Salute, i soldi sottratti dal Nord al Sud valgono, nel Mezzogiorno, dieci anni di vita in meno - QdS

Salute, i soldi sottratti dal Nord al Sud valgono, nel Mezzogiorno, dieci anni di vita in meno

Pietro Crisafulli

Salute, i soldi sottratti dal Nord al Sud valgono, nel Mezzogiorno, dieci anni di vita in meno

domenica 12 Gennaio 2020 - 00:47
Salute, i soldi sottratti dal Nord al Sud valgono, nel Mezzogiorno, dieci anni di vita in meno

Il rapporto Cnel sulla Pa, che dimostra l'enorme divario nel livello delle prestazioni scolastiche e sanitarie. L'aspettativa di vita dei ricchi settentrionali è di dieci anni più dei poveri meridionali. Senza denaro, azzoppata la funzione sociale della Scuola. Rota (Cgil), "Federalismo fiscale e Autonomia differenziata sono una truffa ai cittadini del Meridione dalla quale può salvarci soltanto la perequazione. Cittadinanza negata al Sud, che viene abbandonato. Serve un progetto per il Paese"

“Federalismo fiscale e Autonomia differenziata sono una truffa ai cittadini del Meridione dalla quale può salvarci soltanto la perequazione”.

Sono durissime le parole con cui il segretario generale della Cgil di Catania Giacomo Rota commenta le anticipazioni della Relazione 2019 del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (Cnel).

Nei servizi Italia divisa in due

Secondo lo studio, che sarà presentato mercoledì prossimo al Parlamento e al Governo, quasi tredicimila istituzioni pubbliche e tre milioni e mezzo di lavoratori impegnati nel complesso nell’Amministrazione, ma l’Italia dei servizi resta divisa in due con prestazioni maggiori e più efficienti al Nord rispetto alle Regioni del Sud.

A questo non è certo estranea quella legge sul Federalismo fiscale voluta dalla Lega Nord nel 2010 e che ha affossato il Meridione, che ha perso ben 62 miliardi di euro di trasferimenti statali a tutto vantaggio del Settentrione.

“E per fortuna – ha aggiunto il sindacalista – il ministro Boccia ha bloccato la seconda parte della truffa, ossia l’Autonomia proposta dal governatore del Veneto, il leghista Luca Zaia, puntando tutto sul concetto della perequazione, l’unica cosa che può salvare il Mezzogiorno a uscire da questa condizioni di cittadinanza negata per i suoi abitanti. Ovviamente, come Cgil, pensiamo che la proposta di Boccia debba essere ancora migliorata”.

“La nostra idea di autonomia – ha detto infatti Boccia in dicembre a Palermo – si traduce in lotta senza quartiere alle diseguaglianze”.

Il perno della nuova legge presto in discussione in Parlamento sarà dunque la perequazione, che, ha spiegato a fine novembre il governatore campano Vincenzo De Luca, “ha come presupposto la definizione dei Lep, i livelli essenziali di prestazione, e punta in maniera decisa sull’equilibrio fra Nord e Sud, obbligando contemporaneamente ogni Regione ad accettare la sfida dell’efficienza”.

Le diseguaglianze Nord-Sud nel rapporto Cnel

E le diseguaglianze sono state messe nero su bianco dallo studio del Cnel, che ha sottolineato come, in generale, “i servizi delle pubbliche amministrazioni centrali e locali a cittadini e imprese hanno un elevato peso economico rispetto alla qualità delle prestazioni erogate”.

Tra i divari principali ci sono quelli relativi alla Sanità e all’Istruzione, due settori in cui le regioni ricche del Nord come il Veneto e la Lombardia hanno più volte puntato per sostenere la necessità della cosiddetta “Autonomia differenziata”. Il presupposto è che, per esempio, sul fronte della Sanità al Nord dovrebbero ricevere più denaro perché sono più efficienti. Più o meno lo stesso sistema del Federalismo fiscale: siccome abbiamo sempre speso tanto e siamo efficienti, dobbiamo spendere ancora di più. Si omette che i fiumi di denaro spesi in Lombardia erano giustificati anche da un sistema corruttivo per il quale fu condannato anche un presidente della Regione.

La tragica differenza tra le aspettative di vita

Sul fronte dell’accesso alla cure e in generale sulla salute il Cnel rileva un miglioramento complessivo sulla mortalità tra i trenta e i 69 anni per tumore, diabete e malattie cardiovascolari ma anche una differenza consistente nella speranza di vita tra le fasce sociali più ricche del Nord e quelle più povere del Sud: tra questi due estremi c’è infatti una differenza di circa dieci anni di aspettativa di vita.

E anche senza guardare alle fasce sociali comunque tra Milano e Napoli in media c’è una differenza di speranza di vita di circa tre anni.

