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Salvini apre la crisi e chiede “pieni poteri”

redazione

Salvini apre la crisi e chiede “pieni poteri”

venerdì 09 Agosto 2019 - 10:36
Salvini apre la crisi e chiede “pieni poteri”

Di Maio, "Per Matteo prima i sondaggi, poi gli italiani". Diciassette mesi di propaganda dopo il "bacio al veleno" di Tvboy. Conte sfiduciato dalla Lega Nord. Vola lo spread. Zingaretti, "Salviamo l'Italia con una grande alleanza"

La Lega ha depositato oggi in Senato la mozione di sfiducia al premier Giuseppe Conte, a prima firma del capogruppo Massimiliano Romeo, chiedendo nel contempo di metterla ai voti “al più presto”.

La presidente del Senato Elisabetta Casellati ha convocato la conferenza dei capigruppo per lunedì 12 agosto alle 16, quando si fisserà la data per la discussione della sfiducia al premier.

Così, aperta anche ufficialmente la crisi, il capo della Lega Nord, ministro dell’interno e vicepremier Matteo Salvini chiede “pieni poteri” agli italiani.

E finalmente Luigi Di Maio si accorge che il suo (ex) alleato “ha preso in giro il Paese” e “ha fatto cadere il governo perché ha messo i sondaggi davanti agli interessi del Paese”.

Si giunge così all’epilogo di una tragicommedia cominciata il 4 marzo del 2018 con la felice immagine di uno street artist palermitano, Tvboy, apparsa subito profetica: il bacio al veleno tra Matteo il nordista e il napoletano Giggino.
E’ finita come sempre in Italia nei rapporti nord-sud: il primo ha preso tutto, il secondo è stato accontentato con l’elemosina del reddito di cittadinanza.

E come sempre privato della dignità.

Ma soltanto all’apertura della crisi Di Maio ci spiega che Salvini ha pensato finora soltanto ai sondaggi, alla propaganda: al Ministro dell’Interno non l’hanno visto. Svolazzava di qua e di là lanciando proclami con pose da uomo forte, polarizzando l’attenzione su una inesistente questione migranti tesa soltanto ad alimentare paure e odio.

E intanto il resto andava a catafascio: l’ultima è che l’Italia ha perso anche il Commissario Ue alla Concorrenza. Senza contare che lo spread ha ripreso il volo.

Ma l’importante era guadagnare consensi, quelli beceri, da slogan come “prima gli italiani” o da fake news: si fa tanto parlare delle Ong e della “cattiva Europa”, ma il Viminale continua a tacere sulla valanga di sbarchi fantasma, quelli sì attribuibili ai trafficanti d’uomini.

Il furto peggiore che si è consumato e si consuma ancora ai danni degli italiani è quello della verità: Facebook è stata costretta a chiudere siti che facevano riferimento alla Lega e avevano milioni di followers perché diffondevano notizie false. Sui migranti, ovviamente, capro espiatorio come i cristiani al tempo dei romani e poi ebrei, zingari, omosessuali.

La “Bestia”, il terrificante sistema di propaganda sui social di Matteo Salvini, capace di “lavare” milioni di cervelli, secondo Matteo Renzi, sarebbe stato pagato in parte con i famosi 49 milioni di euro – in lire, è bene ricordarlo, sarebbero cento miliardi – che la Lega Nord ha truffato agli italiani e che, ha stabilito la Cassazione, dovrà restituire. Ma in comode rate: ottant’anni.

Su questo sfondo oscuro, in scena, negli ultimi diciassette mesi, è andata un’Italia da operetta: grandi annunci e misere realizzazioni, non tutte utili.

E mentre Salvini puntava il dito sui migranti con la complicità di un M5s incapace di reagire, di tornare umano, la situazione economica del Paese si è avvicinata pericolosamente a quella della Grecia.

Di Maio, adesso, sembra essersene finalmente reso conto. Ci sarebbe da dirgli che di fake news ferisce, di fake news perisce.

Probabilmente però la colpa non è stata soltanto sua, ma di quegli italiani che da qualche tempo a questa parte – anche per via del web, territorio in cui un ragioniere che abbia fatto una rapida ricerca su Wikipedia spiega a un Nobel per la Fisica in cosa ha sbagliato – giudicano i proclami più importanti della competenza.

A quegli italiani che, sollevati da improbabili capipopolo, hanno detto no a una politica “vecchia” buttando via il bambino dell’esperienza con l’acqua sporca della corruzione.

Il problema di questa crisi italiana, non è della classe politica: è dei cittadini.

E’ quella del popolo al tempo dei social media, dell’uno che vale uno, della competenza ridotta a strame, del sospetto sulle Università, delle generalizzazioni, dell’ignoranza, dell’odio.

Della disperazione.

E quando sei sufficientemente disperato, quando ti aggrappi agli slogan e non alla ragionevolezza, arriva sempre un “uomo del destino” che ti chiede “pieni poteri”.

Una cambiale in bianco.

Ma ai proclami ieri, al termine di una giornata drammatica per il Paese, non ha saputo rinunciare neanche il premier Giuseppe Conte, l’Avvocato del Popolo: “Farò in modo che questa crisi sia la più trasparente della storia della vita
repubblicana”, ha detto, confermando che si presenterà in Parlamento.

“Non spetta a Salvini convocare le Camere” ha sottolineato Conte, mettendo il capo della Lega nord di fronte alle proprie responsabilità e ricordando che a lui spetta “nella sua veste di senatore, spiegare al Paese le ragioni che lo portano a interrompono bruscamente” l’azione di governo.

Il premier ha anche annunciato che contatterà il presidente della Camera Roberto Fico e quella del Senato Elisabetta Casellati per la riconvocazione delle Camere.

Per le elezioni ci sarebbe già una data, il tredici ottobre.

Ma non è detto che ci siano i tempi. Di certo il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, l’unico punto di riferimento certo in un momento così grave per il Paese, saprà guidare il processo.

Sul fronte politico, oltre alle forti accuse di Di Maio all’ex alleato Salvini, va registrato l’appoggio a Salvini della Meloni per una “alleanza sovranista” e l’appello di Zingaretti che auspica “una grande alleanza per salvare l’Italia”.

Ma al segretario del Pd bisognerebbe ricordare che non è su Matteo Salvini che occorre lavorare, bensì su coloro i quali lo hanno votato – persino al Sud! – o pensano di votarlo. Una incredibile massa di persone che va sostenuta e correttamente informata.

Ma in maniera umana, lontano dalla babele dei social media che parlano soltanto alla pancia della gente.

Vanno incontrati personalmente, alla vecchia maniera. E rasserenati, perché possano utilizzare il cervello e compiere una scelta consapevole.

Qualunque essa sia.

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