Capaci: Musumeci e Fava non vanno all'Aula bunker - QdS

Capaci: Musumeci e Fava non vanno all’Aula bunker

Raffaella Pessina

Capaci: Musumeci e Fava non vanno all’Aula bunker

giovedì 23 Maggio 2019 - 00:00
Capaci: Musumeci e Fava non vanno all’Aula bunker

Il Governatore, "Troppo veleno, troppo odio". Il presidente dell'antimafia regionale, "hanno trasformato il ricordo di Falcone nel festino di Santa Rosalia". La sorella del giudice: “Le polemiche non sporchino le celebrazioni”

PALERMO –  “Dolorosamente non andrò nell’aula bunker per la prima volta. Mi dispiace per la signora Falcone. Le polemiche sono tante, c’è troppo veleno, c’è troppo odio e tutto questo non suona al rispetto della memoria del giudice Falcone e dei poveri agenti della scorta”.

Così ha dichiarato ieri sera il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, aggiungendo che andrà “nella caserma Lungaro per assistere alla deposizione della corona di alloro da parte del capo della polizia” e poi tornerà nel suo ufficio “a lavorare per tentare di tirare fuori i ragazzi dal condizionamento che subiscono ogni giorno da parte della criminalità organizzata, che si nutre e si alimenta della disperazione dei giovani”.

Le polemiche alle quali ha fatto riferimento il Governatore sono state innescate anche dal presidente della commissione regionale Antimafia, Claudio Fava, il quale ha annunciato sui social che non sarebbe stato presente oggi alla cerimonia per ricordare il giudice Giovanni Falcone all’Aula Bunker.

“Hanno trasformato il ricordo del giudice Falcone nel festino di Santa Rosalia – ha scritto Fava – Al posto dei vescovi e dei turibolanti che spargono incenso, domani ci saranno i ministri romani, gli unici che avranno titolo per parlare (con la loro brava diretta televisiva) e per spiegarci come si combatte cosa nostra. Cioè verranno loro, da Roma, per spiegarlo a noi siciliani, a chi da mezzo secolo si scortica l’anima e si piaga le ginocchia nel tentativo di liberarsi dalle mafie”.

Fava oggi sarà invece a Capaci “nel luogo in cui tutto accadde – ha detto – preferisco stare assieme a chi non ama le messe cantate sui morti”. Si recherà alla casina No Mafia, sopra il luogo della strage di Capaci da dove sarebbe stato premuto il telecomando che ha provocato l’esplosione del tritolo, alla contro manifestazione organizzata da Arci e Anpi. Fava se la prende poi con il ministro dell’Interno Matteo Salvini.

“Il mio problema non è che invitino Salvini. Il mio problema è che chiedano a lui di dire e a noi di ascoltare. Fossi io la sorella di Giovanni Falcone avrei chiesto a Salvini di venire e di tacere. Di ascoltare e di prendere appunti”.

“Se fossi io la Fondazione Falcone – ha aggiunto – avrei invitato i signori ministri nell’aula bunker di Palermo per ascoltare il procuratore generale di Palermo, il direttore del centro Impastato, il presidente della fondazione La Torre, il procuratore di Agrigento (quello che Salvini vuole denunziare), il sindaco di Palermo, il portavoce della cooperativa Placido Rizzotto che si occupa da 20 anni dei beni confiscati ai corleonesi, un paio di giornalisti che di mafia ne scrivono ogni giorno da un quarto di secolo, il presidente di Libera, quello di Addio Pizzo e magari anche il sottoscritto, per spiegare alle autorità romane quello che abbiamo imparato sulle antimafie di latta, sugli amici innominabili del cavaliere Montante a Roma e altrove, sul codazzo di senatori, nani, false vittime e ballerine che agitano la scena siciliana da molto tempo”.

Fava ieri ha attaccato anche con gli altri ministri romani: “Commemorare (utilmente, non con i fuochi d’artificio) la morte di Falcone e degli altri caduti con lui pretende rigore di ragionamenti, condivisione di esperienze, domande e risposte sulla lotta alle mafie e sulle antimafie di cartapesta, pretende verità e rispetto, non ridicole passerelle in cui un manipolo di signori venuti da Roma, che capiscono di mafia quanto io capisco di canasta, ci verranno a spiegare, ad istruire, ad ammonire, a rassicurare. E noi zitti”.

Un appello a non rovinare con le polemiche questo appuntamento che, oltre a essere una commemorazione, rappresenta il culmine di un anno dedicato al tema della legalità è venuto dalla sorella di Giovanni Falcone, Maria.

“Il mio augurio – ha detto – è che nessuna polemica sporchi le celebrazioni in ricordo delle stragi di Capaci e Via D’Amelio. È fondamentale che quel giorno, come accade da 26 anni, le istituzioni confermino con la loro presenza l’impegno dello Stato a portare avanti gli ideali a cui Giovanni Falcone ha dedicato la sua vita fino all’estremo sacrificio”.

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