Lavoro, dalla Green Economy 15 mila posti di lavoro in Sicilia

PALERMO – Nucleare sì, nucleare no. Questo è il problema in Sicilia.
La contrarietà all’installazione di una centrale nucleare ha esclusivamente fini ideologici oppure si basa su qualcosa di concreto? Se quest’ipotesi si analizza sotto il punto di vista prettamente d’opportunità occupazionale a quanto pare i risvolti occupazionali sono poco incoraggianti.
Esponenti istituzionali siciliani a tutti i livelli, esperti in materia di produzione di energia e ambientalisti, con profilo professionale tecnico, mettono a confronto l’opportunità del nucleare con quella dell’energia alternativa. Sembra che il confronto non regga.
“A parità di investimenti – sottolinea il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza – l’efficienza energetica e le rinnovabili sono capaci di creare 15 posti di lavoro per ognuno nel nucleare. In meno di 10 anni, il settore delle rinnovabili in Germania ha creato oltre 280 mila posti di lavoro tra diretto e indotto. In Italia, al 2020 con la diffusione delle rinnovabili si potrebbero creare dai 150 ai 200 mila nuovi posti di lavoro. Questa sarebbe una reale occasione per lo sviluppo industriale e occupazionale del Belpaese”. E noi aggiungiamo, specificatamente della Sicilia.
È stato infatti stimato da Legambiente stessa che l’Isola, perla sua posizione geografica, può assorbire il 10 per cento della produzione complessiva di energia rinnovabile. Il che significa la potenziale creazione di 15-20 mila posti di lavoro.
I presupposti, peraltro sembrano esserci tutti, se si considera che già è pronto “a scaldare i motori” la cosiddetta “filiera energetica”, progetto già presentato dalla ditta Moncada Energy (leader nel settore della produzione di energia pulita) alla Regione Siciliana. Già da sola questa “filiera”, che comprende fabbriche di pannelli fotovoltaici, turbine eoliche, campi per la biomassa e il biodiesel, farebbe nascere mille e 700 posti di lavoro per un investimento di 2 miliardi e mezzo di euro. I numeri però lasciano spazio ai fatti e questi vertono chiaramente verso un’ipotesi di industrializzazione nucleare nell’Isola.
Sono state infatti 4 le aziende della Sicilia coinvolte nel Supply Chain Meeting, organizzato da Enel e da Confindustria e dedicato alla filiera italiana dell’industria nucleare, che si è svolto a Roma. In particolare, tra le aziende siciliane, hanno preso parte all’evento 3 imprese della provincia di Siracusa e una della provincia di Messina.
Il fatto che siano state convocate anche le realtà siciliane vuole dire chiaramente che il principio sembra essere proprio quello d’impiantare una centrale nucleare nell’Isola.
Si vanno “ventilando” delle ipotesi: secondo indiscrezioni di stampa è il sito di Palma di Montechiaro in provincia di Agrigento. Proprio a due passi da uno dei più importanti siti turistici siciliani.
 

 
L’ipotesi nucleare. Enel smentisce: “Solo illazioni giornalistiche”
 
PALERMO – “Sarebbe l’ennesima cattedrale nel deserto, un’opera che avrebbe un forte impatto sul territorio ma non servirebbe a rilanciare lo sviluppo della Sicilia, né a creare posti di lavoro”. È netta la stroncatura del sindaco di Palma di Montechiaro, Rosario Gallo, rispetto all’ipotesi di costruzione di una centrale nucleare sul suo territorio comunale. Eppure, il primo cittadino non è stato colto di sorpresa dalle indiscrezioni giornalistiche, che nei giorni scorsi avevano individuato proprio Palma come uno dei siti sui quali l’Enel avrebbe intenzione di costruire una nuova centrale: “Se ne parla ormai da un anno e mezzo, e circa un anno fa un membro dell’ufficio di comunicazione dell’Enel, in un’intervista, aveva parlato del sito selezionato dall’azienda pronunciando la frase dal Gattopardo all’atomo”. Ovvio il collegamento con il Comune di Palma di Montechiaro, che diede i natali a Giuseppe Tomasi di Lampedusa. “Al momento – replica l’amministratore delegato di Enel, Fulvio Conti – tutte le indiscrezioni circolate sui siti cui destinare la realizzazione di centrali nucleari sono illazioni ed è pertanto prematuro parlarne”.