Ristoranti, musei, palestre chiusi, mercati aperti. Un senso non ce l'ha - QdS

Ristoranti, musei, palestre chiusi, mercati aperti. Un senso non ce l’ha

Dario Raffaele

Ristoranti, musei, palestre chiusi, mercati aperti. Un senso non ce l’ha

sabato 10 Aprile 2021 - 15:02

Ristoratori, gestori di palestre, cinema e teatri alla fame, centri commerciali chiusi nei weekend. Tutti controllabili ma chiusi. L’assenza di controlli sul suolo pubblico, benzina sul fuoco

“Voglio trovare un senso a questa storia, anche se questa storia un senso non ce l’ha”, cantava Vasco Rossi in una delle sue canzoni.

Oggi anche gran parte dei cittadini, delle categorie produttive più danneggiate da questa pandemia che ci affligge ormai da più di un anno, vorrebbero trovare un senso alla loro storia, scritta da due governi, Conte prima, Draghi ora, che li stanno lasciando alla fame, privando contemporaneamente tante persone di alcune libertà che un anno fa davamo per scontate. Perché tutto questo, un senso non ce l’ha.

Ristoranti, palestre, centri commerciali (sabato e festivi), musei, cinema, teatri, centri estetici, parrucchieri e barbieri (nelle zone rosse) chiusi, mercati cittadini aperti.

E quello che fa più arrabbiare è che mentre i primi sono tutti perfettamente controllabili contingentando gli ingressi o con sorveglianza privata (che i gestori sarebbero disponibilissimi a pagarsi) i secondi sono lasciati al controllo delle forze dell’ordine, controlli pressoché inesistenti (per scelta? Per mancanza di personale?).

I risultati sono sotto gli occhi di tutti, il video che abbiamo girato questa mattina al mercato centrale di Catania (“a fera o luni”, come è conosciuta da tutti i catanesi), e che potete vedere qui sopra, parla chiaro: un grande assembramento di gente, tantissimi senza mascherina o comunque con copribocca  non indossato correttamente. Controlli inesistenti, solo una ragazza che passa in mezzo alla gente invitando a indossare la mascherina e a rispettare il di stanziamento.

Intendiamoci, il nostro video (e le foto che potete vedere qui sopra) non vogliono essere un messaggio volto alla chiusura dei mercati, vuole essere uno sprone a controllare perché, se oggi ci troviamo ancora in questa situazione è perché sono mancati i controlli capillari.

Se è vero che tanta, troppa gente, se ne è infischiata delle regole e ha continuato a fare tutto come se niente fosse, è anche vero che controlli capillari e mirati avrebbero potuto limitare il diffondersi della pandemia. E in molti casi si sono sbagliati gli obiettivi (leggasi, le categorie da fermare).

Musei chiusi, quale il senso? Già non sono mai stati il luogo più affollato del mondo, perché questo accanimento contro la cultura? Abbiamo migliaia di dipendenti pubblici male utilizzati, dietro una scrivania con poco o nulla da fare, perché non formarli e utilizzarli per controllare gli accessi ai musei e ai siti archeologici? La chiusura di questi sta danneggiando tutto il settore del turismo. Gli imprenditori dell’industria blu sono alla fame, senza prospettive, molti di loro non riapriranno più.

E che dire dei ristoranti, dei cinema, dei teatri, delle palestre? Anche questi, proprio perché luoghi circoscritti sarebbero facilmente controllabili, con ingresso contingentati, misurazione della temperatura, distanziamento. Sicuramente non potrebbero operare a pieno regime. Ma anche una loro apertura al 25 per cento delle loro capacità, sarebbe comunque un sostegno maggiore dell’elemosina che questi stanno ricevendo, inutile anche a pagarsi una mensilità dell’affitto dei locali.

E mentre migliaia di piccoli imprenditori della ristorazione e dello svago chiudono, fuori, nei mercati, nelle strade dello shopping, nei lungomare, in zona rossa, tutto scorre, come se niente fosse e soprattutto, senza lo straccio di un serio controllo.

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