Scandalo modelle, le rivelazioni delle vittime molestate - QdS

Scandalo modelle, le rivelazioni delle vittime molestate

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Scandalo modelle, le rivelazioni delle vittime molestate

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martedì 22 Dicembre 2020 - 18:38

Mentre la giustizia prosegue il suo corso, le ex modelle alzano la testa mentre il titolare dell’agenzia di Modelsharing, agli arresti domiciliari, respinge ogni accusa.

L’indagato, il trentaseienne S.L, imprenditore nel settore della moda palermitana, è agli arresti domiciliari da venerdì 18 dicembre con l’accusa di molestie, violenza sessuale, stalking e minacce nei confronti di aspiranti modelle, alcune anche minorenni.

Ben oltre venti i capi d’imputazione rivolti all’imprenditore, che nella giornata di ieri ha negato categoricamente qualsiasi forma di accusa durante l’interrogatorio di garanzia, ammettendo un’“esasperazione lavorativa” che lo avrebbe portato ad “esagerare” con telefonate e messaggi, dato che diverse ragazze avevano ormai deciso di non lavorare più con lui.

Mentre la giustizia prosegue il suo corso – con il gip Fabio Pilato che deciderà nelle prossime ore se rimettere in libertà l’imprenditore o se accogliere le misure penali richieste dal procuratore aggiunto Annamaria Picozzi e i sostituti Giorgia Righi, Maria Rosa Perricone, Giulia Amodeo e Ludovica D’Alessio – diverse ex modelle di dell’agenzia U. hanno alzato la testa.

Nella giornata di ieri infatti, dopo le smentite di L., un hashtag contrario alla sua libertàha spopolato su Instagram. Condiviso sulle storie degli utenti, postato nei profili di decine di ragazzi palermitani e non solo, le bacheche del social network più gettonato del web sono state invase dall’appello delle giovani modelle che non ci stanno, e che chiedono giustizia.

In esclusiva, QdS.it ha raccolto le testimonianze di quattro giovani coinvolte, delle quali per il rispetto della privacy, non pubblicheremo i nomi.

G., come sei entrata in contatto con l’agenzia?

“Sono stata contatta da L. su Instagram: tutte venivamo reclutate così. Mi ha proposto di collaborare con l’azienda. Gli ho inviato delle foto per la candidatura e compilato un questionario su domande personali. Una più di tutte mi ha colpito: qualsiasi cosa spiacevole venisse detta sull’azienda, noi dovevamo riferirglielo”.

S., per quanto tempo hai lavorato con l’agenzia? Che tipo di esperienza hai avuto?

“Ho lavorato per un mese e mezzo circa. E’ stata
un’esperienza pessima: scriveva dei messaggi invadenti e provocanti. Io gli
ricordavo sempre che ero fidanzata. Un giorno, invitandomi nello studio per
un’assistenza di promozione in realtà fittizia, abbiamo avuto un diverbio in
merito a dei pagamenti. Lui ha perso le staffe e mi ha strattonato”.

M., perché sei andata via così presto dall’agenzia?

“I suoi messaggi erano insostenibili. Sbraitava e nelle sue divagazioni era solito minacciare, sconfinando in contesti impensabili, dove di fatto non avrebbe avuto peso. Era il suo modo di fare.
Inoltre i messaggi erano a dir poco… – M. si prende una breve pausa [n.d.r.] – maliziosi”.

A., tu invece sei rimasta a lungo: esperienza diversa?

“Voglio precisare che i primi mesi di lavoro sono stati
molto più intensi degli ultimi. Indirettamente mi erano arrivate alcune voci dove
faceva commenti piuttosto spinti sulla mia persona. A differenza di altre
ragazze, che magari andavano da sole a fare assistenza da lui per lavorare, io rifiutavo
sempre”.

S., per tua esperienza: pensi che il settore della moda (locale e non) sia un luogo a rischio per giovani ragazze?

“Sicuramente sono degli ambienti più sensibili rispetto ad altri. Sono in questo campo da poco tempo: non so se altre ragazze di questa agenzia in passato, abbiano preferito tenersi tutto dentro per paura. Ma spero che la nostra battaglia possa rappresentare un simbolo per altre aspiranti modelle, che anche altrove stanno vivendo situazioni difficili”.

Una chiosa finale, questa, che si accompagna alle recenti denunce di un’altra ragazza siciliana, Giulia Napolitano, fotomodella ventunenne che ha fatto il punto sui party proibiti di tutta Italia.
Invischiata nel caso Genovese – l’imprenditore fondatore di Facile.it, finito in manette lo scorso novembre con l’accusa di violenza sessuale – la Napolitano ha raccontato raccapriccianti retroscena sulla doppia vita di professionisti, preti e uomini d’affare.

Scoperchiato il vaso di pandora del “vortice della mondanità”, occorre riflettere dunque sui rischi del Glamour e, in particolare, sulla linea a margine tra legittimo e sconveniente, tra cosa è lavoro e cosa non lo è.

Gioacchino Lepre

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