Ok al reddito minimo, 400 € al mese per i poveri

Dopo le norme sulle coppie di fatto, in Sicilia arriva anche il reddito minimo per le famiglie povere, con un assegno non superiore a 400 euro al mese, per ora soltanto nel 2014. La norma del governo è stata approvata dall’Assemblea regionale che sta discutendo gli ultimi articoli della manovra finanziaria. Tecnicamente si chiama “sostegno all’inclusione attiva” (Sia), è istituito un fondo con 15 milioni di euro, alimentato dai ribassi d’asta relativi ai contratti di servizio stipulati dall’amministrazione, per finanziare la misura.
 
Un milione di euro in particolare è destinato alle strutture accreditate preso l’Agea (Fondazione Banco alimentare-Banco delle opere di carità) che operano in Sicilia per l’organizzazione di servizi di emergenza alimentare. Le modalità di accesso al fondo e di integrazione al reddito saranno definite entro 120 giorni con decreto dell’assessore alla Famiglia.
 
La norma è stata accolta in modo molto diverso sia all’interno della stessa maggioranza che tra le opposizioni.
“Invito il governo a ritirare una norma che non assicura trasparenza circa l’utilizzo delle somme e rischia di rispolverare vecchie logiche assistenzialiste e clientelari”. L’ha detto il parlamentare regionale del Pd, Giovanni Panepinto intervenendo in aula riguardo all’articolo 41 della legge di stabilità sull’introduzione del reddito minimo garantito. “
 
Per l’erogazione dei 15 milioni di euro in dotazione alla legge – ha spiegato Panepinto – servono regole chiare ed organiche, con l’eventuale coinvolgimento dei Comuni. Pur comprendendo la necessità di norme che assicurino assistenza alle tante famiglie siciliane che vivono situazioni di disagio e apprezzando il tentativo del Governo di dare risposte ai cittadini – ha concluso – non posso che essere contrario a una norma che in assenza di regole certe creerebbe solo confusione e disparità di trattamento”.
 
Anche un altro parlamentare dei democratici predica prudenza. “La norma a sostegno delle famiglie povere è giusta, ma occhi aperti. Chiedo all’assessore – ha affermato il deputato regionale Fabrizio Ferrandelli – la massima vigilanza per evitare che gli estorsori di voti e di diritti, soprattutto nelle periferie, speculino sulla disperazione e sul bisogno della gente per barattare voti o per fare affari”.
“A cominciare per esempio – ha messo in guardia Ferrandelli – dalla richiesta di denaro per la compilazione di moduli e per seguire l’iter della pratica”.
 
Entusiasta l’Udc con il capogruppo Lillo Firetto. “Il ‘Sostegno all’inclusione attiva’ – ha spiegato il deputato centrista – è una misura importante che permetterà di contrastare l’esclusione sociale e le difficoltà economiche di tanti siciliani”.
“Non si tratta di un reddito di cittadinanza rivolto indistintamente a tutti – ha continuato Firetto – piuttosto di un sostegno ai poveri, identificati come tali, da una prova dei mezzi effettuata secondo criteri articolati e omogenei a livello nazionale: è comunque un patto di reciproca responsabilità tra il beneficiario e l’amministrazione pubblica, che si impegna a offrire adeguati servizi di accesso e di sostegno”.
 
Posizioni divergenti nel centrodestra. Estremamente critica Forza Italia. “La Sicilia e i siciliani hanno bisogno di lavoro, di politiche che riattivino immediatamente la produzione industriale, artigianale, agricola, che rivitalizzino il settore del turismo e dell’arte. I nostri concittadini non ne vogliono sapere di un malsano assistenzialismo sinonimo di isolamento, arretratezza e immobilismo”. Lo afferma il senatore Vincenzo Gibiino, coordinatore del partito di Berlusconi in Sicilia.
 
Aperture, invece, arrivano dal Nuovo centro destra di Angelino Alfano. “Bene la norma che prevede un intervento positivo sul cosiddetto reddito minimo il quale, comunque, deve essere gestito da un regolamento volto a evitare illegittimità e abusi, ma facciamo anche il massimo perché di questi interventi non si debba più aver bisogno”. Lo ha affermato il capogruppo del Ncd, Nino D’Asero.
 
Durissima, infine, la posizione del Partito dei siciliani-Mpa. “Quindici milioni da dividere fra le oltre 180mila famiglie siciliane che vivono in indigenza, servono solo ad innescare una guerra fra poveri o ad elargire una piccola elemosina di appena 83-85 euro”, hanno tuonato i parlamentari Roberto Di Mauro e Toti Lombardo.