Redditi prodotti da persone fisiche. In Sicilia solo poche le “isole felici”

PALERMO – Il Comune più povero della Sicilia, sulla carta, è Mazzarrone. Appena 996 individui pagano l’Irpef (su 3.870 abitanti) per 12.284,46 euro medi.
In Italia solo a Elva (Cn) e Platì (Rc) si sta peggio. Il più ricco è San Gregorio di Catania che, se fosse un capoluogo di Provincia, si troverebbe in classifica generale tra Padova e Treviso, simboli del produttivo Nord Est. In generale, comunque, i centri dell’hinterland etneo occupano i primi otto posti nella classifica dei Comuni non capoluogo: anche Sant’Agata li Battiati, Aci Castello e Tremestieri Etneo hanno un reddito medio più alto di Palermo, fatte le dovute proporzioni per la grandezza nettamente diversa.
Tra i capoluoghi, in Italia Palermo occupa la posizione più alta: è 41a nella classifica generale, con oltre 10 mila euro di reddito medio in meno rispetto a Milano e dietro altre città del Sud Italia come Caserta, Salerno, Lecce e Avellino; il totale di contribuenti è di 263.709 unità. Ragusa, invece, precede solo cinque dei nuovi capoluoghi (Andria, Barletta, Olbia, Carbonia e Iglesias) e si situa a oltre 4 mila euro di reddito medio in meno rispetto a Palermo. Catania rappresenta la seconda città siciliana per redditi imponibili complessivi (quasi 2,8 miliardi di euro, contro i 6,7 di Palermo e i 2,5 di Messina), ma per la media tra tutti i contribuenti si situa solo al 77° posto a livello nazionale, superata anche da Enna e Agrigento.
Quattro comuni siciliani non arrivano a 200 contribuenti: si tratta di Roccafiorita, Gallodoro (nel messinese, rispettivamente 117 e 164 unità), Campofelice di Fitalia e Sclafani Bagni (Palermo, 157 e 194), con un reddito medio che si aggira intorno ai 15.500 euro per i primi tre e supera i 19.000 a Sclafani Bagni. Tra i Comuni non capoluogo, Marsala conta su 28.740 contribuenti (19.665 euro di reddito medio), Gela su 25.424 (20.524), Modica su 22.455 (18.972) e Acireale su 20.209 (21.155).
Si tratta di numeri che emergono dai dati (riferiti all’anno fiscale 2010) forniti dal Ministero dell’Economia e delle finanze, pubblicati recentemente dal Sole 24 Ore. Non tengono conto, quindi, della crisi generale che si è acuita nel 2011, ma danno un’idea di qual è il peso dei redditi dei singoli cittadini due anni dopo l’inizio della fase più difficile dell’economia mondiale.
A livello nazionale, il Mef sottolinea come la distribuzione per classi di reddito mostra che un terzo dei contribuenti non supera un reddito complessivo lordo di 10 mila euro e circa la metà non supera i 15 mila euro. Il 30 per cento dei contribuenti dichiara redditi compresi tra i 15 mila e i 26 mila euro, il 20 per cento tra i 26 mila ed i 100 mila euro. Solo l’un per cento supera i 100 mila euro.
In tutta Italia, sono stati censiti anche 30.590 soggetti che hanno un reddito superiore ai 300 mila euro. Sono questi che dall’anno d’imposta 2011 potrebbero pagare il cosiddetto contributo di solidarietà, pari al 3 per cento del reddito.
 

 
Istituita nel 1973, rappresenta un terzo delle entrate tributarie
 
PALERMO – L’Irpef è l’Imposta sul reddito delle persone fisiche, regolata dal Testo unico delle imposte sui redditi. Rappresenta un terzo delle entrate tributarie italiane ed è stata istituita nel 1973. Si applica sui redditi prodotti in Italia o all’estero per i residenti sul territorio nazionale, mentre chi risiede all’estero paga solo sul reddito prodotto in Italia. Si tratta di un’imposta progressiva perché, attraverso aliquote, scaglioni, addizionali, detrazioni e deduzioni, si adatta in percentuale: più il reddito è alto, più la percentuale aumenta.
Nel corso degli anni, il calcolo dell’imposta ha subito varie modifiche. Nel 2012 non è cambiato nulla rispetto al 2011. Per i redditi da 0 a 15.000 euro si paga il 23% dell’aliquota; da 15.001 a 28.000 euro, 3.450 euro più il 27% dell’eccedente della prima aliquota; da 28.001 a 55.000 euro, 6.960 euro più il 38% dell’eccedente della seconda aliquota; da 55.001 a 75.000 euro, 17.220 euro più il 41% dell’eccedente della terza aliquota; oltre i 75.001, 25.420 euro più il 43% dell’eccedente della quarta aliquota.