Messina – I “fannulloni” di Messinambiente, 18 malati immaginari licenziati

Messina – Una premessa d’obbligo. Abbiamo sempre creduto, e scritto con coerenza sulle pagine di questo giornale, che la società partecipata del Comune MessinAmbiente vada chiusa al più presto. Con i suoi 500 e passa dipendenti, infatti, l’ente di Via Dogali ha rappresentato negli anni, forse più dell’Istituzione per i Servizi Sociali, la “mecca” per i tanti clientes piazzati dai politici locali che qui hanno trovato rifugio e si sono nutriti a spese della comunità. Non è accettabile, inoltre, che in una città come Messina esistano due enti pubblici, due società, con due CdA e due presidenti, che si occupano di rifiuti, e che oltretutto il risultato sia quello che hanno sotto gli occhi ogni giorno tutti i cittadini. MessinAmbiente va chiusa, e un sindaco lungimirante e onesto, senza clienti, senza la paura di scelte impopolari, l’avrebbe fatto già da tempo.
Ma andiamo alla notizia, se notizia può essere chiamata la dolorosa rivelazione da parte del Presidente della suddetta società che alcuni suoi dipendenti sono – per dirla alla Brunetta – dei fannulloni. Stavolta Dalmazio ha scoperto davvero l’acqua calda, e ci ha messo pure due anni e mezzo per monitorare un gruppo di autisti e netturbini i quali, approfittando di un lassismo generale, erano usi accumulare da 3 a 8 assenze al mese per malattia, ogni mese, cui ogni tanto accoppiavano anche degli infortuni. E stiamo parlando naturalmente di dipendenti, per l’Inps, idonei al servizio.
“Non ho dormito per venti notti”, ha confessato in conferenza stampa Nino Dalmazio, che forse il giorno prima aveva visto una sceneggiata napoletana e ha pensato bene di impostare il discorso su un tono melodrammatico, “ma non avevo alternativa: o facevo finta di nulla, ed allora mi sarei dovuto dimettere perché non avrei potuto violentare la mia indole, né stravolgere la mia stessa missione al vertice di questa azienda, o agivo di conseguenza. E così, con forti lacerazioni, ho fatto. In solitudine”. Mentre ci asciughiamo le lacrime, vi spieghiamo quello che ha fatto Dalmazio, e che avrebbe dovuto fare mesi, anni fa: ha licenziato. Cominciando con 18 dipendenti, ma rivelando che molte altre posizioni sono a rischio. Inutile dire come la reazione dei tre sindacati di base, per nulla chiamati in causa (Dalmazio ha ribadito di aver preso la decisione “in solitudine”), sia stata furente. Assenti alla conferenza stampa, hanno inviato una nota congiunta in cui scrivono di riservarsi “le opportune verifiche entro le ordinarie procedure sindacali”. Il che significa, con tutta probabilità, ricorso per comportamento antisindacale, il cui accoglimento però sarà difficile se davvero i dipendenti in questione per due anni e mezzo hanno truffato l’ente pubblico da cui percepivano lo stipendio.
 

 
 
Paure e difficoltà. Scelta coraggiosa e rischiosa
 
MESSINA – Troppo rumore per 18 fannulloni licenziati? La difficoltà della decisione di Dalmazio, aldilà di facili ironie, da un lato può però risultare comprensibile. Il Presidente di MessinAmbiente (che – ricordiamolo – ha uno stipendio di circa 60 mila euro l’anno) afferma di non aver voluto sapere i nomi dei 18. Ci crediamo. Altrimenti avrebbe finito per fare questa riflessione: “questo non lo possiamo licenziare perché è raccomandato da quel politico, quest’altro nemmeno perché è il cognato di un boss locale, questo è il nipote dell’assessore ecc. ecc.”. MessinAmbiente è così, piena di protetti, di assunti a calci in culo, di incompetenti anche in seno all’amministrazione, e persino di gente pericolosa che, però, controlla molti voti in città. Anche per questo il ruolo di Dalmazio è a rischio e necessita di una copertura da parte della Polizia. Anche per questo la sua paura è autentica. Anche per questo applaudiamo a questa scelta. Con la convinzione, però, che MessinAmbiente vada smantellata il prima possibile.