Ex Province: strade e scuole nel caos

PALERMO – Era stata annunciata come una riforma “storica”, in grado di rivoluzionare “l’intero assetto del governo regionale”, ma a distanza di anni, la trasformazione delle ex Province in Liberi Consorzi comunali, sembra destinata a rimanere l’ennesimo flop del governo Crocetta. Il presidente della Regione, che si appresta a concludere il suo mandato, non è infatti riuscito a mantenere una delle sue più importanti promesse elettorali. A quattro anni dal primo annuncio, il riordino istituzionale degli Enti di area vasta in Sicilia sembra ancora un miraggio. Tra Province e Liberi Consorzi, di fatto, è cambiata solo la denominazione. I benefici in termini di risparmio economico e maggior efficienza che sarebbero dovuti arrivare, sono rimasti solo su carta. Il tutto nonostante le promesse del presidente che aveva assicurato come la Sicilia sarebbe stata la prima Regione italiana ad abolire le costose e ormai obsolete Province.
Agli slogan d’effetto però, come troppo spesso ci ha abituati il presidente Crocetta, non è seguita altrettanta concretezza. Di fatto, era stata annunciata una riforma ancora priva di reali contenuti.
Partendo da questi presupposti, l’iter per l’approvazione definitiva della riforma è stato, e c’era da immaginarlo, lungo e travagliato. Prima la legge regionale n.7 del 2013, poi il disegno di legge n.833, presentato il 14 ottobre 2014 ma trasmesso alla Commissione Affari istituzionali dell’Ars solo nel gennaio del 2015. Per il via libera della legge regionale 15/2015 (che ha soppresso le Province regionali e istituito in Sicilia sei Liberi Consorzi – Agrigento, Caltanissetta, Enna, Ragusa, Siracusa e Trapani, e tre Città Metropolitane – Palermo, Catania e Messina), poi, ci sono voluti altri sette mesi. E mentre l’Ars se la prendeva comoda, il governo nazionale con l’approvazione della legge Delrio (56/2014), portava nel resto d’Italia quella riforma che in Sicilia non era mai davvero arrivata.
Così, quella che doveva essere la prima Regione italiana ad abolire le Province, si è ritrovata a essere l’ultima a riuscirci, schiava, ancora una volta, di un’autonomia mal gestita. Sarebbe bastato, probabilmente, adeguarsi alla normativa nazionale. E invece no, si è andati avanti sfruttando irresponsabilmente i privilegi dello statuto speciale, con ricadute economiche sempre più preoccupanti.
Certo, anche a livello nazionale la vittoria del “No” al referendum costituzionale ha complicato la rimodulazione di tali Enti, ma questa è un’altra storia…
Tornando alla Sicilia, al quadro appena descritto occorre aggiungere anche incompetenza e noncuranza. La 15/2015, infatti, ha ricevuto ben due stop dal Governo nazionale, che è intervenuto impugnando gli articoli 14 e 52 (tra i punti contestati: l’assenza del voto ponderato e la mancata corrispondenza del sindaco metropolitano con il sindaco del capoluogo). Ci sono voluti anni e diversi aggiustamenti per rimediare a quell’abuso di Autonomia.
