Agenzia dei segretari un altro spreco

Non sappiamo in quanti conoscano l’esistenza dell’Ages, Agenzia autonoma per la gestione dell’albo dei segretari comunali e provinciali. Se l’importanza di un’associazione si dovesse misurare dalla lunghezza della denominazione, dovremmo concludere che l’Ages è importante. La verità è il contrario.

Infatti il suo compito è quello di verificare e certificare l’idoneità dei segretari comunali e provinciali quando vengono nominati dai sindaci e dai presidenti di Provincia. Tuttavia i capi delle amministrazioni potrebbero ugualmente nominare persone senza tale certificazione e l’Agenzia non avrebbe alcun potere per impedirlo. L’Ages ha un compito altrettanto importante: la formazione e l’aggiornamento dei direttori generali degli enti locali. A tal riguardo ha messo in piedi ben cinque scuole nelle quali operano centinaia di dipendenti che costano 35 milioni di euro l’anno. In fondo questa agenzia costa una bazzecola: appena 120 milioni quest’anno, 10 in più di quello precedente. Una cifra tanto modesta che consente di pagare appena 155 dipendenti e tenere aperte 18 sezioni regionali con cda ed emolumenti, per un totale di 162 consiglieri.

 

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Poi vi è un consiglio d’amministrazione nazionale di 9 componenti, un comitato di controllo strategico, un collegio dei revisori per il controllo contabile, un collegio per la revisione dei conti. Naturalmente questi signori ben pagati si trovano in una bella sede, in una zona centrale di Roma. La Corte dei conti ha aperto un fascicolo per sanzionare bonus e incentivi stabiliti dal cda dell’Ages in modo arbitrario. Voi pensate che tutto questo ambaradan sia estraneo al Governo? Neanche per sogno. Tutto il ceto politico, di destra e di sinistra, ha nominato i componenti per questi incarichi di sottogoverno, per cui la casta politica ha accontentato tutti i suoi clientes. A nessuno è passato per la testa di chiudere questa fonte di sprechi a carico della collettività nazionale. Ma poi, chi paga i 120 milioni l’anno con cui si mantiene in piedi questa associazione privata? Presto detto. Sono i Comuni e le Province che versano le quote annuali in funzione della loro dimensione. Quegli enti che piangono lacrime di sangue, lamentandosi di non avere risorse disponibili.

Questo è solo un esempio di come gli enti locali potrebbero tagliare inutili uscite. Più volte, nelle nostre inchieste, abbiamo indicato tante altre voci di spesa cattiva che, se fosse eliminata, penalizzerebbe solo le lobbies. Nell’Ages, oltre ai dipendenti, ai consiglieri d’amministrazione, ai revisori dei conti, vi sono anche i docenti delle scuole, i quali hanno un modestissimo compenso di appena 45 mila euro l’anno. I docenti sono quasi tutti di matrice politica. Non si sa quando saranno assunti quelli bravi. Con i finanziamenti che riceve, l’Ages si espande e vuole comprare per poco più di 5 milioni un immobile diroccato in un paese vicino a Roma (Fara in Sabina) per il quale occorrono altri 12 milioni di euro per la necessaria ristrutturazione. L’Ages tutela i segretari degli enti locali inattivi e assegna loro provvidenze in modo da non fare pesare (poveretti) la loro inazione. Anche su questa elargizione la Corte dei conti ha acceso i fari.

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Il caso che abbiamo riportato è uno fra centinaia e – basta fare ricerche come facciamo noi – dev’essere portato all’opinione pubblica. Peccato che i quotidiani non se occupino perché, presi dalla cronaca, non vanno a cercare le notizie e i fatti riguardanti la dilapidazione del nostro denaro che con sacrificio versiamo nelle casse dello Stato sotto forma di tributi. Se in Italia le lobbies fanno il bello e il cattivo tempo, se le corporazioni sono tanto potenti, se i poteri forti decidono chi debba governare e chi debba essere eletto o i matrimoni fra banche e imprese, se tutto questo accade, la responsabilità principale è del Popolo e dei media che gli danno voce. Non addossiamo tutta la responsabilità al ceto politico, che ha ricevuto dal Popolo il mandato per governare le Istituzioni. Ma il ceto politico è datato o raccogliticcio. In ogni caso, non fa onore al primato della politica che doverosamente sta in cima alla piramide della collettività. Non bisogna mai dimenticare la piramide dei doveri. Sarebbe opportuno che più spesso ci confrontassimo sui doveri piuttosto che sui diritti.