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Stragi del sabato sera, nuovi morti. “Occorre una sorta di evangelizzazione nelle scuole”

E’ accaduto di nuovo, sempre nelle prime ore della mattina di una domenica: una corsa a folle velocità, poi l’uscita di strada, lo schianto violentissimo contro un albero e l’auto che, con un boato, ha preso fuoco.

Non c’è stato scampo per due ragazzini di 16 e 17 anni che, assieme a tre amici poco più grandi di loro, tornavano a casa, nel paesino di Belmonte Mezzagno, dopo una serata trascorsa nei locali del centro storico della vicina Palermo.

I due sono morti sul colpo mentre gli altri tre occupanti dell’auto sono ricoverati in gravissime condizioni in ospedale.

Seconda Strage del sabato sera dopo quella di Belpasso

Si tratta della seconda, tragica, strage del sabato sera in una settimana in Sicilia: il 13 ottobre quattro ragazzi erano morti all’alba in provincia di Catania, dopo aver trascorso la serata in discoteca.

I cinque di Belmonte non erano invece andati a ballare, ma avevano trascorso la notte tra un locale e l’altro prima di mettersi in auto per tornare a casa intorno alle quattro del mattino.

L’auto sulla quale viaggiavano, una Bmw 2000, lanciata a ben oltre i cinquanta chilometri orari previsti dal limite di velocità in quel punto, è uscita fuori strada sulla provinciale 38, a pochi metri dal paese, ha sradicato un albero di ulivo e ha concluso la sua corsa in una scarpata, dopo avere abbattuto altri alberi.

E sono stati proprio i cittadini di Belmonte a evitare che l’incidente potesse avere un bilancio più pesante: udito il boato, hanno estratto i ragazzi dall’abitacolo della vettura avvolta dalle fiamme.

Ma per due di loro – Giorgio Casella, di 17 anni, e Kevin Vincenzo La Ciura, di 16 – tra lo straziante dolore dei familiari, si è compreso subito che non c’era nulla da fare.

In gravi condizioni anche il fratello di Kevin, Salvatore di 21 anni, ricoverato nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Civico di Palermo con prognosi è riservata.

Il guidatore, neopatentato, arrestato per omicidio stradale

Trenta giorni di prognosi, invece, per gli altri due ragazzi feriti tra i quali Rosario Musso, il ventenne alla guida dell’auto, che, neopatentato, non avrebbe potuto guidare un’auto di grossa cilindrata come la Bmw.

Il giovane è stato arrestato dai carabinieri con l’accusa di omicidio stradale: gli esami hanno accertato che il suo tasso alcolemico era tre volte superiore ai limiti consentiti e che aveva anche fumato cannabis.

Capuano (Aifvs), “Ecco come fermare questa strage”

Tutti adesso si chiedono come fare a fermare questa strage, e Salvatore Capuano, responsabile per Catania e provinciale dell’Associazione italiana Familiari e vittime della strada onlus, ha spiegato al Qds.it che occorre un’azione concertata che però abbia come nucleo forte la scuola: “Occorre una sorta di evangelizzazione – ha detto – che passi da un lavoro quotidiano di educazione negli istituti medi e superiori”.

“L’incidente di Belmonte – ha aggiunto Capuano – non è stato ieri l’unico a vedere sotto accusa droghe e alcol. In provincia di Pisa, a Pontedera, un motociclista di 38 anni, Pietro Gandolfo, è morto travolto da un’auto guidata da una donna di trent’anni in stato di ebrezza e denunciata per omicidio stradale. E a Como un ragazzo di 22 anni è stato trovato agonizzante in un parcheggio nei pressi di una birreria, probabilmente investito da un pirata della strada poi fuggito. Se a questo aggiungiamo quanto avvenuto il 13 ottobre sullo svincolo di Belpasso della Catania-Paternò, ci rendiamo conto che il fenomeno delle stragi del sabato sera è di nuovo gravissimo. Quel che posso dire è che per combatterlo occorre una rivoluzione culturale che parta dal basso”.

Campagne sui media ma soprattutto educazione scolastica

Secondo Capuano, infatti, le campagne sui media, pur importanti, non portano a risultati concreti se non si avvia sul territorio una sistematica operazione di educazione.

“Dico sempre – ha spiegato – che nelle scuole non occorre insegnare soltanto l’educazione civica, che è fondamentale, ma anche l’educazione stradale. E le norme di comportamento che consentono di evitare le cosiddette stragi del sabato sera. Gli effetti della campagna europea condotta sui media fino al 2010 e che aveva l’obiettivo dichiarato di dimezzare le morti, in Sicilia, Campania e Lazio non solo non ha funzionato, ma il numero di morti è addirittura raddoppiato. Evidentemente, dunque, la promozione sui media, da sola, è inefficace, ma bisogna puntare sulle scuole. Utilizzando volontari competenti”.

Il responsabile dell’Aifv a questo proposito ha consigliato di non dar credito a talune organizzazioni che, senza competenze specifiche, puntano soprattutto a fornire assistenza legale – retribuita – ai familiari delle vittime di incidenti.

L’importanza delle associazioni di familiari delle vittime

“La nostra Associazione – ha sottolineato – ha combattuto e vinto importanti battaglie: quella per i caschi, per la targa ai ciclomotori cinquanta, per l’inasprimento delle pene in caso di omicidio stradale. Siamo andati a parlare con i legislatori, a convincerli, e abbiamo ottenuto risultati, anche grazie alla collaborazione di tanto personale competente delle Forze dell’Ordine. E abbiamo volontari con una specifica formazione che sono a disposizione delle scuole del territorio gratuitamente. Basta cercarci su Internet e organizziamo i corsi. Ma lavoriamo anche con le Istituzioni, perché per evitare certi incidenti occorre coinvolgere lo Stato e gli enti locali”.

Salvatore Capuano è il padre di Andrea, scomparso giovanissimo nel febbraio del 2010 in un incidente in via Etnea nonostante avesse il casco: scivolò con il motorino sui residui di cera dei torcioni della Festa di Sant’Agata e morì dopo due settimane di agonia.

“Noi – ha rimarcato – siamo familiari di vittime della strada. Il nostro interesse non è il guadagno, ma far sì che quello che è accaduto ai nostri cari non accada ad altri”.

Belpasso, “spedizione punitiva” contro il superstite

Intanto, per quanto riguarda l’incidente di Belpasso, sono state riportate da diversi organi di stampa altre voci di una “spedizione punitiva” contro Giuseppe Cusimano, il quarantenne che era alla guida della Seat Leon e che è l’unico sopravvissuto, ricoverato nel reparto di Ortopedia dell’ospedale Cannizzaro di Catania.

Un gruppetto non meglio identificato, giovedì scorso, durante l’orario di visite, non potendo raggiungere Cusimano avrebbe aggredito suo padre dandosi poi alla fuga.

Sull’accaduto stanno indagando i Carabinieri.

Giuseppe Cusimano dopo l’incidente è stato sottoposto ai test per misurare i tassi di alcool e stupefacenti, ma non si conoscono ancora i risultati.

Intanto la Procura della Repubblica ha aperto un fascicolo sull’incidente ipotizzando il reato di omicidio stradale.

Pietro Crisafulli

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