Previsione, prevenzione e gestione emergenze

PALERMO – In quali casi si richiede l’intervento della Protezione civile?
“La Protezione civile si occupa della previsione, prevenzione e gestione di tutti quegli eventi considerati straordinari. Tutelare l’integrità della vita, gli insediamenti e l’ambiente da pericoli derivanti da calamità naturali e da catastrofi, è il compito dei nostri uomini, che hanno sempre dimostrato grande volontà e che non si sono mai tirati indietro di fronte agli ostacoli”.
Su quante persone conta il dipartimento?
“Attualmente abbiamo 150 persone di ruolo, distribuite tra i vari uffici periferici. Per il resto sono tutti lavoratori precari il cui contratto scade il 31 dicembre di quest’anno. Complessivamente arriviamo ad un totale di 300 uomini, più una cinquantina comandati dagli enti locali. Sono figure professionali che hanno un turn over piuttosto spinto e che dunque lavorano per la durata dell’emergenza. Con questi dati per noi è impossibile formare un organico stabile dal punto di vista professionale, nonostante abbiamo provato più di una volta a stabilizzare i nostri precari”.
Per superare i molteplici ostacoli a cui dovete far fronte, potete fare ricorso a delle norme derogatorie eccezionali?
“Soltanto in alcuni casi e con molta responsabilità. Mi riferisco alle emergenze accertate, così come stabilisce la normativa italiana. La legge di riforma della Protezione civile- a cui ho lavorato – è stata recentemente presentata dall’assessore Armao. Con questo disegno di legge abbiamo introdotto i concetti di crisi regionale e quello sul potere derogatorio conferito al presidente della Regione. Si prevede un potere di ordinanza e quindi la deroga alle norme regionali per il presidente della Regione, qualora si manifestino emergenze di livello B. Vorrei ricordare che le emergenze si suddividono in categorie, che a seconda dell’entità diventano di livello A, B o C. Questa classificazione è antecedente alla modifica del quinto titolo della costituzione, che mette Stato e Regione sullo stesso livello, qualora vi sia un’intesa tra le due parti nella produzione di una legge. Nonostante questo potere, la Regione siciliana a oggi non ha una legge per la tutela del suolo, contrariamente ad altre regioni virtuose quale l’Emilia Romagna”.
Com’è possibile che in Sicilia non vi sia una legge per la tutela del suolo?
“Le norme per il riassetto organizzativo e funzionale della difesa del suolo sono definite dalla legge 183, che ha come scopo quello di assicurare la difesa del suolo, il risanamento delle acque, la fruizione e la gestione del patrimonio idrico, un razionale sviluppo economico e sociale e la tutela degli aspetti ambientali. Il compito della Pubblica amministrazione è quello di svolgere delle attività di carattere conoscitivo, di programmazione e pianificazione degli interventi, di loro esecuzione, in conformità alle disposizioni stabilite dalla normativa. Altro scopo della L. 183 è quello di individuare le autorità di bacino, cosa che da noi non è mai stata fatta. Più che altro non si è individuata l’autorità unica. La norma non ha visto un’attuazione in Sicilia a causa dell’aspetto meramente strumentale dei finanziamenti che erano stati destinati dallo Stato per gli interventi individuati nei piani estratti di bacino. La Regione che non aveva mai legiferato in materia, al fine di non perdere questi fondi, si dotò di un Piano stralcio di bacino per l’assetto idrogeologico".
Quali sono i problemi relativi al Piano per l’assetto idrogeologico?
“Il Pai rappresenta un importante strumento di conoscenza e di programmazione per il perseguimento di un assetto territoriale che nel rispetto delle aspettative di sviluppo economico, cerca di minimizzare i possibili danni connessi al rischio idrogeologico e che cerca soprattutto di tutelare le popolazioni residenti. Purtroppo molti degli strumenti di programmazione realizzati dalla nostra Regione, sono serviti più a spendere che a programmare. Gli obiettivi infatti non sono stati raggiunti".
 

 
Combattere l’abusivismo, importante l’occasione offerta dal disegno di legge sul Piano Casa
 
Una corretta prevenzione, relativamente agli eventi catastrofici avvenuti nel messinese, avrebbe prodotto risultati differenti?
“La Protezione civile, contrariamente a quanto si pensa, non ha super poteri. Quando si verifica un evento calamitoso, immediatamente partono gli interventi di soccorso. L’alluvione di Messina è stato piuttosto difficile da gestire. Se non avessero costruito sui fiumi, non ci sarebbe stata questa disgrazia. Ecco dove sta la prevenzione”.
Che ruolo avete avuto nell’elaborazione del Piano Casa? Come si devono comportare i comuni per combattere l’abusivismo edilizio?
“Sul Piano Casa siamo intervenuti pesantemente. Personalmente ho dato numerosi suggerimenti al presidente Lombardo. E’ improponibile costruire su più livelli in una zona sismica. Il disegno di legge presentato in commissione che vede la firma congiunta degli assessori Armao e Beninati, elargisce alcuni principi fondamentali. Innanzitutto i comuni devono fare la loro parte, individuando le costruzioni a rischio perché instabili e pericolanti, o perché costruite su fiumi o su torrenti. Successivamente devono elaborare un piano entro 120 giorni, che presenti un quadro complessivo e dettagliato delle costruzioni pericolanti. Questa stima deve essere posta all’attenzione della Regione, che farà un’ordinanza di demolizione per gli edifici a rischio. Non bisogna spendere un centesimo per proteggere le costruzioni abusive, dato che gli interventi per mettere a norma questi edifici sono piuttosto costosi”.