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Regione, accuse ai dipendenti, bufera su Nello Musumeci

Una vera e propria bufera si è scatenata ieri sul presidente della Regione Nello Musumeci che sabato, intervenuto a Catania per le “Giornate dell’energia”, aveva accusato i dipendenti regionali di essere “improduttivi”.

“L’ottanta per cento di loro si gratta la pancia dalla mattina alla sera, ma non ditelo ai sindacati. Ora vogliono stare ancora a casa per fare il ‘lavoro agile’. Ma se non lavorate in ufficio, come pensate di essere controllati a casa?”.

Sindacati, “sbigottiti dall’attacco ai regionali”

“Sbigottiti. Per un attacco generico e sconsiderato”.

Così Cgil Cisl e Uil siciliane e le loro federazioni del pubblico impiego hanno commentato le dichiarazioni del Governatore.

“Affermazioni gratuite, che lasciano senza parole – hanno denunciato i Sindacati – soprattutto perché pronunciate dal formale datore di lavoro e perché a quella sentenza Musumeci non ha affiancato riferimenti o riscontri concreti e neppure l’impegno formale a realizzare finalmente la riforma della pubblica amministrazione”.

Per Cgil Cisl e Uil “è l’ennesimo scivolone del Presidente, dopo le infelici uscite sui dirigenti accostati incautamente ad altri mali. E dire che Musumeci si era vantato di aver incluso nel suo programma elettorale riforme importanti per l’efficienza della macchina amministrativa e l’innovazione digitale”.

Per i confederali, infatti, “è la riforma che non c’è, la chiave di tutto”.

“Fare finta di nulla – hanno sottolineato – lasciare il mondo com’è e poi andare addosso ai lavoratori, fa pensare al tentativo di scaricare sui dipendenti l’incapacità di realizzarla, la riforma”.

Cobas-Codir annuncia querela a Musumeci

Il sindacato Cobas-Codir ha annunciato querela e ha fatto notare che Musumeci “dovrebbe spiegare ai siciliani come mai, se i regionali si grattano la pancia, i suoi fidati dirigenti, generati dalla sua politica, a fine anno vengono premiati con il massimo possibile di indennità per aver raggiunto risultati talmente fantasmagorici che le opposizioni lavorano per sfiduciarlo”. Un Governatore, secondo il sindacato, “impaurito dallo ‘smart working’: per lui il problema sembra sia controllare che i dipendenti stiano seduti su una sedia del posto di lavoro, non che siano efficienti”.

E Giuseppe Badagliacca e Angelo Lo Curto del Siad-Cisal hanno affermato, “se la macchina non funziona non è colpa dei dipendenti, ma di chi politicamente ne è a capo”.

Barbagallo (Pd) da Musumeci un altro tema populista

“Ieri la caccia ai migranti invasori tanto cara al suo amico e alleato Salvini. Oggi nel mirino ci sono i dipendenti regionali, accusati di grattarsi la pancia anziché lavorare. C’è da chiedersi domani a chi toccherà essere preso di mira pur di sviare l’attenzione dai fallimenti del suo governo”.

Lo ha detto Anthony Barbagallo, neo segretario regionale del Pd, commentando le dichiarazioni di Musumeci.

“Fondi europei bloccati – ha elencato Barbagallo -, imprese e attività produttive in difficoltà, Sanità allo stremo, sistema rifiuti impantanato: dopo quasi tre anni di governo fallimentare, Musumeci continua a sparare nel mucchio per distrarre l’opinione pubblica con temi populisti tentando di raccogliere qualche titolo di giornale e qualche like sui social. Questa volta volta se la prende con i dipendenti regionali, vediamo domani a chi toccherà”.

Lupo (Pd), Musumeci chieda scusa ai regionali

E Giuseppe Lupo, capogruppo dem all’Ars, ha invitato Musumeci a chiedere scusa “ai lavoratori regionali che ha ingiustamente e genericamente offeso”.

“Oltretutto – ha aggiunto – il ‘lavoro agile’ è stato necessario per l’emergenza Covid anche perché il governo regionale non è stato grado di garantire la sanificazione e la sicurezza degli ambienti lavorativi. Il presidente Musumeci si chieda dunque, piuttosto, cosa ha fatto per una migliore organizzazione e per la riqualificazione del personale, più volte sollecitate dal Pd”.

Di Caro (M5S), fannulloni? Dichiarazioni gravissime

“Le nuove esternazioni di Musumeci sui dipendenti regionali sono gravissime e lesive dell’immagine, anche di coloro, e sono la maggioranza, che portano a compimento, con diligenza e impegno, il proprio lavoro”.

