Crisi: Sicilia ancora nel tunnel. Si rischia lo spopolamento

PALERMO – Giunge al ventottesimo edizione l’Osservatorio Congiunturale sull’economia, dal titolo “Forecasting The Future”. L’appuntamento pensato ed organizzato dalla Fondazione Curella si conferma l’evento dell’anno a tema politico, sociale e finanziario per l’intero Mezzogiorno.
 
Nelle sale dell’hotel delle Palme di Palermo sono stati affrontati i più svariati temi d’attualità; dalle possibili strategie per superare la crisi all’individuazione dei settori utili per un possibile cambio di rotta. L’evento si è aperto coi saluti del presidente della Banca Popolare Sant’Angelo, Nicolò Curella, alla quale è seguito l’intervento del sindaco Leoluca Orlando, il quale ha puntualizzato che “il Governo centrale e quello regionale dimenticano i comuni, come Anci abbiamo deciso di smetterla di fare i contabili senza risorse e attendere le riforme. Le riforme le facciamo meglio se le anticipiamo e le facciamo da soli. Abbiamo iniziato col Patto di Ventimiglia, abbiamo firmato anche il patto dell’arcipelago Palermo e firmeremo a dicembre il patto di Alcamo, comune capofila per un progetto ecosostenibile per la costa trapanese”. Nel corso del meeting si è segnato il 2008 come momento preciso d’avvio alla crisi, che ha portato cambiamenti radicali in tutti gli ambiti professionali.
 
L’Osservatorio della Fondazione Curella ha analizzato infatti ciò che è accaduto in Europa nel corso degli ultimi anni e ha investigato sulle varie alternative escogitate dalle nazioni per affrontare il difficile momento storico. Ovviamente poi l’attenzione si è concentrata su temi che interessano specialmente il Mezzogiorno del Paese. Dunque sono stati messi sotto la lente d’ingrandimento l’importanza della logistica, una possibile cancellazione del ponte sullo stretto, lo spopolamento di alcune aree geografiche del Sud e la fiscalità di vantaggio. L’economista Pietro Busetta nonostante tutto si mostra positivo e afferma: “Siamo vicini all’uscita dal tunnel, cominciamo a vedere la luce. L’Italia ha toccato il profondo rosso, ora è possibile prevedere una risalita ed un percorso di sviluppo dopo anni di previsioni buie”.
 
Busetta, economista, docente universitario e presidente della Fondazione Curella, aprendo la sua relazione, conferma: “L’Italia su 60 milioni di abitanti ha 20 milioni di occupati, uno su tre contro uno su due di Germania, Francia e Gran Bretagna. Ma se guardiamo l’Emilia Romagna il rapporto è uno a due, contro uno a quattro in Sicilia e Campania. Vuol dire che senza il Mezzogiorno l’Italia sarebbe già ripartita”.
 
E incalza: “Il Mezzogiorno e la Sicilia sono invece ancora nel tunnel – ha continuato Busetta – ma fermo restando le evidenti colpe del Mezzogiorno e della Sicilia, questo non vuol dire che è giusto abbandonare il malato. E’ un’Italia provinciale, basta pensare che il Governo finanzia l’alta velocità Bari-Napoli, escludendo di fatto tutto ciò che sta al di sotto o che viene scelta Matera capitale della cultura, città di bellezza sconvolgente, ma difficilmente raggiungibile. Palermo e Napoli non possono essere dimenticate se si vuol fare ripartite l’Italia, bisogna portare anche i grandi eventi. In Sicilia avremmo bisogno di far lavorare un altro milione di persone ed è impensabile che questo possa accadere – ha detto Busetta -. E’ più probabile che si vada verso uno spopolamento sempre maggiore. Non è un caso se in alcuni paesi vendono le case ad un euro. Non fatevi prendere in giro – ha aggiunto – da chi dice che turismo e agricoltura sono la medicina per la Sicilia. Malta fa 14 milioni di presenze come noi, ma gli occupati nel turismo sono solo il 40 per cento. Servono il manifatturiero di alta qualità e la logistica. E a proposito di logistica, il Ponte sullo Stretto è una cosa seria. Potrebbe collegare Mumbai al mondo occidentale passando per Augusta”.