Bando Fondazione con il Sud. Ecco i beni siciliani vincitori

PALERMO – Villa Manganelli a Zafferana Etnea in provincia di Catania, la chiesa della Madonna della raccomandata a Sciacca, il castello di Federico II a Giuliana in provincia di Palermo, i Padiglione 10 e 20 dei Cantieri culturali alla Zisa di Palermo. Tutti e cinque i beni sono al momento in disuso, ma grazie al bando “Il bene torna comune” saranno restituiti alla collettività e utilizzati per fini sociali, da organizzazioni del terzo settore.
Il bando è promosso dalla Fondazione con il Sud che ha messo a disposizione 4 milioni di euro, provenienti da risorse private, per finanziare nel Mezzogiorno attività sociali e culturali economicamente sostenibili, capaci di favorire la piena fruizione dei beni e di sviluppare un processo virtuoso e duraturo di sviluppo locale. Nella prima parte del progetto enti pubblici e istituzioni hanno proposto i beni da valorizzare: in Sicilia ne sono stati proposti 68; 221 in tutto il Meridione. Di questi Fondazione con il Sud ne ha individuati complessivamente 14.
Nel dettaglio, Villa Manganelli è di proprietà dell’Ente Parco dell’Etna, la chiesa della Madonna della raccomandata appartiene al Comune di Sciacca, il castello di Federico II al Comune di Giuliana, i Padiglione 10 e 20 al Comune di Palermo. Gli immobili ora fanno parte di un bando, pubblicato dalla Fondazione, che scadrà il 14 luglio, ed è rivolto alle organizzazioni no profit del territorio, per identificare le migliori proposte di interventi socio-culturali.
Le proposte dovranno prevedere attività socio-culturali capaci di favorire la piena fruizione da parte della collettività dei beni individuati, ed essere economicamente sostenibili. Le partnership di progetto dovranno essere costituite da un minimo di tre soggetti, di cui almeno due appartenenti al terzo settore e al volontariato. Potranno inoltre essere coinvolte scuole, istituzioni, università, mondo economico e della ricerca. Le richieste di contributo non potranno superare i 500 mila euro, con una quota massima del 50% per i costi di ristrutturazione e di restauro del bene; la quota restante sarà a carico del beneficiario del contributo. Della proposta di progetto non potrà entrare a fare parte l’ente proprietario del bene, essendosi impegnato a concederne per almeno 10 anni la disponibilità all’assegnatario del contributo.
Per il presidente della Fondazione con il Sud, Carlo Borgomeo, “il bene torna comune” “sottintende una diversa concezione di responsabilità e di azione ‘pubblica’, che prevede la partecipazione di enti locali, privato sociale, mondo non profit, privati e cittadini, impegnati in una programmazione comune dello sviluppo”.