Lotta alla criminalità impegno per il territorio

 CALTANISSETTA – Lei è questore di Agrigento da poco più di due anni, come ha trovato la  situazione, sotto il punto di vista della sicurezza del territorio, al momento del suo insediamento?
“Agrigento, così come viene riportato spesso dagli organi di informazione e dal Sole 24 ore, che stila ogni hanno una classifica generale sulla vivibilità delle città italiane, è all’ultimo posto in Italia e viene indicata come la città con il più alto grado di mafiosità. Un altro grande problema che attanaglia Agrigento è quello dell’immigrazione dei clandestini. Sino al mese di maggio la provincia è stata il centro della clandestinità. Punto nevralgico è stata Lampedusa dove sono giunti 43 mila persone dalle coste africane. Una situazione di grande emergenza che ci ha visti impegnati con oltre 600 uomini solo a Lampedusa e che oggi fortunatamente si è ridotta anche grazie alla scelte del Governo di impedire che a Lampedusa arrivino più gli extracomunitari, anche alla luce degli accordi internazionali portati a termine. In questa occasione sono stati effettuati controlli a tappeto nei due centri: il centro di prima accoglienza e il centro di identificazione ed espulsione (Cie). Emergenza che ha visto il culmine con la sommossa e la fuga dai centri, l’invasione dell’isola e l’incendio appiccato al Cie”.
Qual è oggi la situazione della clandestinità?
“Attualmente il fenomeno è marginale, ripeto grazie anche le scelte del Governo e gli accordi internazionali che hanno suscitato non poche polemiche, circa la riconsegna degli immigrati ai loro paesi d’origine. Il flusso migratorio si è spostata da Lampedusa a Porto Empedocle, con alcune barche che arrivano con massimo 15-20 persone. Qui gli immigrati vengono ospitati nella struttura allestita all’interno del porto, visto che Porto Empedocle non ha né un centro di prima accoglienza né un centro di identificazione e espulsione. Gli immigrati vengono visitati, rifocillati, rivestiti e restituiti. I centri di Lampedusa ancora esistono perché non tutti gli extracomunitari giunti in Sicilia sono stati mandati via, quindi si prosegue sempre a controllare la zona con un minimo di vigilanza”.
Qual è la fotografia dell’attuale situazione sulla criminalità, il controllo e della sicurezza del territorio?
“La fotografia di Agrigento è quella di una città che ha vissuto e vive con i proventi delle estorsioni e con i grandi lavori. Ma Agrigento è stata anche uno dei primi luoghi in cui gli imprenditori di Confindustria si sono ribellati, denunciando le estorsioni”.
Che livello di estorsioni c’è ad Agrigento?
“Il livello precedente alle denuncie di Confindustria era altissimo, oggi la percentuale si è notevolmente abbassata. Si respira ancora l’aria nuova della ribellione di cui sono stati propulsori gli industriali di Confindustria, che hanno avuto il coraggio di denunciare ed espellere dalle loro file i conniventi e coloro che accettavano il pagamento del pizzo senza denunziare la situazione. In queste settimane la Confindustria, ha tra l’altro, incontrato il presidente della Commissione Antimafia Pisano, a conferma, che Agrigento ha già fatto tanti passi avanti, chiedendo che ne vengano fatti altri con qualche altro sforzo in più da parte dello Stato, affinchè le forze dell’ordine sul territorio possano essere ulteriormente incrementate, al fine di debellare in modo più incisivo la criminalità organizzata. Uno dei problemi della criminalità è rappresentato anche dai grandi appalti. Attualmente stiamo puntando l’attenzione su due grandi appalti, il primo quello del raddoppio della s.s. 640 che collega Caltanissetta-Agrigento e l’altro la realizzazione del rigassificatore di Porto Empedocle. Abbiamo anche creato degli appositi tavoli tecnici assieme alle altre istituzioni per vigilare su questi appalti, in modo che vi sia trasparenza e non vi entri la criminalità organizzata”.
Qual è invece il fenomeno della microcriminalità in città?
“Sotto questo punto di vista la città è molto sicura, certo la microcriminalità esiste ma è marginale. Si tratta di contraffazione di marchi, piccolo spaccio e qualche episodio di prostituzione”.
 

 
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Di quanto personale in organico dispone la questura? Si tratta di un numero sufficiente oppure no?
“La questura dispone di 700 uomini, di cui 70 dediti solo alla squadra mobile. Quest’ultima non è stata mai penalizzata dai problemi dell’immigrazione ed ha continuato a lavorare per la lotta alla criminalità e la ricerca dei latitanti su cui si sta lavorando duramente. Certo l’organico risale ai parametri fissati al 1989, comunque siamo a pieno regime e disponiamo di qualche unità in più, anche se sono dell’idea che più siamo più possiamo fare”.
Cosa si sta facendo per avvicinare di più il cittadino alle Forze dell’ordine e al concetto di legalità?
“La chiave di volta del problema della mafia è stata quella di parlare del problema. Noi partecipiamo attivamente agli incontri sulla legalità organizzati nelle scuole, affrontando i problemi, portando esempi concreti al fine di sensibilizzarli e sviluppare in loro una mentalità antimafia. Da parte nostra c’è la massima disponibilità a collaborare”.
Qual è il rapporto che avete con gli altri enti e le istituzioni locali e a che punto è l’informatizzazione?
“Esiste un rapporto di collaborazione e di sinergia con le altre istituzioni. Da questo punto di vista, come ho già ribadito nel corso della festa della polizia, Agrigento vive un momento magico. Per l’informatizzazione, siamo ad un ottimo livello. Grazie ai sistemi informatici siamo in grado di collegarci con il Comune e la Camera di commercio e procedere meglio nelle nostre indagini risparmiando tempo ed energie”.