Una riforma, insomma, che ha portato tanta confusione e poche certezze. Soprattutto per quel che riguarda le competenze dei Liberi Consorzi. Nella legge 15/2015 si legge che questi eserciteranno le funzioni “attribuite alle ex Province regionali, nei limiti delle disponibilità finanziarie in atto esistenti”. Le “disponibilità finanziarie” però scarseggiano e quando ci sono vengono in gran parte utilizzate per il mantenimento dell’apparato. L’ultimo report della Corte dei Conti descrive i Liberi Consorzi siciliani come Enti immersi nel caos e a rischio default. Con i trasferimenti erariali in continuo calo (nel triennio 2012/2014, le riscossioni delle entrate da trasferimenti statali si sono ridotte di circa il 92%, passando da 90,3 milioni a 7,2; negli esercizi 2015 e 2016, invece, si assiste a un incremento, dovuto però principalmente all’erogazione straordinaria di trasferimenti pregressi), la situazione finanziaria degli Enti è talmente preoccupante da mettere a rischio i servizi essenziali. Nonostante il piccolo miglioramento degli ultimi due anni, infatti, anche nel 2016 si è registrato un calo rispetto all’anno precedente (i trasferimenti erariali sono passati da 150.869.041 a 120.348.276 euro, quelli regionali da 109.736.544 a 89.284.084 euro).
Di recente poi, la Regione ha richiamato a sè parte di alcune competenze e grazie a questo provvedimento eccezionale, le strade provinciali potranno usufruire di 90 milioni stanziati nei giorni scorsi dall’Assessorato regionale. Il caos, però, rimane.
Al momento, secondo la Corte dei Conti, la mole di trasferimenti a disposizione sarebbe “insufficiente alla stessa messa in sicurezza di beni primari per la collettività amministrata (in primis, strade provinciali e scuole)”.
Tra le competenze dei Liberi Consorzi, infatti, rientra anche la manutenzione delle arterie provinciali e degli istituti scolastici di II grado. Sono in pericolo, quindi, non solo i servizi essenziali ma l’incolumità stessa dei siciliani. Mentre gli automobilisti sfidano il rischio incidenti percorrendo strade dissestate, gli studenti isolani si trovano costretti a frequentare scuole fatiscenti e poco sicure. Una mancanza imperdonabile in una Regione in cui l’86% degli istituti è considerato a rischio sismico. “Il supporto alle scuole di secondo grado – si legge nel report della Magistratura contabile – ha visto importanti riduzioni dei servizi, con istituti in cui, per esempio, non è stato garantito il riscaldamento dei locali”. Disastrosa la situazione anche sul fronte dell’assistenza agli alunni disabili.“Risultano aver risentito dei tagli  – continua infatti la relazione – i servizi per i disabili, che sono stati erogati con discontinuità e in modo fortemente disomogeneo tra i diversi territori”.
Il travagliato iter per l’approvazione della riforma, inoltre, ha portato a un’altra conseguenza: il continuo slittamento dell’insediamento degli organi istituzionali. Se per le Città Metropolitane la questione si è risolta con i sindaci del capoluogo che hanno ricoperto il ruolo di primi cittadini Metropolitani, i Liberi Consorzi non sono stati così “fortunati”. Dall’approvazione della legge 15/2015 a oggi, infatti, l’Ars ha rinviato per ben tre volte le elezioni degli organi competenti: inizialmente previste per settembre 2016, poi slittate prima al novembre dello stesso anno, e di nuovo a febbraio 2017. Qualche mese fa una nuova proroga: si dovrà aspettare la fine dell’anno, dicembre 2017. In mezzo, l’enorme incognita delle elezioni regionali.
Senza guide concrete, per i Liberi Consorzi comunali non è rimasta altra strada che quella del commissariamento. Situazione nella quale sono bloccati dal 2014.
In attesa che qualcosa si muova, la situazione è sempre più precaria e a farne le spese, sono ancora una volta i cittadini.
 


