Da questa fotografia così cruda ma reale s’individuano alcune cause che indichiamo. La prima riguarda un’attaccamento a modi di fare, a comportamenti e a sentimenti superati della popolazione, soprattutto quella del Sud, ancorata a due secoli precedenti.
Fra i vecchi modi di pensare il più pericoloso è quello secondo il quale bisogna cercare il posto fisso, meglio ancora se pubblico. Un modo di pensare devastante, soprattutto alla fine del XX secolo e l’inizio del XXI, in cui è cominciata la globalizzazione, che procede a grandi passi mettendo in competizione tutte le parti del mondo.
World trade organization, l’Organizzazione mondiale del commercio, attrae sempre più Paesi del mondo che sottoscrivono regole di concorrenza e abbattimento dei dazi protezionistici che la impediscono. I Paesi aderenti sono 159 più 25 osservatori.
Gli Stati Uniti, già dal 1992, hanno firmato insieme a Canada e Messico il Nafta (North american free trade agreement), ovvero l’ Accordo nordamericano per il libero scambio, mediante il quale i tre Paesi hanno liberalizzato le transazioni commerciali. Sono in corso trattative per firmare analoghi patti con l’intera Europa e con l’Estremo Oriente. Se gli accordi andranno in porto, la globalizzazione farà un grosso passo avanti.
Quanti giovani hanno voglia di sacrificarsi per imparare nuovi mestieri ed apprendere quanto necessario per poterli trovare?
Vi è una seconda causa dei risultati scoraggianti emersi dal rapporto McKinsey, e riguarda le istituzioni, le quali governano una burocrazia totalmente obsoleta e disinteressata al benessere del Paese e dei suoi cittadini, perché concentrata sui propri egoismi e sui propri interessi personali.
In Sicilia, 65 Centri per l’impiego, a cui si aggiungono gli Uffici provinciali del lavoro, pagano circa 3.000 stipendi ogni mese. A questi si aggiungono altri 1.770 dipendenti degli ex sportelli multifunzionali, con il risultato di produrre il topolino: l’8% dei richiedenti che trovano lavoro. Uffici inutili che servono solo a pagare stipendi a persone demotivate che, non sembri un paradosso, si sentono socialmente inutili, perché non servono nessuno.
Eppure ci sarebbe grande necessità di unire domanda e offerta di lavoro. Il QdS, in questi anni, ha pubblicato quasi 10 mila opportunità che non hanno avuto risposta, un vero peccato. è vero che bisogna rendere flessibile l’ingresso nelle imprese, ma è anche vero che va resa altrettanto flessibile l’uscita.
Per questo occorre attivare un processo di sviluppo che consenta alle imprese di crescere. Così si genera il lavoro, non con le chiacchiere.