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Truffe alle assicurazioni: operazione a Palermo, sedici arresti

redazione

Truffe alle assicurazioni: operazione a Palermo, sedici arresti

mercoledì 15 Maggio 2019 - 10:15
Truffe alle assicurazioni: operazione a Palermo, sedici arresti

Nuova indagine, stavolta dei Carabinieri, sui falsi sinistri. Ci sono anche 25 misure cautelari. I precedenti sono, a Palermo, la banda degli "spaccaossa" e a Catania gli arresti di qualche giorno fa

Una nuova banda specializzata in truffe alle assicurazioni è stata scoperta a Palermo dai Carabinieri che hanno eseguito un’ordinanza nei confronti di 41 persone accusate di associazione per delinquere finalizzata alle frodi assicurative, lesioni gravissime, falso, calunnia, autocalunnia, rapina e intercettazione abusiva.

Gli arrestati sono sedici, di cui nove ai domiciliari.

Ad altri 25 indagati è stata notificata la misura cautelare di presentazione alla Pg.

Le indagini – condotte dal Nucleo Investigativo del Gruppo di Monreale – hanno accertato l’esistenza di un’associazione per delinquere specializzata nelle truffe ai danni delle assicurazioni attraverso la simulazione di sinistri stradali con lesioni personali, nonché di altri delitti contro la persona, il patrimonio, la fede pubblica e l’amministrazione della giustizia.

Il 15 aprile scorso un’altra operazione, condotta dalla Polizia e dalla Guardia di finanza, aveva portato all’arresto di 42 persone che avrebbero fatto parte della cosiddetta banda degli “spaccaossa”, un’organizzazione che procurava gravi lesioni agli arti a persone indigenti inscenando falsi sinistri stradali per intascare cospicui risarcimenti.

In quell’inchiesta sono indagate complessivamente 250 persone.

E anche a Catania si sta indagando su fenomeni simili. Qualche giorno fa in manette sono finiti i genitori di un ragazzo di quindici anni, a sua volta denunciato, per aver inscenato un falso incidente stradale aggredendo poi l’automobilista.

I genitori sono stati arrestati dagli agenti del Commissariato Borgo Ognina per simulazione di reato, falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico, tentata truffa, calunnia, resistenza e oltraggio a pubblici ufficiali, violenza e minacce a pubblici ufficiali, associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata.

Il figlio è stato denunciato per gli stessi reati.

Tornando all’operazione di oggi a Palermo, uno dei “cuccioli”, così venivano chiamate le vittime dai componenti dell’organizzazione spaccaossa sgomitata oggi nel corso dell’operazione Over, ha raccontato ai carabinieri come è venuto a contatto della banda.

“Ero in cattive condizioni economiche – ha detto -, lavoravo al bar Kent di Capaci e ho saputo che c’era un tale Alessio che faceva parte di un’organizzazione che simulava incidenti stradali finalizzata alla truffa alle compagnie assicurative”.

“Alessio mi chiese se fossi interessato a partecipare ad un finto sinistro stradale, in particolare mi disse che comunque mi sarei dovuto far rompere uno o più arti – continua la vittima – Per non farmi cambiare idea lo stesso Alessio mi inviò anche un messaggio contenente minacce, intimandomi di non tirarmi indietro. Impaurito dalle minacce, alla fine ho ceduto alle sue richieste”. L’incidente fu organizzato il 30 ottobre. “E’ lo stesso Alessio che a bordo di una Fiat Panda – racconta – mi venne a prendere a Capaci e mi portò in viale Michelangelo. Qui c’erano tre persone che non conoscevo. In un appartamento mi fecero togliere il giubbotto mi fecero sdraiare e mi carteggiarono con carta vetrata il braccio sinistro. I graffi dovevano simulare lo sfregamento del gomito con l’asfalto. Poi mi misero il braccio su due mattoni di tufo e mi colpirono violentemente con un altro mattone della stessa specie per ben tre volte, anche se dopo il primo colpo io avessi chiesto in lacrime di fermarsi. I tre colpi mi provocarono una ferita lacero contusa con forte fuoriuscita di sangue e la frattura del braccio sinistro. Preciso che non sono stato anestetizzato, mentre le ferite provocate con la carta vetrata dovevano simulare i graffi dovuti allo sfregamento dell’arto sull’asfalto”. Dolorante e in lacrime la vittima venne portata sul luogo dell’incidente dove c’erano uno scooter e un’auto per inscenare l’incidente. Poi arrivarono i sanitari del 118 che portarono il giovane all’ospedale Villa Sofia.

Oggi è emerso anche che i componenti dell’organizzazione cosiddetta “spacca ossa”, arrestati nell’operazione Over, avevano tentato di ascoltare l’interrogatorio dei carabinieri nei confronti di un indagato, dotandolo di microspia.

Era il 23 gennaio dello scorso anno, ricostruiscono gli investigatori, quando Domenico Tantillo accompagnato da un avvocato si presentò nella stazione dei militari a Borgo Nuovo per essere sentito su un incidente stradale avvenuto il 30 ottobre del 2017.

Un falso incidente, ricostruiscono i carabinieri, inscenato all’insaputa dello stesso legale. Il giorno prima Tantillo aveva incontrato Alessio Cappello, componente dell’organizzazione, oggi arrestato, che gli aveva messo in un taschino del giubbotto un apparecchio per intercettazioni ambientali perché, voleva capire dalle domande fatte dai carabinieri se ci fosse o meno un’indagine sui falsi incidenti. Per questo chiese a Tantillo di andare in caserma con la microspia. Alessio non sapeva di essere intercettato.

E così durante l’interrogatorio, dal telefono sotto controllo i militari dell’Arma sentono anche le domande fatte in caserma dai loro colleghi. Capiscono subito che c’è una microspia che viene trovata nel giubbotto dell’indagato.

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