Lo ha detto il deputato M5S all’Ars, Giovanni Di Caro, aggiungendo: “Noi per primi condanniamo senza nessuna attenuante i fannulloni, che vanno sanzionati come meritano e, se è il caso, messi alla porta, ma non si può sparare nel mucchio. Musumeci avvii precise indagini e prenda provvedimenti nei confronti di chi è responsabile di comportamenti censurabili”.

Da Musumeci solo denunce generiche

“Già nel 2018 – ha ricordato Di Caro – Musumeci parlò di funzionari regionali che si comportano da criminali. A questa generica affermazione non ci risulta sia seguita un’azione particolare da parte del presidente, né è mai arrivata risposta a una mia interrogazione presentata all’Ars su questo tema. L’improduttività cronica è quella di questo governo che sarà ricordato solo per la sua insipienza”.

Aricò (Db), i sindacati difendono l’indifendibile

Una difesa d’ufficio di Musumeci è giunta ovviamente da Alessandro Aricò, capogruppo all’Ars di DiventeràBellissima, il partito del Presidente, che ha parzialmente raddrizzato il tiro.

Secondo Aricò “invece di difendere l’indifendibile, i sindacati dovrebbero collaborare in modo che si possa raggiungere un duplice obiettivo: individuare e sanzionare i fannulloni e valorizzare ulteriormente quei dipendenti regionali, per fortuna in aumento rispetto al passato, che ogni giorno lavorano con professionalità, passione e dedizione”.

Fleres (Unità siciliana- Le Api): “Musumeci avvii procedimenti disciplinari”

Salvo Fleres, portavoce di Unità Siciliana- Le Api ritiene che al Presidente della Regione spetti l’onere di compiere azioni concrete: “Se il Presidente della Regione si duole davvero del funzionamento dei suoi uffici e si lamenta dell’efficienza della burocrazia, non si affida ad una dichiarazione di stampa, ma convoca i dirigenti e avvia gli eventuali provvedimenti disciplinari- afferma – In ogni altro caso si tratta solo di fuffa, buona – forse- per cercare facili consensi, mentre la gente marcisce in attesa di un documento o di una prenotazione in ospedale”.

L’Ugl Catania: ““Incidente di percorso, ma impiegati preziosi per il cambio di passo. Serve un patto di metà legislatura” 

“La dichiarazione del presidente della Regione Nello Musumeci sui dipendenti regionali è stata purtroppo un incidente di percorso, sicuramente fuori luogo, probabilmente dovuto ad un momento di rabbia.” E’ questo il pensiero a freddo del segretario territoriale della Ugl di Catania Giovanni Musumeci e di Giuseppe Zappalà, coordinatore dei dipendenti regionali per il sindacato catanese, dopo l’intervento del capo della compagine amministrativa regionale avvenuto lo scorso sabato nella città etnea a conclusione dell’evento “Giornate dell’energia.“ “Il governatore conosce bene l’assetto burocratico della Regione e sa molto bene che se non avesse trovato al suo fianco personale preparato e collaborativo, in tre anni di presidenza, non avrebbe certamente raggiunto i risultati che segnano il cambio di passo della sua gestione. Musumeci ha contezza circa la mole di competenze di ogni Dipartimento e l’esiguità delle risorse umane, soprattutto di categoria intermedia, che ogni ufficio denuncia ciclicamente. Se l’80% dei dipendenti in pianta organica ad oggi non avesse davvero fatto il proprio lavoro, avremmo registrato una paralisi senza precedenti – fanno notare i due sindacalisti. Per fortuna così non è, ed il numero di obiettivi conseguiti sono la cartina tornasole del fatto che i dipendenti seguono le direttive del presidente e dei suoi assessori. Anche nel recente periodo in cui lo “smart working”, all’improvviso, è dovuto diventare una pratica indispensabile per un corretto e sicuro prosieguo delle attività dei vari uffici. Ed a maggior ragione oggi in cui si può immaginare di applicare in toto la legge per continuare con l’esperienza del lavoro agile. E’ parimenti vero – aggiungono Musumeci e Zappalà – che c’è una quota di dipendenti regionali che, possibilmente, hanno urgente bisogno di essere riqualificati, maggiormente motivati, ricollocati adeguatamente oppure valorizzati a dovere, per rendere al meglio. Confidiamo quindi che questa uscita infelice, possa invece caratterizzare l’avvio di un’inversione di tendenza per un patto di metà legislatura tra amministrazione e lavoratori, per il conseguimento di nuovi traguardi anche con il potenziamento degli strumenti di lavoro, che la modernità offerta dalla tecnologia e la situazione emergenziale hanno imposto all’attenzione dell’amministratore pubblico.”

redazione web

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