Riscossione Sicilia, Mef tace e le criticità gestionali restano - QdS

Riscossione Sicilia, Mef tace e le criticità gestionali restano

Raffaella Pessina

Riscossione Sicilia, Mef tace e le criticità gestionali restano

sabato 16 Novembre 2019 - 00:00
Riscossione Sicilia, Mef tace e le criticità gestionali restano

Prorogata a dicembre la liquidazione della partecipata regionale. Si va verso la costituzione di un nuovo soggetto giuridico

PALERMO – Il tema della competenza della riscossione dei tributi in Sicilia è da tempo all’attenzione del Mef già dal mese di dicembre del 2018 con l’attivazione di un tavolo tecnico.

L’esigenza di un confronto si basa sul fatto che la funzione di riscossione dei tributi in Sicilia, ivi inclusi quelli di spettanza statale, è esercitata dalla Regione per il tramite della propria controllata Riscossione Sicilia S.p.A. (Agente della riscossione a livello regionale).

L’articolo 28 della legge regionale 11 agosto 2017, n. 16, ha previsto che “Il Governo della Regione è autorizzato ad avviare le procedure di liquidazione di Riscossione Sicilia S.p.A. (…) previa stipula, entro il 31 dicembre 2018, di apposita convenzione con il ministero dell’Economia che assicuri il mantenimento dei livelli occupazionali del personale con contratto a tempo indeterminato in servizio alla data del 31 dicembre 2016 presso la stessa società”.

Insomma, l’ingresso anche in Sicilia dell’Agenzia delle Entrate sembrava in un primo momento certo, ma adesso la certezza di questo passaggio non c’è più.

Una successiva legge approvata a febbraio di quest’anno ha stabilito la proroga della liquidazione di Riscossione Sicilia SpA fino a dicembre 2019 e determina che se entro dicembre non si firmerà la convenzione con l’Agenzia delle Entrate, la Regione sarà autorizzata a “avviare le procedure per la costituzione di un nuovo soggetto giuridico strategico nelle forme più appropriate che possa essere intestatario della convenzione ministeriale per la riscossione dei tributi e delle imposte nella Regione”.

Ora, il cambio della guardia al governo nazionale ha certamente differito alcune questioni, tra cui il futuro di Riscossione Sicilia, nonostante le sollecitazioni da parte del governo Musumeci. Insomma, per ora a Roma non sembra interessi fare subentrare l’Agenzia delle Entrate in Sicilia. Resta il fatto che Riscossione Sicilia è una delle partecipate regionali, i famosi carrozzoni che le amministrazioni regionali succedutesi nel tempo hanno detto di voler eliminare e che invece restano in piedi come cattedrali nel deserto.

In particolare, proprio la partecipata che si occupa di riscuotere i tributi in Sicilia è stata spesso al centro di polemiche, una volta per la emissione delle cosiddette “cartelle pazze”, con cui venivano chieste cifre astronomiche a cittadini ignari, un’altra volta perché era stato pubblicato un elenco di deputati regionali inadempienti scatenando l’indignazione pubblica e in un’altra occasione ancora perché dopo un paio di mesi in Aula a Palazzo dei Normanni il Parlamento ha negato la ricapitalizzazione della partecipata stessa.

Quanto alle criticità gestionali emerse, il legislatore regionale ha autorizzato l’assessorato regionale all’Economia con l’articolo 28 della legge regionale del 16 ottobre di quest’anno a compensare le posizioni debitorie e creditorie certe liquide ed esigibili con Riscossione Sicilia S.p.A. ed a rateizzare il debito residuo in dieci anni con l’applicazione del tasso di interesse legale. Ci si chiede, visto che il termine di dicembre è ormai vicino, una volta che verrà costituito il nuovo organismo siciliano di riscossione dei tributi, se lo stesso dovrà rimanere in carica alcuni anni oppure decadrà inesorabilmente dopo un anno e quanto costerà alle casse regionali e quindi ai cittadini questa operazione di cambio tra Riscossione Sicilia e il nuovo soggetto.

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