Strage di Bologna, "I neofascisti dei Nar trattati come star" - QdS

Strage di Bologna, “I neofascisti dei Nar trattati come star”

redazione web

Strage di Bologna, “I neofascisti dei Nar trattati come star”

lunedì 03 Agosto 2020 - 00:10
Strage di Bologna, “I neofascisti dei Nar trattati come star”

Lo ha denunciato l'associazione per le vittime. Il presidente della Repubblica Mattarella invoca "Verità e giustizia". Il premier Conte, "Squarciare il velo". La presidente del Senato Casellati, "Dateci il tempo di aprire fascicoli". Ieri la commemorazione per il quarantennale nella città emiliana

“E’ sconvolgente il trattamento di favore di alcuni responsabili, ricompensati lautamente per il loro silenzio”.

Lo ha detto ieri Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione delle vittime della Strage di Bologna, parlando in occasione del quarantennale dell’attentato dal palco di Piazza Maggiore e ricordando gli omicidi commessi dagli ex terroristi neofascisti dei Nar Francesca Mambro e Giusva Fioravanti, e gli ergastoli a cui sono stati condannati.

Neofascisti dei Nar come star

“Non hanno mai collaborato, oggi sono pienamente liberi e spesso trattati come star”, ha detto.

“I risultati della maxi-indagine sui mandanti – ha aggiunto – confermano che quel vile attentato fu una bomba nera, pensata dai vertici della P2, eseguita dalla manovalanza fascista dei Nar, protetti da uomini della P2, inseriti nei punti nevralgici dei Servizi segreti”.

Si voleva colpire Bologna la rossa

“Si voleva colpire Bologna la rossa. Ma nel loro progetto criminale di potere, esecutori e burattinai fecero un solo errore. Non tenere conto della reazione dei cittadini di Bologna”, ha aggiunto.

“Sono passati quarant’anni e finalmente il nostro desiderio di avere verità comincia a sembrare possibile, grazie al lavoro della Procura generale di Bologna che, ha seguito il denaro di Licio Gelli e analizzato la mole digitalizzata di atti che gli abbiamo forniti”, ha detto Bolognesi.

Mattarella, esigenza di verità e giustizia

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un proprio messaggio, ha detto: “In occasione del quarantesimo anniversario della strage della stazione, che provocò ottantacinque morti e oltre duecento feriti, desidero – a distanza di pochi giorni dalla mia visita a Bologna e dall’incontro nel luogo dell’attentato – riaffermare la vicinanza, la solidarietà e la partecipazione al dolore dei familiari delle vittime e alla città di Bologna, così gravemente colpiti dall’efferato e criminale gesto terroristico. Riaffermando, al contempo, il dovere della memoria, l’esigenza di piena verità e giustizia e la necessità di una instancabile opera di difesa dei principi di libertà e democrazia”.

Conte, squarciare il velo che separa dalla verità

“Quarant’anni – ha scritto su Twitter il presidente del Consiglio Giuseppe Conte -dalla strage di Bologna. Siamo al fianco dei familiari, di chi crede nello Stato, dei magistrati impegnati a squarciare definitivamente il velo che ci separa dalla verità. Lo dobbiamo alle 85 vittime innocenti, lo dobbiamo a noi stessi”.

Crimi, bisogna dire solo scusa

“Le scuse” da parte dello Stato “sono le uniche parole che hanno una parvenza di decenza, dopo quarant’anni di dolori immutabili vissuti dai familiari si può solo chiedere scusa”, ha detto il viceministro dell’Interno Vito Crimi.

Casellati, aprire i fascicoli

“È tempo di aprire i fascicoli. È tempo di toglierli dai cassetti. Bologna non è più soltanto un caso giudiziario: è diventata un argomento storico. E la storia non si scrive con i segreti di Stato, con i silenzi o con gli ‘omissis’. La storia si scrive con l’inchiostro indelebile della verità”, ha detto la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati.

Fico, far luce sulla “strategia della tensione”

“Occorre non soltanto ricercare la verità sulle singole stragi – ha aggiunto il presidente della Camera Roberto Fico – ma fare anche luce piena su quel disegno unitario – la cosiddetta “strategia della tensione”, alla base degli attentati che hanno insanguinato il nostro Paese. È questo il senso della vasta opera di desecretazione e pubblicazione degli atti acquisiti dalle commissioni parlamentari di inchiesta che la Camera dei deputati sta operando”.

“Occorre rafforzare – ha concluso – l’impegno di tutte le istituzioni coinvolte in questo percorso di verità e trasparenza essenziale per la salute della democrazia. Verità e giustizia rappresentano un compito non negoziabile di uno Stato realmente democratico”.

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