti la grande novità del 2019 o al limite del 2020, slitta ancora di un anno. Infatti, la norma contro la radio digitale, inserita nel decreto Sblocca cantieri, che con questo tema ha poco a che vedere, ha rinviato tutto al 2021.

Una proroga che fa contenta solo la lobby di produttori di cellulari. Così si può sintetizzare lo slittamento della radio digitale sugli smartphone, trasmessa con tecnologia Dab+.

Proviamo a ripercorrere le tappe di una questione che sta assumendo a tratti delle connotazioni grottesche.

La legge di bilancio 2018 (L. 205/2017, art. 1 comma 1044) ha previsto l’obbligo di dotare gli apparecchi atti alla ricezione della radiodiffusione sonora almeno di un’interfaccia che consenta all’utente di ricevere i servizi della radio digitale, al fine di favorire l’innovazione tecnologica.
Tale norma prevedeva, inoltre, un termine congruo per l’immissione dispositivi sul mercato italiano e riconosceva che lo stimolo all’adozione dei nuovi ricevitori presso i consumatori fosse elemento indispensabile per lo sviluppo della radio.

Poi l’improvviso capovolgimento: il Decreto. 32/2019, il cosiddetto “Sblocca cantieri”, pubblicato in Gazzetta lo scorso 18 aprile e in vigore dal 2 maggio, ha effettuato una modifica del decreto precedente, a riguardo dell’obbligo, a decorrere dal 01/06/2019, di dotare gli apparecchi atti alla ricezione della radiodiffusione sonora venduti dalle aziende produttrici ai distributori di apparecchiature elettroniche al dettaglio sul territorio nazionale di almeno un’interfaccia che consenta all’utente di ricevere i servizi della radio digitale. In altre parole, vengono liberati dall’obbligo di mettere in distribuzione e in vendita apparecchi attrezzati alla ricezione della radio digitale (Dab+): i produttori di veicoli commerciali per il trasporto merci, le apparecchiature utilizzate dai radioamatori e soprattutto gli smartphone.

Il Senato ha poi corretto leggermente il colpo stabilendo che anche i veicoli commerciali e gli smartphone dovranno permettere la ricezione della radio digitale, ma l’obbligo di commercializzazione avrà il via libera solamente dal 30 dicembre del 2020.

Con l’avvento del 2021, quando l’obbligo entrerà in vigore in Italia, il jack audio risulterà obsoleto e di conseguenza anche la possibilità di avere una radio FM e chi la produce sarà obbligato a disattivarla per legge.
A complicare ancora di più la situazione è che nel giugno dello stesso anno entrerà in vigore la direttiva europea, che considera la radio FM negli smartphone elemento accessorio e quindi, in teoria dopo soli sei mesi dall’obbligo imposto dalla legge italiana i negozianti sarebbero liberi di rivendere smartphone con la sola radio FM, senza DAB e a tutto ciò si aggiunge poi la necessità di far valere una legge italiana in Europa.

L’Italia, infatti, con la normativa sul DAB ha in pratica fatto una legge diversa da quella prevista dal regolamento europeo, e trattandosi di una legge che impone vincoli tecnici è obbligata a trasmetterla anche al Parlamento Europeo che deve diramarla agli altri stati membri.

Infine, sul fronte della copertura nazionale lo scenario non è dei più limpidi. Infatti, poco meno del 50% del Paese risulta essere pronto: Il Nord Italia è a buon punto, nel Centro Italia occorre fare una distinzione tra la fascia tirrenica dove è attiva, e quella adriatica dove invece la copertura non esiste. Male anche Calabria, Basilicata, Sicilia e Sardegna ad esclusione delle zone vicine alle città principali (Reggio Calabria, Catania, Palermo e Cagliari).

Un vero e proprio pasticcio, dove lo streaming sembra essere al momento l’unica via di fuga.

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