Rdc in Sicilia, 527 mila percettori, "Toglierlo sarebbe catastrofe" - QdS

Rdc in Sicilia, 527 mila percettori, “Toglierlo sarebbe catastrofe”

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Rdc in Sicilia, 527 mila percettori, “Toglierlo sarebbe catastrofe”

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mercoledì 14 Luglio 2021 - 16:48

“In Sicilia – dice Giovanni Di Caro, il capogruppo del M5S all’Ars e vice presidente della commissione Lavoro di palazzo dei Normanni – sono stati attivati solo 312 progetti di utilità collettiva, nulla a fronte di una platea di 527 mila percettori. Per i Comuni, con le casse sempre più vuote, sarebbe una grandissima e fondamentale mano d’aiuto per garantire numerosi servizi al cittadino”.

“Reddito di cittadinanza sicuramente da migliorare, ma toglierlo, come vorrebbero fare Renzi e la Meloni, sarebbe una catastrofe sociale. In piena pandemia è stato lo strumento che ha salvato tantissimi dalla miseria e contribuito ad evitare disordini sociali. Siamo pronti alla contro campagna referendaria per difenderlo, spiegando ai cittadini le vere, tantissime buone ragioni che ci sono per mantenerlo in vita”.

Lo afferma il capogruppo del Movimento 5 stelle all’Ars, vice presidente della commissione Lavoro di palazzo dei Normanni, Giovanni Di Caro, che nei prossimi giorni chiederà la convocazione di un’audizione all’Ars con gli assessori Scavone e Zambuto per fare il punto sui Centri per l’impiego e sull’attuazione dei Progetti di utilità collettiva, che potrebbero dare una grandissima mano ai Comuni, ma che invece stentano a decollare.

“Solo 52 Comuni su 390 – continua Di Caro – si sono mossi, attivando 312 progetti, nulla se si pensa alla platea di 527 mila percettori del reddito in Sicilia. Certo, magari non potremmo utilizzarli tutti, ma gran parte certamente e sarebbero fondamentali per dare un contributo in tantissimi servizi alla collettività quali discerbamento, pulizia delle strade, assistenza domiciliare ai positivi al Covid e via discorrendo. Nel corso dell’audizione cercheremo di capire perché parecchi Comuni non utilizzano questo strumento e chiederemo al governo di sollecitarli all’attuazione, magari prevedendo per loro un aiuto per il pagamento delle quote Inail previste per i lavoratori. Di certo è un’opportunità che non può non essere sfruttata”.

Di Caro mette l’accento anche sul ritardo del potenziamento dei centri pere l’impiego per il quale il governo Musumeci non ha ancora utilizzato i 100 milioni di euro stanziati dallo Stato. “Aspettiamo – dice – ancora il bando di concorso per le assunzioni che dovranno potenziarli che il governo Musumeci non ha ancora messo a punto”.

Per Di Caro sono esagerate le critiche al reddito di cittadinanza da parte coloro che vedono nello strumento un incentivo alla pigrizia e una fonte di facile guadagno per gli immancabili furbetti. “E’ più che evidente – dice – che sono motivazioni artatamente messe in campo solo a fini elettorali per demonizzare uno strumento fondamentale. Abolirlo solo perché gli immancabili furbetti che hanno un lavoro in nero ne hanno approfittato è da folli. Sarebbe come chiedere di abolire le pensioni di invalidità, mandando al massacro chi ha disperato bisogno di sostegni economici per vivere, solo perché esistono i falsi invalidi.

Vanno potenziati i controlli, questo sì, ma buttare il bambino con l’acqua sporca sarebbe assurdo. Assolutamente da rimandare al mittente l’altra accusa, quella di chi asserisce che il reddito di cittadinanza rende impossibile a tanti imprenditori reperire lavoratori. Se cercano schiavi sottopagati con turni impossibili, allora hanno ragione, provino ad offrire paghe regolari e contratti decenti e vedranno che si troveranno la fila davanti alla porta. Il caso della Sammontana, in questo senso, è illuminate: l’azienda cercava stagionali ed è stata travolta da una pioggia di 2500 domande. Come mai?”.

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