Sicilia e Calabria unite dai benefici del Ponte

MESSINA – Sul dibattito lanciato dal QdS con la petizione su Change.org, hanno detto la loro anche i sindaci di Villa San Giovanni e di Reggio Calabria.
 
Realizzare il Ponte sullo Stretto per Giovanni Siclari, sindaco di Villa San Giovanni è un segno di civiltà importante. Il primo cittadino della cittadina Calabra, pronto a firmare la petizione che il QdS ha avviato sulla piattaforma Change.org, si chiede “come un territorio così importante come la Sicilia possa ancora dipendere, per collegarsi con il resto d’Italia, da un anacronistico servizio di traghettamento. Tutto il mondo fa ponti dappertutto, in condizioni più sfavorevoli e per motivi meno importanti. Non capisco come mai dalla Sicilia non sono arrivate in questi anni proteste e manifestazioni e come mai i siciliani accettino che questo ponte venga montato e smontato a seconda del partito politico che lo sostiene”.
 
Anche il Comune calabro è assediato come Messina dal continuo attraversamento di mezzi. “In attesa di questa grande infrastruttura, puntiamo a fare gli approdi a Sud per liberare la città dal caos e destinare i chilometri di costa, adesso occupati, a fini turistici. Non abbiamo avuto in questi anni una classe dirigente, deputati e senatori, siciliani e calabresi, che hanno imposto a livello nazionale gli interessi dei loro territori”.
 
Per Siclari il ponte rilancerebbe lo sviluppo dell’intero meridione con vantaggi per l’economia e l’occupazione. “Sono un imprenditore e fornisco società siciliane che sono però costretti a pagare 700euro di traghettamento per gli autoarticolati. Non avere il ponte è una barriera economica oltre che fisica per la Sicilia”.
 
Giuseppe Falcomatà, sindaco di Reggio Calabria, non vede il Ponte come opera prioritaria per lo sviluppo di Sicilia e Calabria.
 
“Quello del ponte sullo Stretto è un tema che ricorre ciclicamente, se ne parla praticamente da quando ero bambino. Ma devo dire che spesso non si riesce ad approfondire la questione in maniera determinata e puntuale per come servirebbe, fuori dal giochino mediatico del ponte si o ponte no che trovo abbastanza riduttivo per un progetto del genere.
 
Preliminarmente bisognerebbe pensare alla fattibilità tecnica, all’impatto ambientale ma soprattutto al confronto con le comunità. è chiaro che un’opera del genere non può essere in alcun modo calata dall’alto. Bisogna capire cosa ne pensa il territorio, gli esperti, gli studiosi, le università, le associazioni, gli operatori economici, le organizzazioni di categoria, i cittadini. Su questi temi la politica non può pensare di agire da sola, sarebbe da folli.
 
Io penso che un’opera come il ponte sullo Stretto non possa essere considerata esclusivamente come un oggetto infrastrutturale architettonico. Ma vada inserita in un sistema più ampio che guarda alle infrastrutture trasportistiche come presupposto essenziale per lo sviluppo dei territori. Mi riferisco ad esempio alle autostrade, al sistema ferroviario, al sistema aeroportuale, al sistema portuale, ai trasporti sullo Stretto. Che senso ha parlare di ponte sullo Stretto in un’ottica scollegata dalla rete infrastrutturale che lo circonda. In questo senso condivido l’idea di quanti affermano che esistono delle altre priorità sul nostro territorio. Costruiamo prima una rete infrastrutturale in grado di sostenere un sistema di trasporti organico e all’avanguardia. Poi ragioniamo insieme del ponte”.