Riscossione Sicilia, sequestrati beni a dipendente “infedele” - QdS

Riscossione Sicilia, sequestrati beni a dipendente “infedele”

Raffaella Pessina

Riscossione Sicilia, sequestrati beni a dipendente “infedele”

mercoledì 26 Febbraio 2020 - 18:21
Riscossione Sicilia, sequestrati  beni a dipendente “infedele”

Avrebbe sottratto 163mila euro: l’accusa è di peculato e autoriciclaggio. La partecipata regionale ancora una volta nell’occhio del ciclone

PALERMO – è stata tradita dalla passione per il gioco la dipendente di Riscossione Sicilia che, secondo le Fiamme gialle di Palermo si sarebbe appropriata del denaro dei contribuenti.
Alla dipendente, R.S.,indagata per peculato e autoriciclaggio, è stato notificato dalla Guardia di Finanza il provvedimento di interdizione dai pubblici uffici per la durata di un anno. Alla donna sono stati sequestrati beni per 163 mila euro.

Il provvedimento è stato disposto dal gip in sede di convalida del sequestro preventivo d’urgenza emesso dalla Procura. I fatti risalgono a circa due anni fa e le indagini hanno consentito agli investigatori di accertare che l’indagata – addetta alla gestione delle istanze di rateizzazione e rottamazione delle cartelle esattoriali presso l’Ente di riscossione -, tra il 2017 e il 2019, si sarebbe fatta consegnare da vari contribuenti ingenti somme di denaro, stimate in almeno 163 mila euro, con la promessa di potere aderire in tal modo a procedure particolarmente agevolate per la trattazione delle relative pratiche.

Ottenuti i pagamenti, per lo più in contanti ovvero a mezzo ricariche di postepay, l’indagata si sarebbe appropriata delle cospicue somme senza effettuare alcun versamento per la gestione delle posizioni debitorie dei contribuenti raggirati.
Parte delle somme sarebbero state anche utilizzate per la ricarica di conti di gioco e scommesse online, per cui è scattata anche la denuncia per autoriciclaggio. Tra i danneggiati figurano anche una congregazione religiosa e una cooperativa che gestisce una comunità alloggio per famiglie svantaggiate e donne vittime di violenza e maltrattamenti.
All’indagata sono stati sequestrati un immobile nel centro di Palermo, due auto di recente immatricolazione, disponibilità finanziarie ed è stato anche disposto il blocco su un quinto dello stipendio, come previsto dalla legge. Le indagini proseguono per verificare se vi siano coinvolti altri contribuenti con la collaborazione della stessa Riscossione Sicilia. Che ancora una volta è finita nell’occhio del ciclone. Sempre a proposito della partecipata regionale che si occupa della riscossione dei tributi in Sicilia, martedì scorso in commissione Bilancio all’Ars si è svolta una audizione dei dipendenti che sono preoccupati per il loro futuro. Riscossione Sicilia infatti non naviga in buone acque perché deve 240 milioni di euro al Monte dei Paschi di Siena e necessita di una ulteriore ricapitalizzazione nonostante vanti nei confronti dello Stato un credito di 33 milioni di euro.

La soluzione più percorribile sembra sia un programma di compensazione e l’avvio di un piano di rientro,oltre all’aumento di capitale sociale. Secondo l’assessore regionale all’Economia, Gaetano Armao, invece si dovrebbe affidare la riscossione in Sicilia direttamente all’Agenzia delle Entrate, facendovi transitare il personale dipendente, che verrebbe così riprotetto. Ma la disponibilità in tal senso dell’Agenzia delle Entrate è tutt’altro che certa. Resta così a rischio il posto di lavoro per ben 800 dipendenti che hanno deciso di proclamare lo stato di agitazione.

Raffaella Pessina

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