Sicilia zona gialla dal 16 febbraio, la speranza e le variabili - QdS

Sicilia zona gialla dal 16 febbraio, la speranza e le variabili

Luigi Ansaloni

Sicilia zona gialla dal 16 febbraio, la speranza e le variabili

domenica 31 Gennaio 2021 - 10:51

Due settimane in zona arancione, per poi colorare la Sicilia di giallo. E, si spera in maniera definitiva, per poi, ad aprile, tra vaccini e altro, vedere l'uscita dal tunnel coronavirus con quel "bianco" che per ora è utopia non solo per l'Isola, ma per tutta Italia

Due settimane in zona arancione, per poi colorare la Sicilia di giallo. E, si spera in maniera definitiva, per poi, ad aprile, tra vaccini e altro, vedere l’uscita dal tunnel coronavirus con quel “bianco” che per ora è utopia non solo per l’Isola, ma per tutta Italia.

Il videomessaggio di ieri del presidente della Regione Nello Musumeci delinea quale sia la prossima “road map” della Sicilia per quanto riguarda la pandemia in corso ormai da un anno o giù di lì.

Ovviamente è una speranza, più che altro, perchè se c’è una cosa che tutti abbiamo imparato in questi durissimi mesi è che tendenzialmente il virus se ne strafrega di mappe, modelli matematici e previsioni.

Detto che la sfera di cristallo non esiste nemmeno nella scienza (e questa epidemia lo ha mostrato in tutta la sua chiarezza), si può forse dire che il peggio potrebbe essere davvero alle spalle, dato che tutti dicevano che il mese peggiore di tutti sarebbe stato proprio gennaio, che in un modo o nell’altro è stato superato.

LE VARIANTI

Il più grande problema al piano di Musumeci e dell’assessore alla Sanità Razza, ma più in generale di quello del ministro Speranza e dell’Italia in generale, sono le varianti.

Più precisamente quella inglese, brasiliana e sudafricana del virus. Varianti che sono uscite da poco (ufficialmente) ma pare siano più contagiose ma non più mortali (anche se su quella inglese ci sono dubbi).

Hanno già fatto danni nei Paesi d’origini, con impennate di contagi, di morti e di ricoveri ospedalieri, in Italia ancora non si sono “imposte”. E speriamo che non lo facciano mai.

Poi ci sono altri varianti, anzi variabili, che non hanno a che fare con le mutazioni. Come ad esempio i vaccini. In Italia ce ne sono tre. Ma quando arriveranno le dosi per tutti, o almeno per l’immunità, e a chi toccherà dopo i sanitari?

Su questo c’è ancora tanta, forse troppo, confusione, e c’è da dire che la Sicilia aveva lavorato davvero bene nelle prime fasi della vaccinazioni, essendo di gran lunga una delle Regioni dove si erano inoculate più dosi, non solo come numero totale (150.000 circa) ma anche come percentuale (vicini all’80% delle dosi a disposizioni).

Anche per quanto riguarda la questione “furbetti dei vaccini”, Razza e Musumeci hanno scelto la linea dura: niente seconda dose per loro. Un buon esempio, al netto di chi si lamenta dello spreco di dosi, che vedremo se sarà portato fino alla fine.

COMMERCIANTI ALLO STREMO

“Basta stop and go, ora riaperture e basta”, è lo slogan di commercianti, baristi e altro ancora. I ristoranti sono ancora chiusi, e non solo loro, e già si calcola che la metà (e anche più) di loro rischia di non aprire, nonostante i ristori (sempre e comunque in ritardo).

Anche l’assessore Razza vorrebbe dire basta alla formula “apri-chiudi-apri-chiudi”, che ricordiamo serve a tenere a bada l’epidemia, non certo a eliminare il problema.

Il Governo regionale, così come quello nazionale, semplicemente si sono dovuti inchinare ad una logica, quella economica, che non permette più chiusure eterne e lockdown.

Un dato per tutti: la seconda ondata ha avuto casi e decessi quasi raddoppiati rispetto alla prima ondata, che tutti già consideravano catastrofica. Oggi si considerano 15000 casi al giorno come “un successo”, 500 morti ogni 24 ore quasi come fosse una cosa normale.

E’ cambiato, semplicemente, lo spirito che c’era un anno fa, anche di fronte a cifre peggiori. E questo, forse, è il rischio maggiore che si deve affrontare per uscire definitivamente dal tunnel.

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