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Zone franche montane, senatore D’Alfonso scrive al presidente Musumeci

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Zone franche montane, senatore D’Alfonso scrive al presidente Musumeci

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lunedì 22 Novembre 2021 - 18:35

I punti evocati da D’Alfonso sono cinque. Inizia dalla necessità di uno “strumento differenziato di promozione economica e amministrativa”.

“Il dossier sulle zone franche montane si è costruito, grazie al vostro intuito, su alcuni punti di indiscutibile certezza”.

È l’incipit di una nota inviata al presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, a firma del senatore, eletto in Abruzzo, Luciano D’Alfonso che presiede la Commissione Finanze e Tesoro di Palazzo Madama.

I punti evocati da D’Alfonso sono cinque.
Inizia dalla necessità di uno “strumento differenziato di promozione economica e amministrativa”, riferendosi anche alla semplificazione della “decisione pubblica e la razionalizzazione del procedimento amministrativo”.

Lo snellimento delle procedure amministrative è uno dei disegni di legge promossi dal senatore abruzzese e in Sicilia trova sponda nel pensiero del presidente dell’ARS, Gianfranco Miccichè.

Per i due, di opposti schieramenti politici, la parola d’ordine è “snellire sino all’essenziale indispensabile i procedimenti amministrativi, demolire tutto quanto c’è di contundente nel potere degli uffici nei confronti dei diritti del cittadino”.

Oltre alla fiscalità di sviluppo lo snellimento delle procedure sarebbe una manna dal cielo per chi ancora resiste nelle aree interne dell’Isola che vivono disagi di ogni tipo.

“Le citate convenienze”, secondo D’Alfonso, “sono state realizzate compiutamente”, almeno per quanto riguarda “l’assetto normativo” che renderà possibile l’istituzione delle zone franche montane in Sicilia. Per il resto (burocrazia, ndr) c’è ancora molto da lavorare.

Al terzo punto il senatore evidenzia la “dimensione della priorità”, data alla materia dalla Commissione che presiede “a proposito dell’attività istruttoria”.

«Siamo stati minuziosamente sollecitati – riferisce a QdS.it il presidente D’Alfonso – sia dalla Regione che dalle espressioni più attive dei mondi vitali della Sicilia».

E non solo, afferma D’Alfonso al quarto punto: “la legittimità dell’intero itinerario normativo è stata facilitata da un nutrito dossier di studi messo in campo dalla stessa Regione Siciliana”.

Il dossier (clicca QUI per consultarlo) è composto anche da autorevoli interventi di esperti del mondo accademico e imprenditoriale. Tra questi Maurizio D’Amico, membro dell’Executive Board della Federazione Mondiale delle Zone Franche e delle Zone Speciali (FEMOZA).

Il presidente della Commissione chiude la nota con un riferimento, più volte riportato nella copiosa documentazione prodotta anche dal Comitato regionale ZFM.

Le risorse finanziare graveranno direttamente e indirettamente sul bilancio della Regione Siciliana, ovvero, all’interno del quadro degli accordi tra lo Stato e la Regione.

La disponibilità economica, quindi, c’è e non costituisce aiuto di Stato, sarebbe tutto rimandato alla mera volontà politica.
D’Alfonso è chiaro su questo punto, evocando una sentenza della Corte di Giustizia Europea del 6 settembre 2006, causa C-88/03.

Nella sostanza, secondo la Suprema
Corte, le zone franche montane in Sicilia si possono istituire alle seguenti
condizioni: che siano adottate da un’autorità territoriale dotata, sul piano
costituzionale, di uno statuto politico e amministrativo distinto da quello del
Governo centrale. La Sicilia ha una carta Costituzionale propria ed è in
vigore.

La decisione sia presa senza possibilità di un intervento diretto da parte del Governo centrale in merito al suo contenuto. L’ARS il 17 dicembre 2019 ha approvato lo strumento normativo, inviato all’attenzione delle Camere in quanto la delibera di Giunta n° 197/2018, sull’attuazione dello Statuto in materia finanziaria, non è stata incomprensibilmente approvata dalla Commissione Paritetica Stato-Regione. Inoltre, le conseguenze economiche di una riduzione dell’aliquota nazionale applicabile alle imprese presenti nella Regione non devono essere compensate da sovvenzioni o contributi provenienti da altre Regioni o dal Governo. Quest’ulteriore condizione è compatibile con tutto l’impianto della Legge. Ovvero, le risorse da destinare devono essere nella disponibilità della Regione.

D’Alfonso, a conclusione dell’ennesimo accorato appello, auspica che “il meritorio cantiere partito dalla Sicilia, per la Sicilia” non si invalidi e che il governo regionale accetti “l’impianto che si è delineato nei rapporti tra la Regione Sicilia e il MEF, all’interno dell’accordo Stato-Regione”.
Insomma, il senatore abruzzese, ha percepito che in questa Legge di prospettiva, la prima nella storia dell’ARS, emerge una “vera e propria capacità di liberazione, dopo tanti decenni”.

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