Mario Giordano: “Una rete territoriale sempre vicina ai clienti”

Qual è l’attività principale di IBL Banca?
“Noi siamo una banca specializzata nel settore della cessione del quinto dello stipendio, un finanziamento personale disciplinato da una legge dello stato e rivolto principalmente ai dipendenti e ai pensionati.  Mi riferisco in particolar modo ai dipendenti pubblici e statali, ed anche a quelli di aziende private.
La cessione del quinto dello stipendio ha un taglio medio di 20-25 mila euro. La sua peculiarità è che la rata viene trattenuta in busta paga. Prevede coperture assicurative ed una gestione su misura, ai fini della sostenibilità della rata.
Ed è un finanziamento in cui si riscontra una valenza sociale.
L’aspetto da sottolineare, quindi, è duplice. Con la cessione del quinto, infatti, la banca ha  una garanzia sul credito e al contempo può finanziare anche soggetti che magari non sarebbero finanziabili con altre tipologie di prestiti.
Ci tengo a sottolineare questa funzione anche sociale del finanziamento tramite cessione del quinto dello stipendio o della pensione, che negli ultimi anni è stato oggetto di una sempre maggiore bancarizzazione.”
È prevista anche la concessione di mutui?
“No, per il momento ci dedichiamo alla cessione del quinto, che rappresenta il nostro core business. Siamo il primo operatore in questo settore, con una quota di mercato di circa il 14 per cento al 31 dicembre 2015.
La nostra rete è presente in tutte le maggiori città d’Italia. Abbiamo, ad oggi, quarantanove filiali,  frutto della  scelta industriale e strategica che fu  fatta, a suo tempo, nel 2004, quando è stata avviata l’attività come banca.
La società, infatti, ha una sua tradizione che risale al 1927, e ha sempre operato in questo settore del credito rateale. Ma è nel 2004 che c’è stata la trasformazione in banca. E la politica di espansione territoriale che abbiamo scelto è stata quella di essere presenti nelle grandi città, nei capoluoghi di provincia, da Nord a Sud, da Udine fino a Siracusa”.
Ecco, in Sicilia in che misura siete presenti?
“Nell’Isola abbiamo due filiali su Palermo, e poi siamo a Messina, Catania e Siracusa.
Tra l’altro, per l’elevato numero di dipendenti pubblici e statali e di pensionati, la Sicilia per noi potrebbe rappresentare la prima regione in termini di volumi erogati nella cessione del quinto. La Sicilia però, e più in generale il Sud Italia, non è un territorio facile. Il siciliano, per esempio, per tradizione è più legato agli uffici postali o a banche del territorio.Noi abbiamo avuto una crescita graduale nel tempo, anche nell’attività di raccolta. E questo conferma che, ovunque, lavorare con competenza e serietà, non tradire la fiducia dei clienti, è premiante”.
In Sicilia abbiamo seguito con interesse l’evoluzione in questi ultimi dieci anni del Credito Valtellinese (o Credito Siciliano) – che sta andando molto bene – e del Banco Popolare Siciliano, che si dividono il secondo posto sull’Isola con circa 135 o 136 sportelli.
“Noi abbiamo un accordo per la  distribuzione  della cessione del quinto tramite il Credito Siciliano, che colloca il prodotto di IBL Banca attraverso i suoi sportelli. Devo dire che non c’è più, come accadeva qualche anno fa, quella diffidenza o, addirittura, la percezione di una deminutio a collocare i prodotti di terzi all’interno della propria banca.  Anzi,  stiamo assistendo al fenomeno contrario: se non si ha una fabbrica prodotto propria, c’è interesse a collaborazioni e partnership commerciali che permettono di ampliare l’offerta per meglio soddisfare i clienti. E con il Credito Siciliano le sinergie sono in una logica di reciprocità. Abbiamo infatti siglato recentemente un altro accordo che riguarda la segnalazione di operazioni di credito su pegno, ambito in cui il Credito Siciliano ha competenze consolidate. Il credito su pegno è anch’esso uno strumento che ha un valore sociale e si rivolge ad un target in parte simile al nostro”.
 
