Artigiani isolani alla canna del gas

PALERMO – Le imprese continuano a chiudere in Sicilia e la crisi economica non può certo dirsi alle spalle. Nel primo trimestre 2011 sono 465.276 le imprese presenti nei registri delle Camere di Commercio delle nove provincie siciliane, 1.045 in meno dall’inizio dell’anno. È questo il quadro che emerge dalla rilevazione Movimprese di Unioncamere su natalità e mortalità delle imprese italiane nel primo trimestre dell’anno, condotta da InfoCamere, la società di informatica delle Camere di Commercio italiane.
Stando ai dati elaborati nei primi tre mesi dell’anno le iscrizioni sono state 8.244, le attività cessate, invece, 9.289. Lo studio evidenzia un saldo negativo nel trimestre con 1.045 imprese in meno e un tasso di crescita pari a 0,22% (era pari a 0, 26% nello stesso periodo dell’anno scorso) rispetto alla media nazionale, pari a 0,16%. Su 108 provincie italiane, inserite nella graduatoria nazionale trimestrale su iscrizioni, cessazioni, saldi e tassi di crescita, a sorpresa tra le siciliane è Ragusa a registrare le performance migliori, piazzandosi insieme a Milano al secondo posto con un tasso di crescita dello 0,49%. In particolare sono state registrate 483 nuove attività, chiuse 315, con un saldo di 168 imprese in più rispetto all’inizio dell’anno. Al quinto posto Siracusa con una crescita dello 0,33%: le iscrizioni nei registri camerali sono state 580, le attività cessate 459, saldo +121 aziende.
Bene anche Messina, all’ottavo posto della classifica con una crescita dello 0,09%: sono 1.051 le iscrizioni nelle liste camerali, 996 le attività cessate (saldo +55). Palermo, invece, ha registrato un tasso di crescita pari a -0,15%: sono state 1.823 le iscrizioni contro 1.972 aziende chiuse. Trend negativo anche per Caltanissetta, dove la crescita è stata pari a -0,37%, sono state 424 le iscrizioni, 523 le attività chiuse (saldo -99). Segue Catania con una crescita pari a -0,43% (1881 iscrizioni e 2305 cessazioni, saldo – 424) e Trapani -0,54% (947 iscrizioni, 1205 cessazioni, saldo -258 aziende in meno). Agli ultimi posti della classifica Enna con un tasso di crescita di meno 0,73% per un totale, 287 nuove iscrizioni e 404 attività cessate, e 117 imprese in meno. Agrigento registra, invece, una crescita pari a -0,78%; nel primo trimestre hanno chiuso i battenti 1.110 attività (a fronte di 768 nuove iscrizioni).
In particolare a risentire maggiormente gli effetti della crisi economica, secondo Unioncamere, sono state le imprese artigiane, che al 31 marzo 2011 sono 83.525. Nei primi tre mesi dell’anno sono state avviate 1.025 nuove attività, mentre le imprese che hanno chiuso i battenti sono state 2.343, per saldo di 1.318 imprese artigiane in meno. L’Isola si colloca al penultimo posto della graduatoria nazionale, dunque, con un tasso di crescita pari a -1,54% (era – 0,70% nello stesso periodo dello scorso anno) rispetto alla  media nazionale di – 0,78%. Peggio tra le regioni italiane fa solo il Molise, con un tasso di crescita registrato per le imprese artigiane pari a -1,77%.
Andando al dettaglio provinciale anche questa volta Ragusa si colloca al primo posto della graduatoria nazionale con un tasso di crescita dello 0,96%: le iscrizioni sono state 106, le attività cessate 40. Ma se la provincia di Ragusa registra performance superlative, non si può dire lo stesso per le altre provincie siciliane. Nel primo trimestre dell’anno Trapani ha registrato una crescita pari a -37%, Siracusa di – 0,41; Enna pari a – 0,72%. Seguono Messina ( – 0,94%), Palermo (- 1,27%) e Caltanissetta (2,48%). Drammatico il dato della provincia di Catania, che si colloca all’ultimo posto della graduatoria nazionale: a chiudere i battenti sono state ben 1.010 imprese artigiane, a fronte di appena 239 nuove iscrizioni. Il tasso di crescita è stato pari a -3,93%, oltre 3 punti percentuali in più rispetto alla media nazionale (- 0,78%).
 

 
Filippello, Cna Sicilia Imprese artigiane abbandonate dalle istituzioni
 
Abbiamo intervistato il segretario regionale della Confederazione nazionale degli artigiani Sicilia, Mario Filippello. “A gennaio c’è stato un crollo nel settore delle imprese artigiane. è la prima volta dopo dieci anni che si ha un saldo negativo in Sicilia. La crisi sta arrivando adesso nell’isola, le imprese chiudono e Stato e Regione non fanno nulla. è un’assurdità. La Regione siciliana ha trovato  380 milioni di euro per i forestali, 180 mln per i formatori della legge 24 e  distribuito 55 mln agli enti inseriti nella tabella H e intanto non hanno destinato un euro alle imprese. Prediamo atto che c’è un assoluto disinteresse e ostilità nei confronti delle imprese, e questa è la triste realtà della Sicilia. Il credito d’imposta per gli investimenti non è ancora partito dovrebbe partire a fine mese. Vedremo”.
“Ragusa – continua Filippello – è un’eccezione che conferma la regola. Non è una novità, dimostra che in Sicilia le risorse ci sono. Tra l’altro la provincia di Ragusa è una delle poche ad avere puntato sui Consorzi di garanzia Fidi in linea con l’indirizzo di Bankitalia e  Bce  per agevolare l’accesso al credito delle imprese. Tutte le regioni italiane hanno finanziato strumenti straordinari in un momento di crisi come questo, in Sicilia questo non è avvenuto. Lo avevamo detto già lo scorso anno, che gli effetti della crisi sarebbero arrivati dopo”.