Visco: “Ue, Italia sia protagonista, le parole sono azioni” - QdS

Visco: “Ue, Italia sia protagonista, le parole sono azioni”

Patrizia Penna

Visco: “Ue, Italia sia protagonista, le parole sono azioni”

sabato 01 Giugno 2019 - 00:05
Visco: “Ue, Italia sia protagonista,  le parole sono azioni”

La relazione del governatore di Bankitalia: “paghiamo il prezzo di un contesto che, per servizi pubblici e rispetto delle regole, è poco favorevole all’ imprenditoria”

ROMA – L’Istat rivede al ribasso il dato sul Pil dei primi tre mesi dell’anno. Nel primo trimestre del 2019 il prodotto interno lordo,corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è aumentato dello 0,1% rispetto al trimestre precedente ed è diminuito dello 0,1% nei confronti del primo trimestre del 2018. La stima della variazione congiunturale del Pil diffusa il 30 aprile 2019 era stata di +0,2% e quella tendenziale di +0,1%.

Nello stesso giorno in cui l’Istituto nazionale di Statistica ha diffuso la stima al ribasso del Pil del primo trimestre 2019, è giunto anche il monito del governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco il quale nelle sue Considerazioni finali ha parlato di un’Italia ancora in forte sofferenza, che “fatica a riprendersi dalla doppia recessione” e a farne le spese sono da una parte l’occupazione, che scende, e dall’altra il disagio sociale che invece aumenta.

Il nostro Paese “paga il prezzo di un contesto che, per qualità dei servizi pubblici e rispetto delle regole, è poco favorevole all’attività imprenditoriale”. Visco ammette che le difficoltà economiche patite dal nostro Paese sono amplificate al Sud che ha risentito della doppia recessione più del resto del Paese: “Qui deve innanzitutto migliorare l’ambiente in cui le imprese svolgono la propria attività, in primo luogo con riferimento alla tutela della legalità”.

L’economia nazionale, sottolinea il governatore, “risente di un ritardo tecnologico grave, frutto di una struttura produttiva frammentata e sbilanciata verso aziende che trovano difficoltà a crescere e a innovare. Subisce il peso delle distorsioni prodotte dall’evasione fiscale e quello del debito pubblico, che rende più costosi i finanziamenti per le famiglie, per le imprese e per le banche, oltre che per lo stesso Stato”.

Secondo Visco aumentare il deficit pubblico è una mossa che può rivelarsi “poco efficace” e “controproducente”. Con la frenata dell’economia, poi, il debito pubblico potrebbe essere più elevato rispetto alle previsioni del governo nel Documento di economia e finanza (Def). “Come riconosciuto anche nel Def – sottolinea Visco – il rallentamento congiunturale tende ad accrescere il disavanzo pubblico per l’anno in corso. L’aumento dell’incidenza del debito sul Pil potrebbe superare quello indicato nei programmi del governo (pari a quasi mezzo punto percentuale), che scontano incassi da privatizzazioni per circa 18 miliardi (un punto percentuale del Pil)”.

Il governatore è entrata a gamba tesa anche sul difficile dialogo tra l’Italia e l’Unione europea, esortando il governo italiano ad avere un ruolo costruttivo perché, citando il filosofo Ludwig Wittgenstein, “le parole sono azioni”. “Addossare all’Europa – ha sottolineato – le colpe del nostro disagio è un errore, non porta alcun vantaggio e distrae dai problemi reali. Saremmo stati più poveri senza l’Europa, lo diventeremmo se dovessimo farne un avversario”.

“L’appartenenza all’Unione europea – secondo Visco – è fondamentale per tornare su un sentiero di sviluppo stabile: è il modo che abbiamo per rispondere alle sfide globali poste dall’integrazione dei mercati, dalla tecnologia, dai cambiamenti geopolitici, dai flussi migratori. La crescita istituzionale dell’Europa ha accompagnato quella economica di tutti i paesi del continente: ha aperto un mercato più ampio alle imprese e ai consumatori, reso disponibili maggiori fondi a sostegno delle aree svantaggiate, facilitato la cooperazione in campi strategici, garantito un quadro di stabilità monetaria”.

In chiusura, Visco non ha mancato di sottolineare l’urgenza di un’ampia riforma fiscale, che riordini quel “complesso” articolato di “nuove forme di tassazione”, “agevolazioni e esenzioni” che si è “stratificato” dagli anni settanta, e punti a incentivare lavoro e imprese.

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