Trasformare il divario in opportunità. Sud e Sicilia, la forza dell’arretratezza - QdS

Trasformare il divario in opportunità. Sud e Sicilia, la forza dell’arretratezza

Carlo Alberto Tregua

Trasformare il divario in opportunità. Sud e Sicilia, la forza dell’arretratezza

martedì 30 Giugno 2020 - 00:00

In questi ultimi trent’anni il divario fra Settentrione e Meridione è aumentato notevolmente. Mentre lì gli investimenti sono stati copiosi, sia nel settore delle infrastrutture pubbliche e private che per la moltiplicazione delle fabbriche e la loro specializzazione in prodotti ad alto valore aggiunto da esportare.
Anche l’agricoltura ha fatto passi da gigante. Ricordiamo che in Valdobbiadene, cinquant’anni fa si sono inventati il Prosecco e oggi si vendono centinaia di milioni di bottiglie in tutto il mondo, in numero maggiore che non lo spumante.
Certo, si dirà che questo è frutto della capacità di quegli imprenditori e di una sorta di civismo che è maggiore nella Pubblica amministrazione. Però questo ha aumentato la differenza tra reddito pro capite, Pil, reddito fiscale e altri parametri noti, per cui occorre che il Governo in carica, questo o un altro, ponga mano alla crescita del Sud, in modo che entro i prossimi dieci anni si possa raggiungere il sospirato livellamento con il Nord.

Sembrerà un paradosso, ma l’arretratezza del Sud e della Sicilia possono diventare la loro forza, perché qui si deve costruire tutto, mettere insieme un sistema imprenditoriale più efficiente, sostenendolo nell’esportazione; il nuovo lavoro porterebbe beneficio ai consumi e così via.
Non crediamo che la rappresentanza parlamentare del Nord sia contraria alla crescita del Sud, perché l’aumento del livello economico meridionale porterebbe indubbi vantaggi a tutto il Settentrione, non fosse altro per l’aumento dei consumi e l’attrazione di imprese del Nord, che qui verrebbero a costruire le infrastrutture mancanti, soprattutto quelle riguardanti le reti ferroviarie e autostradali.
In Germania, vi era questo scenario il 9 novembre del 1989, ma i cancellieri del Paese tedesco, a cominciare da Helmut Kohl, immediatamente destinarono enormi risorse ai Lander dell’Est i cui parametri oggi sono equiparati a quelli dell’Ovest e inoltre hanno dato la cancelliera Angela Merkel, che si è dimostrata donna e politica di eccezionali livello e sensibilità.
Non serve che le risorse siano attinte dal Bilancio dello Stato per costruire le infrastrutture necessarie al movimento di uomini e cose, perché tutto il Sud dispone di qualche decina di miliardi di risorse europee, in buona parte non utilizzati alla fine del settennio.
Può ricorrere a prestiti a tassi agevolati della Banca europea per gli investimenti, denaro da chiedere alla Cassa depositi e prestiti (che detiene il risparmio postale per due o trecento miliardi), oltre ad attingere al sistema bancario, che è sempre pronto a finanziare le attività che funzionano e non certo quelle fallimentari.
Chi dice che la banca non gli da soldi è perché non li merita. Spesso, alcuni imprenditori meridionali vogliono iniziare l’attività più per attingere ai fondi pubblici che non perché hanno in animo di realizzare un progetto industriale che funzioni e generi ricchezza, occupazione e imposte. Ovviamente si tratta di una minoranza di persone, che tuttavia danno il cattivo esempio.

Dunque, l’arretratezza può rivelarsi una forza. Ma com’è che la classe politica meridionale non porta al Governo nazionale questo argomento, che è di per sé convincente? Perché la classe politica meridionale, quando arriva in Parlamento, si comporta in modo subordinato, quasi con la mentalità da accattone?
Probabilmente perché deputati e senatori si sono sentiti miracolati, in quanto baciati dalla fortuna, che li ha trasformati da disoccupati o percettori di modesti redditi in persone ricche, con diecimila euro al mese di emolumenti, benefici e privilegi di ogni genere.
Per amore della verità bisogna dare atto al Movimento 5 stelle di far restituire ai parlamentari una parte dei propri compensi. Gesto che invece altri non hanno emulato, perché il loro egoismo è ai massimi livelli.
Ma al di la di questo aspetto, un po’ tutti i 945 membri del Parlamento cincischiano, rinviano, prendono tempo o perdono tempo, anziché prendere decisioni valide, ferme e di immediata attuazione. A loro cosa importa degli italiani!

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