Italkali rilancia sulla kainite, progetto da 250 mln e 300 nuovi posti di lavoro

PALERMO – Italkali punta sul rilancio della produzione di solfato di potassio. E lo fa con un progetto da 250 milioni di euro, prevedendo la creazione di 300 posti di lavoro, più l’indotto. Il progetto-kainite è stato presentato ieri dall’amministratore delegato di Italkali, l’avvocato Francesco Morgante, assieme al responsabile del programma Francesco Lanzino e Nicoletta Nemtisor, responsabile del progetto Sb Setec, la società siracusana che si è occupata della progettazione dell’impianto industriale.
L’investimento punta a ricostituire in Sicilia, nella miniera di Realmonte (Ag), la produzione di solfato di potassio, come primo stadio di un più ampio processo di valorizzazione di tutti i sali che compongono la kainite e per il quale Italkali è pronta ad aprirsi al mercato finanziario per reperire i fondi necessari. “La palla adesso passa alla Regione, chiamata in causa nella sua responsabilità istituzionale – ha spiegato Morgante – Cessato il ruolo improprio di socio, la Regione è chiamata a manifestare i propri intendimenti attraverso lo strumento vincolante della programmazione negoziata previsto dalla legge. Senza questo passaggio sarà difficile annunziare un piano finanziario credibile”.
Entrando nel dettaglio del piano, Lanzino ha detto che “da vent’anni l’Italia importa dall’estero tutto il solfato di potassio che serve per le colture di elevato valore e che per l’agricoltura biologica è indispensabile”. “La produzione nazionale era localizzata in Sicilia – ha aggiunto – ed è cessata definitivamente quando nel 1996 il governo della Regione ha stornato per spese correnti le dotazioni finanziarie che per legge (n. 8 del ‘91) erano state destinate alla realizzazione di condotte di smaltimento dei reflui che una legge precedente (n. 15 del ‘84) aveva imposto agli impianti di lavorazione dei sali potassici in esercizio. E così “Italkali – ha sottolineato – venne emblematicamente estromessa dalla miniera di Pasquasia che costituiva il punto di forza del compendio produttivo e che, da allora, è rimasta abbandonata al pubblico saccheggio”.
“è stato quindi ripreso in considerazione, per verificarlo e aggiornalo – ha affermato l’ad della Sb Setec, Giuseppe Ferruggio – il processo di lavorazione della kainite che era rimasto inutilizzato nei primi anni 50 del secolo scorso e che si caratterizza per l’assenza di ingredienti inquinanti e comunque estranei agli elementi di origine marina che compongono la kainite”. La Ge Water&Process tecnhnology Italy ha dunque effettuato la sperimentazione, riuscita, del processo in un impianto pilota, in collaborazione con il Cnr e già approvata dal ministero.