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Regione, buco da un miliardo, si valuta il blocco della spesa

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Regione, buco da un miliardo, si valuta il blocco della spesa

mercoledì 18 Settembre 2019 - 18:05
Regione, buco da un miliardo, si valuta il blocco della spesa

Musumeci scarica sui predecessori, ma il disavanzo è salito addirittura a sette miliardi e trecento milioni di euro. Congelati i collegati, siamo all'incubo dei tagli e al pericolo di nuove imposte,

E’ allarme conti pubblici in Sicilia: teatri, associazioni anti-racket, enti e fondazioni non riceveranno i fondi che aspettavano quest’anno e anche per l’anno prossimo non ci sono certezze.

In cassa la Regione siciliana guidata da Nello Musumeci in questo momento ha solo le risorse per coprire le obbligazioni dei capitoli di bilancio finanziati con l’ultima manovra, ma non ha fondi per nuove norme di spesa: tant’è che con una lettera il Governatore ha chiesto al presidente dell’Assemblea siciliana, Gianfranco Miccichè, di “congelare” i finanziamenti previsti nel ‘collegato’, da mesi al vaglio delle commissioni parlamentari, per i quali occorrevano 40 milioni.

E si ipotizza, addirittura, di bloccare la spesa se la Corte dei conti dovesse confermare il maggiore disavanzo per un miliardo di euro, di cui 400 milioni scoperti in piena estate.

Se la sezioni riunite della Corte dei conti dovesse dare parere positivo alla delibera della commissione paritetica, il governo Musumeci potrà spalmare in dieci anni il maggiore disavanzo pari a circa un miliardo di euro. La commissione, infatti, ha dato l’ok alla spalmatura decennale e ha trasmesso la delibera alla Corte per il parere.

Il responso dei giudici contabili è atteso per la metà di ottobre, intanto il dipartimento Economia lavora alla nuova manovra, che sarà di tagli.

Anche drastici.

E possibili aumenti di tasse.

“Ad oggi è escluso un aumento dell’addizionale Irpef” ha detto in conferenza stampa l’assessore regionale all’Economia, Gaetano Armao, in merito alla prossima manovra di bilancio.

In base al decreto legislativo 118 del 2011 sull’armonizzazione del sistema contabile, la Regione dovrà coprire il maggiore disavanzo nell’esercizio corrente ma questo provocherebbe il default; probabile che il governo si avvalga della possibilità di spalmare il disavanzo sul triennio, ma anche in questo caso saranno necessari sforbiciate e sacrifici notevoli, compreso, anche se non c’è alcun sentore al momento, l’incremento dell’addizionale Irpef, dell’aliquota Irap per le imprese e delle imposte su concessioni e autorizzazioni.

“Questa vicenda finanziaria non si può iscrivere al mio governo – sbotta il presidente Nello Musumeci – Nessuno può dire io non c’entro, riguarda i governi degli ultimi trent’anni, centrodestra e centrosinistra”.

E accusa il precedente governo Crocetta.

“Se nel 2015 – afferma il leader di #Diventeràbellissima – avesse fatto il proprio dovere spalmando l’intero disavanzo in trent’anni noi oggi non avremmo ulteriormente appesantito il bilancio della Regione”.

Al momento, il disavanzo definitivo accertato è pari a 7,3 miliardi di euro, un miliardo in più rispetto a quello dell’anno scorso. Dei 7,3 mld, 6,286 miliardi sono già stati spalmati in gran parte nei bilanci dei prossimi trent’anni.

Rimane il miliardo di euro che non può essere redistribuito nel trentennio ma va coperto entro la fine della legislatura.

Una cifra che potrebbe però raggiungere dimensioni monstre.

Il governo Musumeci ha affidato a una società l’analisi dei residui attivi e passivi di tutti i bilanci della Regione degli ultimi trent’anni “per avere un quadro definitivo rispetto all’obiettivo di fare un’operazione verità sui conti”.

Si teme che in realtà il disavanzo, per via della montagna di residui attivi e passivi con i quali in passato venivano “drogati” i bilanci, sia ben superiore.

“Speriamo in una corale mobilitazione per tirare fuori la Sicilia dal baratro in cui altri l’hanno costretta – dice Musumeci – E invece qui qualcuno vuol tentare il gioco maldestro di farsi una verginità politica. Qualcuno da carnefice vuol far finta di diventare vittima”.

“Sapevo che il popolo siciliano ha nel codice genetico l’innata vocazione alla teatralità ma questo significa seminare sbigottimento e incertezza tra la gente. Forse ho fatto fin troppo il presidente istituzionale, sono cattolico ma ho due sole guance. Da ora non faccio più sconti a nessuno”.

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