Economia

Agricoltura, Marchese Ragona, in Sicilia rischio ristori


Modificare la legge sulle calamità per evitare penalizzazioni delle aziende isolane: questo il primo obiettivo di Rosario Marchese Ragona, nuovo presidente di Confagricoltura Sicilia.

Quarantanove anni, avvocato di Canicattì, Marchese Ragona è titolare, nell’Agrigentino e nel Ragusano, di due moderne aziende a prevalente indirizzo ortofrutticolo, olivicolo e viticolo. E mostra di avere idee chiarissime su come affrontare le criticità dell’Agricoltura isolana.

“Sono cresciuto – ci ha raccontato – in Confagricoltura, prima con i giovani (Anga), poi nella veste di presidente provinciale di Agrigento, maturando una significativa esperienza umana e sindacale. Si tratta di un momento triste per la nostra Sicilia: di recente dodici trombe d’aria hanno devastato i nostri territori e le nostre aziende e occorre dare un immediato riscontro alle esigenze di tutti noi agricoltori”.

“Certamente, in futuro – ha sottolineato -, dovremo ragionare sulla nuova Pac (la politica agricola comune dell’Ue, ndr), sull’ambiente, sul green, ma a breve dobbiamo confrontarci con i governi regionale e nazionale e chiedere immediati ristori per le aziende colpite dal maltempo. Forse abbiamo violentato la natura che adesso si sta riprendendo quello che era suo: ci sono aziende disastrate, imprenditori in ginocchio, produzioni compromesse”.

L’urgenza è dunque quella di “modificare una legge sulle calamità che allo stato attuale escluderebbe dal risarcimento danni molte aziende”.

In ogni caso occorre pensare “a delle provvidenze immediate per chi ha subìto danni considerando che la nostra terra è a Statuto speciale”.

“Per esempio – ha spiegato Marchese Ragona – , l’Assessorato regionale dell’Agricoltura potrebbe attivare dei bandi per i danni causati da calamità”.

L’emergenza maltempo, poi, si è sovrapposta a quella sanitaria: “Da quando c’è molte imprese non fanno economia, anzi sono costrette a caricarsi di costi forse non dovuti e comunque anomali che vanno a ridurre sempre di più i propri margini di utile”.

“In questo modo – ha sottolineato – molte aziende rischiano di produrre per perdere e si rischia di impoverire un’economia, un settore, un territorio”.

Insomma, sono tanti i problemi da affrontare nell’immediato, come quello “della reperibilità di manodopera agricola, conseguente alla pandemia e ad alcune misure discutibili e migliorabili adottate dal Governo centrale”.

Ma ovviamente questo è soltanto l’inizio del percorso: “Dovremmo ragionare sugli invasi, le canalizzazioni, la salvaguardia dei fiumi e su chi vigila su queste cose, su cosa fanno i consorzi di bonifica, sui motivi per i quali ci sono dighe non collaudate”.

“Tante – ha ricordato il presidente di Confagricoltura Sicilia – sono le criticità accumulate nel tempo e per questo dobbiamo organizzare dei tavoli di concertazione con gli organi preposti. Una grande opportunità è costituita dai fondi del Pnrr e non capisco come 61 progetti proposti dalla Regione Sicilia siano stati bocciati dal Governo nazionale. Io non penso fossero tutti sbagliati. Ma comunque, vedremo cosa si potrà fare con gli altri fondi. Noi, come organizzazione siamo a disposizione della politica per rappresentare le esigenze dei nostri associati ma anche quelle di tutti gli agricoltori”.

In particolare i giovani: “Certo, oggi nel nostro territorio è una grande scommessa, ma dobbiamo mettere i giovani che credono nella terra nelle condizioni di poter lavorare, anche se con il caro-materie prime, le difficoltà nei trasporti e la scarsa viabilità tutto ciò diventa difficile”.

“E’ giusto dire però – ha sottolineato – che un ampio percorso è stato avviato dall’Assessorato regionale all’Agricoltura con la misura 6.1 grazie alla quale, dopo un primo periodo di polemiche nel quale anche Confagricoltura è stata da stimolo per le Amministrazioni, un gran numero di giovani si è insediato. Adesso si parla di un nuovo bando sempre sulla 6.1″.

“Insomma – ha concluso – c’è tanto da fare e il compito di
Confagricoltura Sicilia è quello di essere da pungolo e da stimolo in modo costruttivo per il rilancio di questo comparto e della nostra Isola”.

Roberto Pelos