Violenza domestica perché non si piega all'Islam - QdS

Violenza domestica perché non si piega all’Islam

redazione web

Violenza domestica perché non si piega all’Islam

martedì 28 Aprile 2020 - 12:46

Una giovane è stata sequestrata a Sant'Agata di Militello nel Messinese perché si ribellava al velo e a un matrimonio imposto. La madre e il fratello della ragazza sottoposti a misura cautelare per maltrattamenti e lesioni

La Polizia di Sant’Agata di Militello (Messina) ha eseguito la misura cautelare dell’allontanamento da casa e del divieto di avvicinamento alla persona offesa nei confronti di due cittadini stranieri, madre e figlio, riconosciuti responsabili di maltrattamenti in famiglia, lesioni e violenza privata in concorso.

Vittima una ragazza, aggredita dalla madre e dal fratello perché non si sarebbe voluta uniformare ai dettami religiosi islamici seguiti dalla famiglia.

L’indagine è stata avviata a seguito di una richiesta di intervento dell’ospedale che ha segnalato una violenza domestica ai danni di una donna arrivata al Pronto Soccorso con numerosi lividi sul corpo.

Alle domande poste dagli agenti, i familiari hanno risposto che si era fatta male cadendo, ma dalle indagini è emerso che la vittima veniva accusata dai suoi di avere uno stile di vita troppo vicino a quello occidentale, di non voler indossare il velo islamico e di avere la “colpa” di non voler sposare un uomo, sconosciuto, del suo paese di origine.

Le intercettazioni, telefoniche ed ambientali, hanno confermato le aggressioni, sia verbali che fisiche.

Alla giovane veniva impedito di uscire da sola, le erano state sottratte le chiavi di casa. Tutto avrebbe avuto origine dal rifiuto della persona offesa di sposare un estraneo.

Il fratello oltre a tirarle i capelli, la avrebbe colpita con una scopa e la madre le avrebbe legato le mani con delle corde.

I familiari avevano in programma di portarla nel paese di origine.

Dalle intercettazioni è emerso che la madre, convinta che la figlia fosse posseduta, con una scusa l’avrebbe voluta portare nel paese d’origine dove un “guaritore” l’avrebbe sottoposta a degli esorcismi per liberarla dal male.

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