Che progetti futuri di sviluppo avete? La cessione del quinto è la “specializzazione” di IBL Banca, ma, oltre alla vostra attività principale, avete intenzione di allargarvi ad altri settori o pensate di continuare a consolidare questo?
“In realtà, al momento intendiamo continuare a concentrarci sul nostro settore di riferimento, ovvero la cessione del quinto e rafforzare il nostro posizionamento. Tra l’altro, proprio a conferma di questo rafforzamento, il primo trimestre del 2016 ha segnato un buon risultato:  più 15 per cento di erogato rispetto all’anno precedente. Non abbiamo interesse a diversificare con forme di credito che possono essere sicuramente più rischiose.  In un periodo di crisi, proprio la qualità del credito ha pesato sulle banche generaliste, un problema avvertito da tutto il settore bancario, visto l’aumentare delle sofferenze in questi anni. Da parte nostra, quindi, sul fronte del credito restiamo focalizzati sulla cessione del quinto, in cui operiamo da sempre.
È una scelta, quella della specializzazione, in cui abbiamo creduto sin dall’inizio e nella quale continuiamo a credere fortemente. Non siamo tentati dal diventare banca “generalista”, e proseguiamo nel nostro lavoro. Contiamo molto anche sugli accordi di distribuzione tramite terzi, che intendiamo sviluppare ulteriormente.
Quello che posso dire è che anno dopo anno guardiamo con soddisfazione alla crescita delle nostre filiali sia in termini di erogato che di raccolta”.
 

 
Offrire a chi ci sceglie semplicità e trasparenza

Di quali altre attività si occupa IBL Banca?
“Facciamo anche raccolta attraverso conti deposito liberi o vincolati fino a 36 mesi.
Abbiamo infatti immaginato che il prodotto più adatto da proporre alla nostra clientela potesse essere un conto deposito, semplice e trasparente, che offrisse una buona remunerazione.
Abbiamo lanciato questo prodotto nel 2009, tra i primi in Italia, e ad oggi abbiamo superato 1,4 miliardi di raccolta.
Non abbiamo la presunzione di voler essere la prima banca dei nostri clienti, bensì IBL Banca vuole offrire un qualcosa che le banche tradizionali – proprio perché magari danno una serie di altri servizi – non offrono. Oggi ancora di più i nostri conti  deposito risultano appetibili, anche alla luce della notevole discesa dei rendimenti di altri tipi di investimenti, e riscontrano successo.
Anche questa è stata una scelta: essere presenti nel mondo della raccolta però con un prodotto un pò particolare. E si è rivelata un punto di forza nella nostra strategia in questi anni. Sia sul fronte degli impieghi che su quello della raccolta abbiamo preferito far bene il nostro lavoro senza rientrare in quella che  è la sfera della banca ‘generalista’.
Noi abbiamo creduto nella specializzazione, ci sono stati anni in cui era percepita dal mercato come una limitazione, ma oggi viene riconosciuta come un valore aggiunto, visto  anche il ridotto costo del credito di IBL Banca che è pari allo 0,09.
 Rispetto a 1,4 miliardi di raccolta ne abbiamo 2 di impieghi.
Lo sbilanciamento è voluto e nasce dal fatto che i nostri crediti sono sottoposti a una policy di autocartolarizzazione e quindi diventano stanziabili presso investitori istituzionali o in questo momento soprattutto in Banca centrale. Siamo quindi una banca tra l’altro anche molto liquida”.
 

 
Difendere i risparmiatori e il sistema bancario

Qual è la sua impressione sul marasma che ha colto il sistema bancario?
“La gestione della crisi delle quattro banche ha presentato non poche criticità nella modalità di risoluzione. Il sistema ora guarda con fiducia al Fondo Atlante, soluzione che da un lato farà da paracadute per gli imminenti aumenti di capitale delle due banche venete, e dall’altro aiuterà le banche a cedere i propri crediti non performing a livelli di svalutazione in linea con le percentuali di svalutazione già effettuate dalle banche stesse”.
Ma in questo quadro c’è stata certamente una mancata sorveglianza da parte della Banca d’Italia? Poi alla fine il sentimento popolare è questo.
“È giusto sollecitare da parte di tutti maggiore sorveglianza e senso di responsabilità, ed è comprensibile il sentimento di sfiducia che purtroppo si è diffuso a seguito dei fatti accaduti. Ma non credo si possa fare a meno di proteggere il sistema bancario. E per proteggere il sistema, intendo proteggere i risparmiatori”.
Ma non c’è un problema di responsabilità degli amministratori?
“Abbiamo creduto tutti che il sistema bancario italiano fosse particolarmente solido. Questo anche rispetto a certi Paesi europei, tanto che le banche italiane non hanno goduto di aiuti di stato, contrariamente a banche di altri Paesi, se non attraverso i “Monti bond”, che sono stati sì una forma di aiuto, ma al 9%”.