Al Nord hanno anche maggiore possibilità di accesso ai servizi per l’infanzia. Se in media in Italia solo un quarto dei bambini (il 24% a fronte dell’obiettivo Ue del 33%) ha accesso agli asili nido pubblici in Campania la percentuale precipita al 7,6% dei bambini tra i zero e i tre anni mentre in Val D’Aosta è al 44,7%.

I Comuni coperti dal servizio nel complesso sono poco più del 55% a fronte di un obiettivo fissato dalla riforma del 2017 del 75%.

“Il sottodimensionamento degli asili nido – sottolinea il Cnel – rappresenta anche uno dei maggiori ostacoli alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro delle donne”.

“Condizioni di cittadinanza negata”

“Ecco perché – ha sottolineato Rota – parlavo di cittadinanza negata. Proprio dagli asili nido è partito Marco Esposito, giornalista del Mattino di Napoli, per scrivere ‘Zero al Sud’, libro che svela le nefandezze del Federalismo fiscale del leghista Calderoli. Se a un Comune dai duececentosessanta per gestire dei servizi e a un altro solo uno per i medesimi servizi, non puoi invocare la cattiva gestione locale. Facciamo il caso di Catania: in una città in cui il tempo prolungato dovrebbe essere un pilastro sociale, invece, praticamente, non esiste. Gli edifici scolastici, e siamo in una zona sismica, non sono sicuri. Non ci sono laboratori e la condizione di arretratezza è evidente”.

“Se resistiamo – ha spiegato – è grazie a una grande qualità degli insegnanti, che fanno miracoli senza supporti didattici adeguati, e per la buona volontà della famiglie. L’istruzione, al Sud, non è più un ascensore sociale. Pesano le differenze economiche tra i cittadini che possono aiutare i figli a studiare e lavorare fuori e chi non può farlo. Sono due drammi che si sommano: quello di chi parte e non tornerà e quello di chi non può farlo e non riesce a spendere qui il suo titolo di studio”.

Secondo il rapporto, infatti, il nostro Paese – e ovviamente soprattutto il Sud – non va meglio per l’istruzione secondaria (solo il 60,9% dei 25-64enni ha il diploma) con il 7% dei ragazzi con il diploma che non raggiunge le competenze fondamentali previste per italiano matematica e inglese.

“Responsabilità anche della politica locale”

Rota non nega le responsabilità “di una classe dirigente siciliana che ha dimostrato una cialtroneria diffusa”, con un “clientelismo becero per il controllo del voto” in particolare in quel settore sanitario in cui “Catania era una realtà d’eccellenza”.

“Ma – ha sottolineato Rota – sta perdendo tutto: i quartieri Sud della città non hanno più il Pronto soccorso perché quello del Vittorio Emanuele non è stato sostituito, come era stato promesso, dal San Marco. Inoltre viene negata una medicina del territorio fatta bene: o ti servi del medico di base o vai al pronto soccorso. L’accesso ai servizi pubblici è complicato più del giusto, con lunghissime liste d’attesa. E davvero non comprendo la scelta dei governi regionali, a cominciare da quello guidato da Rosario Crocetta, di riversare fiumi di denaro sulla Sanità privata anche in settori che andavano bene, come quello oncologico. Insomma, un disastro anche per responsabilità locali”.

“La via più facile è abbandonare il Sud”

“Aiutiamoli a casa loro”, come per i migranti, è stata la ricetta proposta per il Meridione nel congresso di Natale della Lega Nord dal fondatore Umberto Bossi, quello condannato per aver truffato 49 milioni di euro agli italiani.

“Mi sembra giusto aiutare il Sud se no straripano come l’Africa” ha dichiarato. Un’ulteriore conferma dell’incapacità di una certa classe politica di vedere al di là del proprio naso, di progettare.

“Al Nord – ha affermato Rota – l’immagine diffusa del Sud è quella di una terra di cialtroni che non vogliono lavorare, che viene alimentato da un ceto politico settentrionale che ha scelto la via più facile, quella di abbandonare il Meridione. Una scelta che però finirà per affossare l’intero Paese, perché senza il Sud l’Italia non va da nessuna parte”.

“Dare protagonismo ai cittadini, non solo meridionali”

“Per uscire da questa situazione – ha concluso Rota – occorre dunque prima di tutto una classe politica nazionale che abbia un progetto, un disegno per tutto il Paese. Ma occorrono soprattutto cittadini consapevoli, che sappiano chiedere con orgoglio, che non si facciano mettere i piedi in testa da chi vuol venderci i nostri stessi diritti. Una delle cure è far diventare i cittadini meridionali, così come quelli settentrionali, con pari dignità, protagonisti nel Paese. Questa è da decenni la linea della Cgil, che si ispira a quella di Giuseppe Di Vittorio, che affrontò l’ancora irrisolta questione meridionale usando un linguaggio semplice ed efficace per farsi capire da operai settentrionali e contadini meridionali”.

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