Scontro Musumeci-Tar sulla bocciatura dell'ordinanza - QdS

Scontro Musumeci-Tar sulla bocciatura dell’ordinanza

Raffaella Pessina

Scontro Musumeci-Tar sulla bocciatura dell’ordinanza

sabato 26 Settembre 2020 - 00:12
Scontro Musumeci-Tar sulla bocciatura dell’ordinanza

Per i giudici la materia è di esclusiva competenza dello Stato. Il Governatore, "Era già tutto scritto. Roma eserciti le competenze o ci lasci fare". Ma i magistrati non ci stanno e rispondono: basta delegittimazioni. Faraone, "Batosta per il proconsole di Salvini"

PALERMO – Il Tribunale amministrativo regionale di Palermo ha dato torto al Presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, in merito alle competenze in materia di migranti. È stata infatti bocciata l’ordinanza sullo sgombero degli hotspot e dei centri di accoglienza in Sicilia, scaturita dall’emergenza sanitaria del Coronavirus.

Secondo i giudici del Tar, infatti, la competenza in materia resta dello Stato e il provvedimento del presidente della Regione pertanto non è legittimo. La terza sezione del Tar Sicilia – con sentenza del presidente Maria Cristina Quiligotti, Maria Cappellano, consigliere estensore e Anna Pignataro, consigliere – ha bocciato nei fatti il provvedimento del governatore siciliano. “Il potere di disciplinare l’immigrazione – scrivono i giudici – rappresenta un profilo essenziale della sovranità dello Stato, in quanto espressione del controllo del territorio. Potere, al quale si correla il controllo giuridico dell’immigrazione di esclusiva competenza dello Stato a presidio di valori di rango costituzionale”.

Duro il commento del Governatore alla sentenza che lo penalizza. “Era già tutto scritto – ha detto Musumeci -. Solo chi non conosce il rito amministrativo poteva attendersi una pronuncia diversa dal decreto monocratico. O qualcuno pensava che il collegio del Tar avrebbe smentito il suo presidente? I siciliani sanno bene che senza la mia azione, Roma non si sarebbe mai svegliata sul tema migranti. E lo dicono i fatti: tutti i provvedimenti adottati dal governo centrale sono successivi. I fatti, per fortuna, parlano più delle ideologie. E i fatti dicono con chiarezza che in Sicilia gli hotspot continuano ad essere fuori legge e non adeguati alle norme Covid. Roma rivendica competenze? Le eserciti davvero, oppure lasci fare alla Regione”.

Una vicenda questa, che si trascina ormai da mesi e cioè da quando, complice la bella stagione e il mare calmo, una enorme quantità di barchini è giunta sulle coste dell’isola di Lampedusa, con centinaia di migranti provenienti dalle coste dell’Africa. A quel punto si è creata anche un’emergenza sanitaria a causa dell’epidemia del Coronavirus, nell’impossibilità di controllare il contagio sui nuovi arrivati che peraltro, una volta trasferiti nei porti siciliani, invece di rispettare la quarantena, tentavano la fuga. A quel punto Musumeci ha chiesto lo stato di emergenza e, provocatoriamente ha emesso un’ordinanza di sgombero per tutelare la cittadinanza, con la consapevolezza che il governo centrale sarebbe intervenuto. Sta di fatto che ad oggi nell’hotspot di Lampedusa sono rimasti una quarantina di migranti e altri stanno completando sulle navi la quarantena. Il dibattito adesso si sposta in altre sedi istituzionali, quelle dell’Unione Europea, per rivedere il trattato di Dublino, e dove il governo italiano cercherà di ottenere condizioni più favorevoli, legate ad un’equa distribuzione dei migranti fra le nazioni. La soluzione proposta dalla presidente della Commissione Europea Ursula Von Der Leyen prevede però ben altre soluzioni che non piacciono all’Italia che teme di diventare il “campo profughi d’Europa”.

Raffaella Pessina

I giudici amministrativi, “basta delegittimazioni”

“Il Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa rivolge a tutti i soggetti titolari di ruoli istituzionali e a tutte le forze politiche l’invito ad astenersi dalla strumentalizzazione delle vicende giurisdizionali”.

E’ stata ferma e decisa la critica che i giudici amministrativi italiani hanno rivolto in una nota “ai soggetti istituzionali in generale e in particolare al governatore siciliano Nello Musumeci”.

“Basta delegittimazioni” è il messaggio dopo le “dichiarazioni del Presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, riferite al decreto cautelare con il quale il Presidente della Terza Sezione del Tar Sicilia ha accolto l’istanza cautelare proposta dal Governo contro l’ordinanza regionale che aveva disposto la chiusura e lo sgombero dei centri di accoglienza per migranti”.

I vertici della Giustizia amministrativa, “fermo restando il libero dibattito” sulle decisioni dei giudici, invitano “tutte le forze politiche a osservare il dovuto rispetto per le persone dei magistrati impegnati nel servizio di giustizia, che costituisce la prima e ineliminabile garanzia di imparzialità, nell’interesse di tutti”.

E ha ricordato come la presidente della Terza sezione del Tar, Maria Cristina Quiligotti, fosse stata accusata da Musumeci di esser stata “consulente del governatore della Regione Lazio Nicola Zingaretti”, mentre “esponenti del centrodestra” avevano ricordato “che la magistrata è stata anche consulente di Berlusconi e Calderoli”.

Faraone, batosta per Musumeci, proconsole di Salvini

E dopo la querelle il presidente dei senatori di Italia vivam Davide Faraone, ha commentato: “Dopo la batosta elettorale di Salvini, arriva quella giudiziaria al suo proconsole in Sicilia con la decisione definitiva del Tar di bocciare l’ordinanza di Musumeci “.

Un atto che, secondo Faraone, “mette la parola fine alla sua sceneggiata elettorale, a quel favore che voleva fare al capo della Lega nel bel mezzo delle elezioni regionali”.

“L’avevo detto – ha aggiunto – e ho pure presentato una denuncia per abuso d’ufficio”.

“Ha fatto perdere credibilità alle Istituzioni siciliane”

“L’ordinanza sventolata dal presidente della Regione siciliana – ha concluso – era carta straccia elevata a legge. E siccome i pieni poteri non li abbiamo dati a Salvini, pensate se potevamo concederli a Musumeci. Ha guadagnato qualche intervista televisiva in più ma ha fatto perdere credibilità alle Istituzioni della Sicilia”.

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