Sosteniamo, non da ora, che anche i consiglieri regionali dovrebbero lavorare gratis, salvo il rimborso delle spese vive sostenute per la logistica (trasporti, alloggi e ristorazione). Nessuno ha prescritto a chi vuol fare quest’attività di servizio che debbano mantenersi collaboratori pagati coi nostri soldi. Chi vuole fare campagna elettorale deve contare sui contributi volontari dei propri sostenitori. Peraltro, la recente legge sul finanziamento dei partiti (L. 13/2014) prevede sgravi fiscali a favore dei benefattori e dei sostenitori.
La politica ha un costo, ma esso non dev’essere sostenuto dalla collettività, bensì dalle comunità che sono favorevoli a questo o all’altro partito. Non c’è nessuna ragione che io cittadino, se non vado a votare o se voto per il partito A, di fatto finanzio il partito B e i suoi rappresentanti nelle Camere, nei Consigli regionali e in quelli comunali.
La politica è un’arte nobile, se è servizio, ripetiamo. Oppure è una cosa indegna, un’attività parassitaria, fatta per soddisfare egoismi e per tenere sulle cadreghe tanta gente inutile e dannosa perché non è capace neanche di badare a se stessa: parassiti puri e semplici.
Le grandi organizzazioni imprenditoriali, fra cui Confindustria e Confcommercio, ma anche quelle artigianali e agricole, i grandi sindacati, tutti gli Ordini professionali, le associazioni di consumatori vere (quelle fasulle non hanno titolo), le associazioni ambientaliste e tutti i pezzi della società, rappresentati da una classe dirigente, hanno il dovere di intervenire continuamente nella gestione della Cosa pubblica per portare all’opinione pubblica le nefandezze compiute, ma anche le inefficienze e le incapacità, mentre vanno citati tutti coloro che hanno operato meritevolmente.
I Club services, per non dimostrare l’inutilità della loro esistenza, dovrebbero effettivamente servire inserendosi giorno per giorno nelle attività di Comuni, Regioni e Stato, proponendo soluzioni e sanzionando in maniera inequivocabile tutti i comportamenti dilatori che mantengono la società italiana e locale in queste precarie condizioni.
Nessuno è esente da responsabilità, ma tutti dobbiamo concorrere a ribaltare questo grave stato degli italiani. Oppure siamo amebe.