Vediamo ora le ipotesi di lavoro dell’industria verde. La Regione prepara un progetto per un Piano energetico consistente nella coltivazione di prodotti per la produzione di biocarburanti, in modo da indurre le industrie di raffinazione del Triangolo della morte a trasformare i propri impianti, in modo tale da sostituire il fossile con il vegetale.
Secondo dati raccolti presso l’assessorato all’Agricoltura, in Sicilia vi sono circa 4 mila chilometri quadrati di terreno incolto o non produttivo di reddito. Trasformarlo per la produzione utile al processo cui prima accennavamo, significherebbe mettere in moto decine di migliaia di posti di lavoro e utilizzare molte risorse del P.o. 2007-2013.
Vi è poi l’agricoltura innovativa, che ha però il difetto di non essersi impossessata del sistema di distribuzione diretto, saltando a piè pari commissionari, concessionari e altri intermediari che lucrano fortemente, mantenendo in uno stato deficitario i produttori medesimi.
Naturalmente i turisti verrebbero da noi se trovassero: a) i beni culturali ben ordinati e pronti per essere fruiti (la chiusura della Villa del Casale è un grave colpo per albergatori, guide turistiche e negozianti, mentre la manutenzione si può fare con i cantieri aperti e in sicurezza); b) la ristrutturazione di gran parte degli 829 borghi, catalogati dall’assessorato dei Beni culturali, per cui occorrerebbero decine di migliaia di persone e finanziamenti rilevanti europei, statali e regionali; c) la fruibilità dei quattro Parchi della Sicilia (Madonie, Nebrodi, Etna e Alcantara) nonché le riserve naturali e le riserve marine; d) la possibilità di accedere a tutti i beni archeologici, culturali, museali che spesso sono in condizioni fatiscenti; e) la valorizzazione dei tre centri della ceramica (Caltagirone, Sciacca e Santo Stefano di Camastra); e) l’operatività delle due principali Terme (Acireale e Sciacca) come hanno ben fatto tutte le Regioni del centro-nord fra cui Toscana, Veneto ed Emilia; f) un controllo ferreo e continuo sulla qualità dei servizi alberghieri e di ristorazione.
Basta la politica delle parole. Occorre la politica del fare. Ora.