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Accursio Sabella racconta la Sicilia “Dalla parte giusta”

La Cateria è una cultura, marcia sin dentro alle sue fondamenta. La Cateria è un male, che dal profondo si è mangiata l’Isola, pezzo a pezzo, morso, a morso, lasciando dietro di sé rivoli di bava intrisa di sangue. La Cateria è il male da scardinare, è la parte dei cattivi, è la mala gente che oggi finalmente può e deve essere combattuta dai Giusti. Meglio ancora se quei Giusti hanno legami di parentela con i malavitosi del passato. Questo Pensa Giulio Levante, sul sagrato della chiesa davanti al cadavere del padre, dopo uno sgarro compiuto alla Cateria. “La parte giusta”? I Giusti? È il momento di cambiare le cose, e quei tre ragazzini, oggi uomini, che nella ragione della realtà della vecchia Cateria, sono cresciuti, decidono che è giunto il momento di passare “Dalla parte giusta”, di cominciare a riaffermare verità e giustizia.

Questo l’incpit narrativo dell’opera di Accursio Sabella, per oltre dieci anni cronista di “Livesicilia.it”, per poi ricoprire il ruolo di direttore del giornale tra il 2018 e il 2020. Ha collaborato e collabora con testate nazionali tra cui “Il Foglio”, “Panorama” e “Il Fatto Quotidiano” ed è autore di articoli-saggi sull’opera di Leonardo Sciascia, per la rivista “Segno” per i tipi di Laurana Editore, immagina, la riconquista del Paradiso Perduto, come novello John Milton.

Sabella ci riporta al mito della caduta, il bando dal paradiso Terrestre, inteso come esclusione dal potere, alla tentazione, e ad una profonda, malinconica solitudine. I tre protagonisti sono: la voce narrante, impersonata dall’autista del governatore, oggi appunto Governatore della Regione, quello stesso bambino che guardava gli occhi appannati di morte di suo padre, ed il suo braccio destro. Insieme ai cittadini onesti o semplicemente sfiniti dalle prepotenze e dalla paura inflitte loro dalla malavita, dagli accoliti della Cateria, cominciano una battaglia senza quartiere contro i liquami della vecchia guardia; una battaglia che inaspettatamente prende un ritmo e una velocità che neanche i “Giusti” si aspettavano all’inizio, al momento delle elezioni. Forse la corsa è però troppo veloce? Forse c’è qualche piccolo squarcio nella maglia qui e là? Non importa, i Giusti finalmente battono il marcio, ricominciano, ripuliscono. “La Cateria è fuori dalla Regione finalmente!” Tuttavia qualcuno inquieto, e fra questi anche il Governatore, uomo sin troppo sensibile per il suo ruolo, mormora piano ricordando a sé stesso che la Cateria è La Regione! Qualcosa non torna e infatti, in breve, molto non torna, in un crescendo rossiniano avviluppato in quel mal d’essere tipico degli isolani. Torna in mente quel “se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”, la frase che Tancredi Falconeri rivolge al nonno, il Gattopardo, il Principe di Salina. E in effetti è questa l’atmosfera che Sabella fa respirare al lettore, come in una stanza con le tapparelle abbassate da cui filtrano piccoli raggi in cui danzano minuscoli granelli di pulviscolo.

La situazione non è mai chiara, i non detto, sembrano crescere sempre di più mentre il romanzo si srotola verso la fine. Si percepisce il malessere di chi davvero è in buona fede e non si può fare a meno di chinare il capo di chi è maestro del Gioco Grande, anche se ripulito ed abbellito. La conclusione stessa del romanzo, che sarebbe tetramente drammatica, viene trasformata in un’azione Giusta, e come tale accettata e in fondo, rispettata. Del resto l’Isola viene da secoli di accettazioni. Infine la chicca, la chiusa più scioccante di tutte, quella che lascia il lettore con il libro fra le dita e l’amaro in bocca: la ruota: un congegno estremamente complesso, ideato per ricordare e rendere omaggio a coloro che, nel combattere la vecchia Cateria, e costruirne una nuova, moderna e “pulita”, hanno dato la vita. Ricorda molto la Ruota degli esposti nei conventi. Il destino di quei neonati non era affatto certo. Anzi, facilmente segnato verso una vita di sofferenza e soprusi.