Disoccupazione “galoppante” ma crescono anche gli scoraggiati

PALERMO – Disoccupati siciliani demotivati e scoraggiati, non hanno più neanche la voglia di cercarsi un lavoro. Oppure semplicemente cresce a dismisura il lavoro nero.
Certamente non ci sono altre alternative rispetto alla tendenza statistica che sta venendo fuori con sempre maggiore impeto e che mette in risalto come il tasso di disoccupazione resta tale e quale mentre cala incredibilmente il numero delle persone in cerca di un lavoro.
A vivere questa situazione che apparentemente potrebbe apparire controversa è un po’ tutto il territorio siciliano ma emerge con maggiore impeto nella provincia di Catania dove i dati dell’Ires e dell’Istat si sono incrociati facendo venir fuori uno spaccato sociale abbastanza inquietante. Il tasso di disoccupazione in provincia di Catania è dell’11,2 per cento. Secondo i numeri dell’Ires nel 2009 a Catania il tasso di occupazione, cioè il rapporto tra il numero degli occupati e la popolazione di 15-64 anni, si è attestato intorno al 42,3 per cento, inferiore di oltre un punto alla media regionale, ma inferiore di ben 13 punti in percentuale rispetto alla media nazionale che si attesta intorno al 57,5 per cento.
Gli occupati nella provincia di Catania risultano 309 mila nel 2009, calati in un anno di ben 4 mila unità, e la maggior parte di questi sono occupati nei servizi per il 74,4 per cento, il 19,1 per cento nell’industria, il restante 6,5 per cento in agricoltura. Come lavoratori dipendenti il settore che perde più occupati è quello dell’industria ed in particolare quello delle costruzioni che passa da una media di 21 mila dipendenti nel 2008 a 18 mila nel 2009. Ma anche il settore dei servizi registra una perdita passando da 174 mila addetti a 171 mila nel 2009.
Nel 2009 la stima del tasso di occupazione femminile in Sicilia è del 29,1 per cento, tra i più bassi d’Italia. Tra le province siciliane Catania con un tasso di occupazione femminile del 28,4 supera solo Caltanissetta (23 per cento), Agrigento (24,9) e Trapani (27). Per quanto riguarda l’occupazione maschile non va meglio: nel territorio etneo risultano occupati solo poco più di cinque uomini ogni 10 tra i 15 e i 64 anni. Metà della popolazione attiva maschile dunque risulta inoccupata. Crescono invece in modo significativo le “non forze lavoro” e il tasso di inattività tra la popolazione compresa tra i 15 e i 64 anni. Il tasso di inattività passa dal 51,65 al 52,3 per cento. “Tutti gli indicatori ed i dati più recenti, diffusi dall’Istat con la rilevazione sulle forze di lavoro media 2009 – affermano all’unisono Tuccio Cutugno, presidente Ires Cgil Catania, e Angelo Villari, segretario generale della  Cgil – confermano il perdurare per tutto l’anno 2009 nella nostra provincia di una situazione pesante di disagio sociale ed occupazionale. Cresce la popolazione che ha perso la speranza di trovare lavoro e che non lo cerca più. Di conseguenza cresce il lavoro nero, quello sommerso e irregolare”.
 

 
L’approfondimento. Il comparto agricolo perde reddito e quote di mercato
 
Il territorio catanese sembra essere quello messo peggio di tutti perché sta soffrendo anche in comparti dove invece in passato si era registrata un’interessante crescita. Diventano marginali i punti di eccellenza presenti nel territorio come la STMicroelectronics, che scorpora, dismette, delocalizza e i nuovi eventuali investimenti li destina, d’intesa con altri, in un settore diverso da quello dell’elettronica. Come per la Wyeth lederle che acquisita dalla potente multinazionale Pfizer e diventa sempre di più periferica rispetto all’Europa. “Come il comparto agricolo – aggiungono Cutugno e Villari – che nonostante l’alta qualità della produzione perde reddito e quote di mercato. L’impatto della crisi che ha investito l’Europa ha aggravato le condizioni dei nostri settori economici produttivi: la realtà catanese, segnata da profonde contraddizioni, rischia alla fine di veder allontanarsi ogni concreta prospettiva di sviluppo”. La Sicilia resta comunque ai margini del mercato del lavoro europeo e le prospettive non sembrano essere nemmeno più convincenti: chi dice che la crisi è quasi messa alle spalle probabilmente mostra anche più ottimismo del dovuto.