Trapani

Alcamo rimane grillina, Calatafimi “ambientalista”

TRAPANI – La bandiera dei Cinque Stelle svetta ancora alta sul pennone del Comune di Alcamo. I pentastellati festeggiano la riconferma di Domenico Surdi, ma i numeri dicono anche, e soprattutto, che si tratta di una vittoria del voto disgiunto. Che, a sua volta, rimanda ad un attestato di stima personale nei confronti del sindaco uscente. Via libera al primo turno con 10.189 voti, pari al 42,39%. Al fianco di Surdi una coalizione a tre liste: quella dei Cinque Stelle (2.253 voti – 9,88%), il Movimento Abc (1.943 – 8,52%) e la civica “Avanti con Surdi” (2.717 voti – 11,91%). Una coalizione che ha raggiunto quota 6.913 voti (31,47%). Dato che sottolinea l’affermazione diretta del primo cittadino, che supera le sue liste di 3.276 voti. Un risultato senza precedenti in città. Dato che si consolida confrontando i numeri dei grillini rispetto al voto del 2016. Per il suo secondo mandato Surdi dovrà cercare i voti in aula perché non avrà una maggioranza. La sua coalizione si ferma infatti a 9 consiglieri su 24: 3 seggi ai Cinque Stelle, 2 seggi ad Abc e 4 seggi per Avanti con Surdi.

Coalizione, quella di Surdi, che si prospetta già come un laboratorio politico all’interno dell’area progressista e di centrosinistra. Soltanto Massimo Cassarà ha provato a tenere testa al sindaco. La coalizione Cassarà era una “corazzata” di 8 liste, che però è affondata sotto i colpi della soglia di sbarramento del 5% e non ha avuto la forza di costruire l’effetto traino che era sottointeso nella strategia elettorale messa in campo. Coalizione per metà di centrodestra e per l’altra metà di carattere civico. I numeri sono tuttavia impietosi: Noi con l’Italia – Cantiere Popolare (600 voti-2,63%), Siamo Alcamo (1.091 voti – 4,78%), VIA (959 voti – 4,21%), Con Alcamo nel Cuore (415 voti – 1,95%). Tutte e quattro fuori dalla ripartizione dei seggi. Hanno invece superato l’asticella, Alba (1.211 voti – 5,31%), Movimento Nuova Autonomia (1.617 voti – 7,09%), Forza Italia (1.628 voti – 7,14%) e la Lega (1.361 voti – 5,97%). Una sconfitta che pesa. Che ridimensiona il progetto autonomista di Via, che ha come suo leader l’ex senatore Nino Papania e che boccia la tattica delle liste. La coalizione Cassarà entra in consiglio con 7 rappresentanti: 2 seggi a Forza Italia, uno ciascuno a Lega, Movimento Nuova Autonomia ed Alba, oltre allo stesso Cassarà, come candidato sindaco sconfitto ma più votato. Niente da fare, ma dato elettorale articolato nella sua lettura, anche per Giusy Bosco. La candidata di Pd, Udc e Centrali per la Sicilia è crollata sotto i colpi del voto disgiunto. Ha registrato 3.664 voti (15,24%), mentre la sua coalizione ne ha messi in cascina 5.579 (25,40) con un saldo negativo netto di 1.915 voti. Una coalizione che sa tanto di montagne russe perché contiene l’exploit dell’Udc dell’assessore regionale alle Attività Produttive Mimmo Turano e la crisi del Partito Democratico, che riesce a rimanere a galla, sopra il 5%, per una manciata di voti. L’Udc è il primo partito di Alcamo con il suo 12,22%, con 2.788 voti. Più di quelli conquistati nel 2016, alla prima vittoria di Surdi. Competizione elettorale che i neodemocristiani conclusero marcando 2.364 voti. Dato, quello attuale, ancora più rilevante perché condizionato da un calo di affluenza alle urne significativo: dal 72% al 62%, dieci punti in meno. Il Pd ha invece sfiorato la crisi. Non è andato oltre il 5,43% (1.239 voti). Nel 2016 i democratici superarono il ciclone grillino con 2.904 voti. Un calo pesante che può avere diverse letture: le incertezze sulla coalizione, la mancata candidatura del segretario cittadino Nicola Bambina, la stessa composizione della lista.

Si è invece difesa la terza lista della coalizione Bosco. Centrali per la Sicilia, con 1.552 voti (6,81%). Ha dovuto affrontare più di un problema. La lista è stata esclusa dalla commissione elettorale – esclusione ribadita anche dal Tar di Palermo -, per poi essere riammessa dopo la decisione del Consiglio di Giustizia Amministrativa. La coalizione Bosco potrà contare su 7 consiglieri: 4 seggi all’Udc, 2 seggi a Centrali ed un seggio al Pd. Ha fatto corsa a sé il quarto candidato sindaco. Il coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia Alessandro Fundarò ha ottenuto 1.637 voti, pari al 6,81%, dato in linea con quello della lista di partito in termini percentuali. La lista non è andata oltre il 6,15% (1.402 voti). Questa parte della destra non ha voluto seguire lo schema Cassarà e dopo una serie di trattative, andate a vuoto, ha scelto di andare alle elezioni puntando sull’appartenenza e mettendo alla prova la sua forza elettorale, anche in vista dell’appuntamento dell’anno prossimo per il rinnovo del Parlamento siciliano.

Non c’è stata partita neanche a Calatafimi-Segesta. Qui si è votato con il maggioritario secco e Francesco Gruppuso è stato eletto sindaco con 1.937 voti (59,04%). La sua avversaria Caterina Verghetti ha lasciato campo libero con 1.344 voti (40,96%). Stesso trend per le liste. “Rinascita per Calatafimi-Segesta” potrà contare su 8 consiglieri. Si tratta della maggioranza del neo sindaco. Alla lista collegata alla Verghetti, “Uniti per Migliorare” vanno invece 4 seggi. Ha avuto la meglio la proposta ambientalista di Gruppuso che è riuscito a mettere assieme Fi e pezzi dell’area progressista e green della politica locale. Dall’altra parte, la coalizione andava da Fi al Pd, ma la soluzione Verghetti non è tuttavia riuscita ad essere realmente competitiva. Si apre una nuova fase per un Comune che ha dovuto subire inchieste giudiziarie e commissariamenti. Da registrare l’affermazione elettorale della candidata Patrizia Parisi, lista del neo sindaco, con 509 preferenze. Sarà lei a presiedere la prima seduta consiliare.