Rischio varianti per Italia e Sicilia zona gialla dal 16 febbraio - QdS

Rischio varianti per Italia e Sicilia zona gialla dal 16 febbraio

Luigi Ansaloni

Rischio varianti per Italia e Sicilia zona gialla dal 16 febbraio

giovedì 04 Febbraio 2021 - 22:52

L'allarme ormai è acclarato ed arriva da più parti. Tra l'altro, secondo gli esperti, quella inglese potrebbe non essere solo più contagiosa, ma anche più mortale. Siamo anche ai dati preliminari, ma il rischio c'è

Tra la zona gialla, la Sicilia e il resto d’Italia in mezzo ci sono le varianti del coronavirus (sudafricana, brasiliana e inglese) che stanno iniziando a circolare anche nella Penisola. Anche se il 16 febbraio è ancora lontano, è un problema non di poco conto.

L’allarme ormai è acclarato ed arriva da più parti. Tra l’altro, secondo gli esperti, quella inglese potrebbe non essere solo più contagiosa, ma anche più mortale. Siamo ancora ai dati preliminari, ma il rischio c’è.

I DATI

Detto ciò, oggi l’Italia dovrebbe essere praticamente quasi tutta in giallo, tranne la Sicilia (che resterà in arancione sicuramente per un’altra settimana almeno), Bolzano e l’Alto Adige, ma nelle ultime ore, proprio per le varianti, anche Umbria e Abruzzo rischiano.

L’Alto Adige, anzi, da lunedì 8 a domenica 28 febbraio sarà in lockdown duro a seguito della preoccupante situazione legata ai contagi da Covid-19. Lo ha deciso questa sera la Giunta provinciale composta da esponenti della Suedtiroler Volkspartei e Lega.

C’è da vedere cosa deciderà Roma, visto che già in passato i rappresentanti dell’Alto Adige avevano annunciato lockdown poi non realizzati.

L’Rt della nazione questa settimana dovrebbe comunque scendere. Nelle prossime ore ci saranno la cabina di regia del ministero della Salute e poi le eventuali ordinanze del ministro Roberto Speranza, se qualche regione dovesse registrare un peggioramento dell’epidemia.

LA SITUAZIONE

Che secondo la Fondazione Gimbe comunque già c’è: nell’ultima settimana è risalito l’incremento dei nuovi casi in 9 regioni e in 5 si registra un aumento dell’incidenza su 100mila abitanti.

Una delle 9 è la Campania e la regione sta valutando un nuovo stop per le lezioni in presenza, che sono riprese solo il 1 febbraio.

Rischia anche l’Umbria, che potrebbe diventare rossa: al di là dei numeri (Rt a 1,14, occupazione dei posti letto in terapia intensiva e in area medica sopra la soglia critica e un rischio complessivo alto per 3 o più settimane), a preoccupare sono i casi legati alla variante brasiliana.

Ne sarebbero stati individuati già diverse decine, soprattutto nella provincia di Perugia dove c’è un’incidenza di 273,38 casi ogni 100mila abitanti.

E preoccupa l’Abruzzo, dove si stima che il 40% dei casi emersi a Pescara negli ultimi giorni siano dovuti alla variante inglese.

Non dovrebbero invece cambiare colore la provincia di Bolzano e il Friuli Venezia Giulia, che nelle mappe dell’Unione europea sono classificate come zone ad alto rischio e posizionate in rosso scuro, quelle dove si registra un’incidenza superiore ai 500 casi ogni 100mila abitanti.

Almeno sulla base dei primi dati, Bolzano rimarrà in arancione, anche se secondo il Gimbe ha un incremento del 10,1% dei casi, e il Friuli in gialla.

LE VARIANTI

Oltre all’aumento dei numeri, a destare molta preoccupazioni sono le mutazioni del virus, che galoppano più velocemente di quanto si riesca a vaccinare la popolazione.

Negli Usa Rochelle Walensky, direttrice dei Centers for Disease Control and Prevention (Cdc), l’agenzia federale per la prevenzione delle malattie ha spiegato: “Sembra sempre più probabile che la cosiddetta variate inglese del coronavirus, conosciuta anche come “B.1.1.7″, sia più mortale del ceppo originale del virus”.

E ha sottolineato che resta da vedere l’efficacia dei vaccini contro queste varianti

Walter Ricciardi, consulente del ministro della Salute Roberto Speranza, ha detto di aver parlato con i colleghi inglesi che hanno confermato le maggiori contagiosità e letalità della variante britannica.

L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) nel mentre ha lanciato un ulteriore allarme sulla variante sudafricana: “Il virus si trasmette più velocemente, ed i sistemi sanitari potrebbero avere più difficoltà. Ma soprattutto i rapporti preliminari mostrano che con questa mutazione c’è il rischio di reinfettarsi”.

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