Secondo la Corte dei Conti il dissesto è dietro l’angolo
 
PALERMO – Al di là di annunci e slogan da campagna elettorale, quindi, le ex Province non solo continuano a esistere ma si trovano costrette ad amministrare in condizioni di gravi difficoltà. Diverse le voci di protesta che si sono alzate negli ultimi mesi, proprio per denunciare l’emergenza. E mentre (solo per citare qualche esempio) il Libero Consorzio di Ragusa annunciava “uno squilibrio finanziario per il 2017 di 13 milioni e 558 mila euro”, l’ex Provincia di Trapani comunicava “un disavanzo di circa 12 milioni di euro”.
Nei giorni scorsi, poi, come dicevamo, è arrivata l’ennesima bocciatura della Corte dei Conti. Nel già citato report, la Magistratura contabile, analizza a fondo le finanze dei “nuovi” Enti. Interessanti sono i dati relativi alla spesa corrente. Dopo il calo registrato negli scorsi anni (si è passati dai 450.058.845,65 euro del 2013 ai 388.715.702,02 del 2015), nel 2016 si è assistito a un’inversione di tendenza: secondo il Siope (il Sistema informativo sulle operazioni degli enti pubblici) questa voce per gli Enti di area vasta siciliani ammonta a 434.379.610,68 euro (contro i 389.013.232,67 del 2015).
A pesare sono, ancora, i costi per il personale: nel 2016 la spesa registrata a livello regionale è di 32 euro pro capite, quasi il doppio rispetto alla media nazionale (17 €). I valori più alti, nei Liberi Consorzi di Enna (47 €), Messina (46 €), e Caltanissetta (43 €). Quello del personale è, in effetti, uno dei tanti punti deboli della riforma: non si è mai provveduto, infatti, a mettere in atto una riorganizzazione efficiente.
Nel complesso, insomma, il report fotografa una situazione disastrosa, dalla quale le ex province non sembrano essere in grado di uscire nel futuro prossimo. “Purtroppo – sottolinea amaramente la Corte dei Conti – la natura strutturale dei menzionati fattori di squilibrio inducono a nutrire scarso ottimismo ai fini della resa continuativa di funzioni e servizi essenziali, che, soprattutto in alcuni Enti, rischia di degenerare inevitabilmente in imminente formalizzazione del dissesto finanziario”.
Un fallimento totale con il quale il presidente Crocetta sarà costretto a fare i conti.
 


Il caso delle Sp agrigentine distrutte dal cattivo tempo
 
AGRIGENTO – La situazione d’emergenza che accomuna tutti i Liberi Consorzi siciliani, si è manifestata, in particolar modo, nel territorio agrigentino. Le strade provinciali versano in condizioni sempre più preoccupanti e l’Ente non ha a disposizione le risorse necessarie per la manutenzione delle arterie.
Una crisi, che è esplosa, in tutta la sua gravità, dopo le ondate di maltempo che hanno interessato la nostra Isola lo scorso inverno. Alla fine della cattiva stagione, dopo nubifragi e nevicate, è arrivata la conta dei danni. Molte delle arterie, inoltre, presentavano già numerose criticità, mai risolte nel corso degli anni. Una situazione di grave emergenza che, lo scorso marzo, ha spinto l’ormai ex commissario straordinario del Libero Consorzio, Roberto Barberi, a inviare una lettera a tutti i sindaci dei Comuni della provincia, per evidenziare le cattive condizioni della rete viaria e per invitare i primi cittadini ad adottare l’unica misura possibile in assenza di risorse: raccomandare agli automobilisti di rispettare i limiti di velocità e di osservare la massima prudenza nel percorrere le strade dissestate (tra queste, per citarne alcune, l’Sp n.1 Quadrivio Spinasanta-Villaseta, l’Sp n.26, la n. 76 Sciacca-Salinella e la n. 35-A Portella di Sciacca-Lucca Sicula).
“Le risorse – denunciava Barberi nel comunicato – sono state ridotte drasticamente nell’ultimo quadriennio nel quale le Province sono state, di fatto, soppresse e riorganizzate in Liberi Consorzi con il mantenimento delle competenze ma senza le risorse garantite negli anni precedenti. I continui tagli ai trasferimenti da parte di Stato e Regione hanno causato un rapido degrado dei tracciati, che presentano, nei casi migliori, il manto stradale deformato da cedimenti e frane, e usurato sia dal passaggio di mezzi pesanti sia dagli eventi atmosferici. La mancanza di risorse adeguate impedisce un’adeguata manutenzione, spesso limitata alla rimozione di smottamenti e detriti”.
Nei giorni scorsi sono arrivate delle risorse che potranno dare una boccata d’ossigeno, ma rappresentano comunque una goccia in un mare di buche.