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Riflessioni sulla ripartenza di Catania nella Fase due

redazione

Riflessioni sulla ripartenza di Catania nella Fase due

venerdì 08 Maggio 2020 - 00:00

Riceviamo e pubblichiamo le considerazioni di una nostra lettrice, Nicoletta Fontana

Caro direttore,
In questi tempi di isolamento a tutti noi è stato regalato un tempo per riflettere. Tra le tante riflessioni fatte ho pensato alla ripartenza di Catania nella Fase due. Ho pensato al catanese e alla sua ostinata presunzione di essere sempre il migliore a scapito dei migliori. Uno spaccato sui limiti caratteriali, che mi auguro possano placarsi davanti a questa tragedia epocale.
Come Ettore Majorana sia diventato un genio riconosciuto della fisica quantistica, Angelo Musco un applaudito attore, e Giovanni Verga abbia firmato capolavori della letteratura italiana, non è un discorso da salotto catanese. Lo è piuttosto come un certo Mario Russo, tale Salvatore Spampinato o una certa Agata Giuffrida o tale Pinuccia Privitera e altri signor Rossi della città siano diventati grandi imprenditori, illustri chirurghi, noti architetti, diplomatici di livello internazionale.
Non ci sono dubbi in proposito. Quegli uomini e quelle donne hanno frequentato le giuste persone. In un modo o nell’altro. Perché, si sa, la meritocrazia non esiste. Almeno a Catania non è contemplata. Ma dietro queste certezze non c’è un superficiale spirito di osservazione, ci sono lunghe considerazioni, salienti commenti, approfondimenti di giorni, mesi, anni. Che si consumano in serate, incontri, apericene, cene o semplicemente davanti alla granita del Bar Europa.
Ma il catanese non si limita a questo: sa, anzi ha, le soluzioni in tasca per come risolvere gli enormi problemi del pianeta. Dalla politica alla fame nel mondo. Talmente preso in questa missione, non riesce a occuparsi delle sue primarie esigenze di vita culturale. E così in quella che era considerata La Milano del Sud mancano mostre di spicco, concerti di fama, spettacoli d’avanguardia, premi letterari. Lamentarsi quindi è una logica conseguenza.
E tra la solita granita e l’arancino diventa normale trovare un colpevole. Che è sempre il vicino di casa, il dirimpettaio, un caro amico, il collega, il cugino, il cognato, il sindaco, il politico di turno, in pratica lui stesso.
Se poi qualcuno esce dal bla bla bla e arriva al successo, quella perla bianca nel mare nero diventa all’istante succulento bersaglio dei più accaniti giudizi. Perché il successo dal catanese non è accettato. È un insulto, una provocazione e come tale merita una condanna. E il catanese, impavido davanti al suo arancino, attende la fine della perla bianca.
I nomi citati sono pura invenzione.

Nicoletta Fontana
Catania

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